Ci sta. Che l’ultimo racconto cinerofumiano del 2025, spunti
dai ragazzi del “CineLercari” conosciuti questo dicembre, intendo. Tutti titoli notevoli,
quelli proposti con “Aspra natura”, compreso il quarto che ha chiuso la rassegna:
“Barravento”, pronunciato così, del 1962, è il film d’esordio del “polemico
portavoce del Cinema Novo brasiliano e uno dei più importanti registi politici
degli anni Sessanta [del XX° secolo]”, con tutta la sua incendiaria militanza.
Nostalghia l'unghia porta via
La vera ultima volta nelle sale nel 2025, però, è stata per Jim
Jarmusch. Poi, per il Leone d’Oro. Il regista che travolse il cinema con la rampante
originalità della sua poetica, qui la ripropone in babbucce riscaldate. Ironia
da camino in “Father mother sister brother”. Alla carriera indubbiamente.
Platone design
L’ultimissima volta nelle sale è stata per il cinema
sudcoreano, pesavamo. L’esordiente Koya Kamura, però, non solo è francese, ma
parigino. Non poteva che presentarsi con abito e lenti europee. Obsoleto e stereotipanti. "Un inverno in Corea" mostra un abile designer de L’ile de Île de
La Cité, coi best seller sul comodino.Educazione texana
Ma sì, perché non chiudere l’anno anche in compagnia di uno spaghetti western, magari diretto da Franco Giraldi, capace di cimentarsi nei generi più diversi, dalla commedia nostrana alla polvere del Lontano Ovest. “Sugar Colt”, del 1966, non è indimenticabile, ma qualche sequenza ed un volto si faranno tarli…
Siamo noi
Grazie alla videoteca di “Foglio”, proseguire nella filmografia di Jafar Panahi non sarà complicato. Sarà stupendo. Come guardarsi ne “Lo specchio”, 1997 (Pardo d’Oro a Locarno), dove realtà e rappresentazioni coincidono con noi, ormai cresciuti, alle prese con la società.
Nuovi quartieri
È un piacere non perdere di vista le sale in compagnia di una cinefila come Elena che, spesso, può spronarmi ad andare. Anche per pellicole a sfondo storico-politico, non il suo pane. Nessuno annoiato, però, con la (tragi) commedia messa in piazza dall’esordiente rumeno Bogdan Muresanu: “L’anno nuovo che non arriva”, del 2024 (“Premio Orizzonti” a Venezia), intrattiene e ricorda.
Echi innati
Con tutto l’amore che proviamo per Jafar Panahi, piuttosto
inspiegabile come non si fosse ancora affrontata seriamente la sua filmografia.
Stiamo riparando. “Il palloncino bianco”, del 1995, è il film d’esordio rese
noto al mondo il taglio sopraffino del regista iraniano. Sguardo poetico dalla
parte dei bambini, fogli bianchi sui cui si scrivono le lezioni quotidiane: “Camera
d’Or” a Cannes.
Sorrisi al vento
Al secondo appuntamento con la rassegna “Aspra natura” dei
ragazzi del “CineLercari”, abbandonato da Elena alla prima pioggia, mi son
trovato da solo ad ascoltare “Il lamento sul sentiero” (1955, t.o. “Pather
Panchali”). Ossequioso e intimorito dinanzi a Satyajit Ray (1921-1992), il monumentale
autore indiano che nel film d’esordio mostrò le origini della sua formazione
cinematografica. Dall’Europa, un’elegante lente realista per inquadrare caratteristiche, grandi sofferenze e piccole resistenze di un popolo.
Battaglia
In questo ultimo mese del 2025, finalmente, Elena ed io siamo riusciti a conoscere i ragazzi del “CineLercari”, finora intravisti solo sui muri. La rassegna di questo mese s’intitola “Aspra natura”: ambiente e paesaggi protagonisti come attori in carne ed ossa. E ne “Il tempo dei cavalli ubriachi”, del 2000, la natura si prende la scena e tutto il resto di emozioni e sentimenti sofferenti. Bahman Ghobadi, iraniano classe 1969 di origine curde, aiuto regista di Kiarostami, qui all’esordio che gli valse la “Camera d’Or” a Cannes, si è immerso più del “maestro” in un dolore senza freni.
Una coppia
Non che questo novembre
non ci abbia già saziati, con firme grosse tra l’altro. Ma, furia per
furia, leggiamo “Die My Love” in uno dei nostri cinema qui in giro, allora tra facce note a fare una nuova conoscenza. Il quinto lungometraggio, in 25
anni, della regista scozzese, classe 1969, Lynne Ramsay colpisce per intensità.
Perché picchia, senza scappare anzi scagliandosi contro il vetro di un
malessere infrangibile.
Peccato capitale
Dalla televisione, invece,
l’occasione per fare un altro passo con Darren Aronofsky. Strana filmografia
quella del regista newyorkese. Nel 2014, al suo sesto lungometraggio in sedici
anni, decise di mettere sul palco verticale il personaggio biblico,
immaginario, di “Noah”. “Noè” per noi infanti italiani, quello dell’arca
e della coppia di liocorni. Ma i temi sono da adulti devastatrici della vita
sul pianeta.
La prova delle generazioni
Su ottima concessione
dell’amico “Foglio”, un altro Mikio Naruse proiettato in sala Nostra. Nel 1943 il
regista nipponico dal “ritmo lento” e dalla “sottile caratterizzazione
psicologica” realizzò una drammatica novella sul canto delle generazioni: “Canzone
della lanterna”.
Turbolestern
Dopo un semestre senza western,
ho recuperato con uno spaghetto abbondante. Per la seconda volta, allora, col
sardo Edoardo Mulargia! “Edward Muller” fuori dal nuorese, che nel 1967, stava
in cucina a servire “Cjamango”.
Devianze
Nell’anno della morte di
Alain Delon, il canale “Iris” omaggia il “Magnifico” ripercorrendo la
celluloide da lui impressionata. "Furore di vivere" (t.o. "Le chemin des écoliers") è una delle sue prime apparizioni di ragazzo
irrequieto, pronto a tutto, a troppo. Di Michel Boisrond (1921-2002), che accogliamo con entusiasmo.
Scombussolamente
Per Jafar Panahi al “19’’” con Elena e moltissimi altri
nella Sala 1, alle 18:30 di venerdì, testimonianza di una Genova
cinematograficamente reattiva. “Un semplice incidente”, ultima Palma d’Oro
conferma uno degli autori più liberi dei nostri tempi, non a caso perseguitato chi
non concepisce l’autodeterminazione dell’individuo. La responsabilità non è una
pratica burocratica, né un dovere istituzionale.
Il teatro della vita
Ancora immanenza delle
manifestazioni viventi, stavolta di “Erbe fluttuanti” nel 1959, nei
pressi di una compagnia di teatranti kabuki. Con le sue maschere, le sue
entrate e le sue uscite, i colpi di scena. Remake di sogni latenti e bisogni impellenti.
Problemi e Opportunità
Poi di corsa nella “FilmClub”, dopo tante mediorientali, per una pellicola brasiliana. “Il sentiero azzurro” (t.o. “O último azul”), film scritto e diretto dal recifense, classe 1983, Gabriel Mascaro. Gran Premio della Giuria al 76° Berlino per questo film ambientalista, anti-ageista, dal taglio molto giovanile...
Piani fatti
Un altro novembre appena partito che, con Elena, ci fiondiamo al “19 secondi”, aka “Ariston”, per un film statunitense
col giusto quantitativo di stelline critiche. Heist movie, anzi Caper,
che l’(anti)eroe di “The mastermind” è uno scapperato d’una volta.
Come gli anni ’70 del XX° secolo, così ben ricostruiti in questa pellicola
dall’ultimo Cannes che ha la caratura in voga tra i registi giovanili. Tecnologia
Hi-fi per sensibilità umane, troppo umane, nel nono film scritto e diretto dalla miamiana, classe 1965, Kelly Reichardt.
FROID
A Parigi, al cinema "Champo" per commuoverci dinanzi a "Nuvole fluttuanti", del 1955, di Mikio Naruse (1905-1969). Scopriamo i cineclub della città che li ha inventati e un maestro del cinema nipponico. Dolore infinito, gelido, guerreggiato. W la "Settima'.
Sopravvivere
A Parigi, al cinema “Ecoles” della Rue omonima, con Elena per “Teorema” scritto e diretto nel 1968 da Pier Paolo Pasolini. Ancora emozionati per la suggestiva sala, veniamo travolti dall’oscuro intellettualismo del regista friulano. Manco ho detto “borghes…” che il tizio davanti sì è esibito in uno SpezzaCollo d’altri tempi. Eppure, con tutta la sua complessità, è un film chiaro ed esplicito. "Pure troppo", diremmo oggi?
Anche le regine sono stupide
Reduci dalla Reggia delle Stragi e dei Massacri di Versailles, abbiamo accolto la proposta di Elena senza troppe resistenze. “Marie Antoinette”, scritto e diretto da Sofia Coppola nel 2006, confermò una figlia d’arte astuta, ambiziosa quanto pop, pronta a croisette come a operette, le piace studiare storia, ma adora le Banshees. Ma di che parlava il film?
Derive periferiche
Ma rimaniamo nel cinema classico francese. Cosa di meglio che ritrovare Marcel Carné, nel suo periodo d’oro, solo pellicole meravigliose, intense. E “Il porto delle nebbie”, del 1938, come i capolavori, lo è di rottura, di sbieco, col cipiglio di Jean Gabin che ancora semina il panico per le statali poco trafficate della Normandia.
Dolore di vanità
In vista delle passeggiate tra “Les dames du Bois de Boulogne”, abbiamo incontrato Robert Bresson al suo II° arrondissement. Nel 1944, la “Perfidia” aveva ancora il volto della celebrità, prima di decomporsi nei più miseri rigagnoli della società.
Facile epatica
Nelle chiacchiere tra il quartiere Belleville e “Le Chalet Savoyard” si è caduti spesso su di un film italiano che pare abbia destato entusiasmi non solo nostrani. L’artefice è il veneto Francesco Sossai, già incontrato al TriesteFF due anni fa. La qualità del tratteggio nostalgico è ribadita. Con “Le città di pianura”, però, è la visione dell’efficace paesaggista a lasciare perplesso. L’introspezione cede alla guasconneria. Attenzione, però, alle saggezze da bicchiere.
OsSessioNOI
Proseguiamo la passeggiata con Roman Polanski che, nel 1972, aveva ancora una volta voglia di scherzare: “Che?” cosa accadrebbe ad una donna precipitata in un mondo fantastico? Niente di diverso che se, quel mondo, fosse reale. Eppure, la sua mente andrebbe così libera…ma tanto.
Moda mangia
Tornato dall’esposizione di Daniele Ratti degli inestricabili interessi tra Israele e Italia, che impediscono a questa di prendere posizione contro il nazi-sionismo, ci vuole il clima più distensivo che il cinema possa offrite: il musical hollywoodiano. Su “TV2000”, con gran stile e un cicinino di arguzia, torna per la seconda volta la coppia Stanley Donen e Audrey Hepburn: “Cenerentola a Parigi”, del 1954, è cucito sulla “Funny Face” (t.o.) della celeberrima protagonista, ma con lei c’è un sessantenne poco meno famoso…
Non si sa!
Senza scordare i registi culto degli anni ’80 e ’90 del XXI° secolo. Pronunciare “John Carpenter” comporta sentirsi rispondere “Cosa?”. Sul ‘Rofum si può ribattere con “il suo sesto film”: “La cosa”, l’horror del 1982, quello con Kurt Russell. Ciò che ti aspetti che sia.
Amori unici
Nelle sale, ad ottobre, anche un film giapponese del 2024 dal titolo bugiardo: “Super happy forever” del regista Koehu Igarashi, al suo quarto lungometraggio. O meglio, quelli davvero felici sono i momenti diventati ricordi, o restati desideri. Se non originale, fattura apprezzabile (con buona pace di Elena!), per un dolore inesprimibile.
Ironia nella Sorte
Partiamo dall’ultimo visto nelle sale, che è anche l’ultimo, nonché il 10°, di Yorgos Lanthimos. Regista per il quale abbiamo preso una cotta mica male. Gone to Hollywood e stabilitovi, abbandonato il bisturi ghiacciato, torna al lato svagato pure-troppo della rappresentazione. "Bugonia": come dire, “anche due orologi rotti uguale possono indicare l’ora corretta”. Così sconsolato da abbandonare ogni analisi e, anzi, ribaltandole in preoccupanti, quanto noiose, fantascienze dell’assurdo? Il dente di cane di molossi chiamati Godard & Bunuel giace per terra.
Via, lontano
Sale cinematografiche affollate da pellicole straniere che,
come sapete, prediligiamo. Quindi, figurarsi, se Mino & Elena propongono di
vedersi alle 16 di sabato al “Sivori”, per una pellicola mediorientale…con la
Schygulla! Siamo già lì. “Yunan”, scritto, diretto e montato dall’esordiente
ucraino di origini libanesi Ameer Fakher Eldin (1991), è un raffinato quanto
addolorato film d’esilio e sradicamento.
Piazzole mute
Da una chiacchiera al “Grim” con un passante partenopeo, che ringraziamo per la proposta, con Elena eccoci nuovamente dinanzi al cinema italiano d’oggi (pure pagato, 4,99€!). L’esordiente Edgardo
Pistone, classe 1990, con “Ciao bambino” per un cinema che ricominci dalle
fondamenta. Piccolo e intenso, onestamente dalla parte degli ultimi.
Complicanze dovute
Al cinema per Darren Aronofsky, nonostante i pregiudizi per gli scorci intravisti di questa ultima uscita. “Una scomoda
circostanza” (t.o. “Caught Stealing”) quando ci si trova in una
sorta di commedia gangster sul destino quasi beffardo: non ridere
troppo, per non perdere la pelle. Temevo peggio, divertente e ben fatta.
Leonardo & Affini su Hanood
Nella grande Sala 1 del “City”, in una quindicina per il
recente “Leone d’Argento”, scritto diretto e montato dalla regista tunisina,
classe 1977, Kawthar ibn Haniyya. “La voce di Hind Rajab” grida uno dei
tanti episodi di inumana violenza perpetrati dalle Forze di Difesa Israeliane
(IDF). Una vocina, braccata e spezzata dagli eserciti degli Dei Guerreggianti, e da coloro che li armano, che
resterà per sempre.
Curva d'infanzia
E anche quest’anno Roger Donaldson è riuscito a intrufolarsi. Il regista australiano farebbe di tutto per giungere sul Grande Schermo, anche scrivere, dirigere e produrre un film come "Indian" (s.it. "La grande sfida”), del 2005. Biografico affettuoso sulle patetiche imprese, record di velocità, del motociclista neozelandese Burt Munro (1899-1978).
Occupa e deporta
Alla gaudente, promettente e mai più vista, prof. del "Cassini" incontrata alla raccolta beni per la Sumud Flottiglia, in imbarazzo per una maglietta “From the
river to the sea, Palestine will be free”, ha risposto la regista
statunitense Cherien Dabis, classe 1976 di origine giordano palestinese. In effetti, “Come se il 1948 non fosse esistito” è
proprio il sogno di ogni cuore solidale e coerente. “Tutto quello che resta
di te”.
Menti per bene
Cinema blando di inizio settembre, meno male che, almeno, nelle sale c’è uno spagnolo: “La riunione di condominio” è il titolo della commedia che Elena ed io ci aspettiamo: feroce quanto basta per le nostre relazioni di homo oeconomicus. Scritta e diretta da da Santiago Requejo, classe 1985 al terzo lungometraggio, ha per t.o. "Votemos", che coglie con ironia l’imbroglio di fondo di una procedura già falsata dall'alienazione dei suoi partecipanti (abitanti).
Omuncolo morituro
Ormai ho la mia “segretaria” cinematografica. Tornare a casa
e sentire che “Stasera c’è il film d’esordio di quella regista di…” mette fiducia.
Il conforto di un disegno, un piano, quello che proietta sullo schermo il rape
and revenge scritto e diretto da Coralie Fargeat nel 2017: “Revenge”
già nel titolo, così che conti solo il “come” di una doverosa vendetta glamour.
Comanda Denaro
Ripartiti il 1° settembre, senza pause, con “Insider” (sott.it. “Dentro la verità”), diretto da Michael Mann nel 1999. Sesto lungometraggio del raffinato quanto astuto director di Chicago, il canale “La7” lo propone nel ciclo intitolato “Inchiesta”: le minacce delle multinazionali rendono thrilling anche il lavoro d’un giornalista. Ma nemmeno Al Pacino solleva da un gossip scontato.
I sogni son passeggeri
Quattro imperdonabili
mesi senza le proposte del buon “Foglio”. Lo richiamo da Hong Kong (…), tramite
Anthony Chan. Più attore che regista, classe 1952, risponde al telefono con “A fishy story”, del 1989, un
melò con stoffa hollywoodiana, ma dal taglio orientale. Tipo eclettico, “Foglio”.
Diversi dolori
Falso. L’ultimo film
d’agosto visto nelle sale è stato l’islandese “Frammenti di luce” (t.o.
“Ljósbrot”), del 2024. Scritto e diretto da Rúnar Rúnarsson, Reykjavík
1977, film d’apertura dell’ultima sezione “Un Certain Regard”, è una
compassata discesa nel lutto. Il dolore impazza sotto il ghiaccio immoto della
gioventù.
Niente da...tutto da...
Elena trotterella tra i trentini e mi ritrovo quasi
solo nell’enorme “Sala 1” del “Sivori” (un tizio, agli opposti: due re scacchieri) a
recuperare l’ultimo d’una notte di mezza estate: “Una sconosciuta a Tunisi”
(t.o. “Aicha” quindi per nulla ignota, ma il nome della ingenua e tenace protagonista).
Scritto e diretto dal tunisino, classe 1984, Mehdi Barsaoui, formatosi tra l’ISAMM’
di Tunisi e il DAMS di Bologna, qui al 3° lungometraggio; per me tra i più originali della stagione.
Pet boy
Prima che Elena raggiungesse la combriccola del Brenta, facemmo in
tempo ad andare al “Sivori” dove, nella “FilmClub”, eravamo in una manciata per
un’altra delle proposte estive del “CircuitoCinema”: “Breve storia di una
famiglia”, del 2024, scritto e diretto dal cinese Jianjie “JJ” Lin,
è un thriller domestico che ben sfrutta i canoni estetici affermatisi dall'oriente. A costo di originalità, buona fattura ed efficacia, che è facile
mostrare le magagne nelle riflessioni e nelle relazioni capitalistiche.
Adulto e vaccinaro
In televisione, forse ancora per celebrare la carriera di
Rock Hudson, “Torna a settembre”, del 1961, diretto dal newyorkese Robert
Mulligan (1925-2008). Vecchie e care commedie romantiche statunitensi. Quando
dietro ad un sorriso c’era un ceffone, dietro all’insulto l’amore ardente. Buona
scrittura, ottimi interpreti, tutto scorre senza scandali.
Per la noia degli altri
Era ancora luglio quando, con Elena, decidemmo di guardare. Dal
romanzo semiautobiografico, del 1978, dell’austriaca Ingeborg Day (1940-2011), aka
Elizabeth McNeill, incontriamo per la seconda volta l’inglese Adrian Lyne: “9
settimane e ½”, del 1986, è una sensuale escursione nell’Eros gioioso, con cadute
e distorsioni quando diventa sport nazionale: dominio e prevaricazione.
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