I capanni dell'amor

Sul finire dell'anno, freddo com'era, Alain Resnais s'è rifugiato in sala Valéry, penetrandovi da ignoti canali televisivi. All'una e mezza. Come la protagonista, decidiamo, solo ed anche questa volta, di sfilarla ed assaporarla, questa pellicola del 1993. "Smoking" (t.o. "Smoking"), tratto da "Smoking / No Smoking". Come su quei cartelli "No smoking", o quegli altri "Smoking". Che poi debbo ancora capire cosa ho visto (in Italia non l'avranno mica compresso? Pare di sì, allora, giusto "Smoking", mutilato e rivendicativo: prendere nota della distribuzione italiana d'essai). Insomma, cosa può fare una sliding cigarette, un sì-no, un binario che porta di qui, e/o di là, un binario che decide algoritmi misteriosi, vitali.

Ti con Sex

Qualche giorno fa, pioggia pioggia, allerte allerte, altrofilm. In casa. "Sessomatto", (1977) di Dino Risi, è proprio quello che...per una serata tranquilla. Quando le si vuole dare una sferzata piccante. Causa Laura Antonelli, meglio aprire le finestre. Tranzilli, pensanti per bene: schivando là, addomesticando qui, la volgarità sta buona ("sciocchino, è un Dino Visi..."). Ma non la foja popolara, la prurigine caciarona, il rammarico sconcio, il rimpianto sugoso: ohé sono arrivati gli artisti, i baracconi dell'amooore!

Tempi di tappezzerie

Periodo di bassa avvilente, nei cinema. Verrebbe da dire Allerta Rossa ("Non entrate nelle sale!"). Meglio così: meno gliene date, alla sala Valéry, più se ne prende. Altro Woody Allen, allora, ché a Elena piace e a me...pure. Con l'allora sessantacinquenne vecchietto newyorkese come interprete, "La maledizione dello scorpione di giada" (2001) è uno spumeggiante intreccio tip tap che, tra poli, amori, opposti e odi, scivola sulla pista ben oleata dell'autore. Con molta leggerezza. Più che un soffio, uno spiffero (mai fastidioso).

Angusto Show

Ancua "Valéry". Nell'anno di Billie Holiday (scomparsa 60 anni fa), la sala del Cinerofum non ha potuto altro che aprirsi al trascinante ritmo, in bianco e nero, del magico sound d'oltreoceano. E se pronunci, in qualunque maniera, la parola Jazz, sullo schermo appare senza dubbio l'elegante, brioso, ironico, sinuoso e scatenato cinema di Woody Allen. "Celebrity", del 1998, è un viaggio caotico (nevrotico, logorroico) ed orgasmico nel mondo dello show-biz. Tra pietà ed affetto, bellezze magnetiche a sopperire a una dialettica alquanto glamour e...vuota, lo sterile ma profittevole bailamme cui tutti i qualunque paiono aspirare.

I frappè dei vicini

Per dirne un'altra, la seconda, venerdì scorso è ri-passato dalla "Valéry" Roman Polański. Ancora il suo ultimo nelle sale pubbliche, per noi inavvicinabile al "Corallo", Elena ed io abbiamo riparato a mancanza piuttosto grave per sedicenti "amici del cine". "Rosemary's Baby", del 1968, è un thriller psicologico ma nemmeno tanto. Poiché la bestia è reale, come la brama di successo che pervade la comunità.

"I soldi, ancora voi..."

Saranno le temperature, invero abbassatesi come da inclinazione terrestre, ma la "Valéry" si sta prodigando in un vero guizzo di fine anno. Per dirne una, la prima, giovedì scorso è stata la volta de "La bambolona" (1968) diretta da Franco Giraldi. Autore nato nel 1931, nell'allora italiana Comeno, dopo aver fatto sapiente gavetta (con assistenze di livello), si cimentò con buoni risultati nel campo delle commedie. Come in questo caso, dove, sotto le vesti (...) di una commedia piattamente (men che mai) "fisica", così legata a triplo filo alle doppie curve della prorompente protagonista, si cela invece una graffiante satira sulla società maschilista che sempre vedrà la donna, non può altrimenti, come prelibatezza in bancone, a portata di moneta. Dall'omonimo romanzo della romana Alba de Céspedes (1911-1997).

Stato di Corpifuoco

Altro tassello nel muro di Pablo Larraín. Di più: segnalatomi anni fa dal Puvio, il secondometraggio (?) del regista cileno balza al mio primo posto. Realizzato nel 2008, "Tony Manero" è un gran film, sporco, doloroso, maturo. A ricordare i recenti duri e fieri giorni di lotta in Cile, la solita tra oppressi ed oppressori, può essere utile per noi italiani ricordare ciò che laggiù ancora non possono dimenticare. Non sia mai che qualcuno si svegli (male che vada finisce tutto in brillantina).

Beviamoci tu

Alle solite: "Debolino". "Eccezionale". "Così, così". "Grandissimo". "Sempre lo stesso": in senso positivo o no. La verità è che dall'alto della sua maestria ed esperienza maneggia il mezzo cinematografico ad occhi chiusi: quasi fastidioso, Woody Allen. "Un giorno di pioggia a New York" scorre senza intoppi su di un'altra meravigliosa girandola vitale. Quindi il solito, proprio vero, sei tu, Woody.