Chiusure

Prima che richiudessero i cinema, Marigrade ed io facemmo in tempo a beccare il film "Un divano a Tunisi", del 2019. Di Manele Labidi Labbé, parigina di origini tunisine classe 1982 è una commedia ben fatta. Che tratta le materie delicate coi guanti chirurgici (sterilizzati da logiche infette). La metonimia del titolo sta per la psicanalisi in terra araba, se ne vedranno belle e brutte, da riderci e rifletterci su.

Più dura che si creda

Ancora storia. Del "Western". Dopo l'impegno del 'Rofum nel percorrere la sua filmografia, il pilastro della "Settima" John Ford ci ringrazia, portando nella Valéry il suo lavoro più, forse il primo, iconografico. "Ombre rosse" (t.o. "Stagecoach"), del 1939. Siamo noi a ringraziare lui, per le sue avventure corali, in paesaggi di roccia, tra sforzi immani e piccoli e grandi valori. Tempi aspri per quei piccoli uomini negli spazi infiniti.

Il film del mio nervoso

Che legnata. Quando pensavo di essermi irrimediabilmente ammorbidito, tra western e commedie tutti all'italiana, ecco che riprovo rabbia. Autentica disdetta granchiale. Colpa di George Miller. Non l'australiano. Lo scozzese importato. Parte della responsabilità, ahimè, pure al gigante Kirk Douglas. Perché l'avete fatto? Quindi mi ritrovo con "L'uomo del fiume nevoso", del 1982, nella piena del cinema australiano anni '80 più stucchevole. Se amate solo i cavalli, prego.

L'oro l'hanno loro

Mondo nel mondo, i western all'italiana. Può capitare di incontrarvi Anthony Ascot. Calma, calma, è il barese Giuliano Carnimeo (1932-2016), regista di western e sex commedy.  Qui la prima che ho scritto, ché "Una nuvola di polvere...un grido di morte...arriva Sartana", del 1970, ne incarna tutta la gioiosa e beffarda vivacità.

Sciacquabudella invecchiato

Come un torrente dal Nordovest, i Grandi Registi attraversano la "Valéry". Ieri pomeriggio travolta da Henry Hathaway (1898-1985). Il marchese regista di Sacramento nel 1969 realizzò un western brioso e spavaldo. Una vendetta avventurosa portata alla ribalta, dieci anni or sono, dai due Fratelli del Minnesota. "Il Grinta" è "Rooster" Cogburn: dategli sempre ragione, se non siete ragazzine.

Trash for gold

Ve l'ho scritto, non esageravo. Spaghetti da tutte le parti, pure dalla Spagna, imagina la salsa! Dal tarragonese Juan Bosch (1925-2015), col contributo del romano Sergio Donati (1933), è giunto un pistolero sconosciuto. Lo ammetto, solo per Anthony Steffen, l'Antonio Luiz de Teffé von Hoonholtz nato all'ambasciata brasiliana in Capitale. Per la sua grinta, di macho buono e giusto, sempre teso verso un pathos che non è nei paraggi. Il Cinerofum ti vuol bene Antonio. Del 1972, "Lo credevano uno stinco di santo" (t.o. "La caza del oro" che, se ben descrive, perde in ironia) è una rocambolesca sfida, in cui vince il più furbo.

No land's man

Che storia. Quella del Cinema. Progetto vecchio. Ripercorrere con piglio da archeologo pimpante i primordi della "Settima". Poi via via su, sino a qui. Ieri è stato il regista danese August Blom (1869-1947) a illuminare d'elegante ocra la "Valéry". "Atlantis", del 1913, mostra il dito della catastrofe navale, ma indica quella umana. Cinema.

Voce di rabbia

Dedico la chiusura dei cinema a tutti coloro che non fanno bene al cinema. Dalla cassiera del "Corallo" all'AGIS Lombardia. Dai Cineplex, alle pay-tv. A tutti quelli per cui chi entra in un cinema è un cliente e non un innamorato. Il Cinema non ha bisogno di voi. Ci si arrangia (vedete, i soldi li trovano). Ad esempio, si può finire a vedere "Rodney King", del 2017, di Spike Lee. Monologo di denuncia, con tutto il pathos che può entrare in un'ingiustizia.

Altri campi solitari

Sempre un piacere. Rincontrare Takeshi Kitano. Parlo per me, Elena ancora mal digerisce l'intensa lentezza del laconico regista giapponese. DVD volanti portano nella "Valéry" uno dei suoi più celebri film. "L'estate di Kikujiro", del 1999, prosegue lungo il sentiero dei fiori in fiamme, laddove solitudini e distanze riescono, appunto, a sfiorarsi.

Psycho in love

Sì, non è che "Destini incrociati" (t.o. "Random hearts"), del 1999, di Sydney Pollack sia una pellicola da incoronare. Ma il diciottesimo dei venti lungometraggi mostra la chiara abilità del regista di narrare. Le vicende, i riflessi di queste sugli individui, quindi le loro reazioni. Qualcosa di nero, blu, quindi rosa. Molto rosa. Due star affidabili, tutto fila sino al finale (che si dimentica prima possibile).

Rabbia rossa fuoco

Ieri pomeriggio, invece, è tornato al Cinerofum Nicholas Ray (1911-1979). Tornato il cinema classico. Il regista statunitense, tutto ringalluzzito dalla nuova "Valéry", ha voluto rientrare con una delle sue opere più celebri, "Gioventù bruciata" (t.o. "Rebel without a cause", t.f. "La fureur de vivre"), del 1955. Rabbia infiammabile, in potenze ed effetti, la turba giovanile; crescendo disperato, incarnato alla grande dal James Dean maledetto. Il fuoco è tutt'attorno.

Offerte impermeabili

Io lo chiamo "furto senza scazzo". Sì, quando passi da un amico, che non c'è, e te ne torni a casa con un DVD. Belandi, su: vedi Alfred Hitchcock, "I classici introvabili!" (esclamazione!), leggi "Giovane e innocente", del 1937...e come fai?! All'inseguimento delle chicche sparse dal londinese, Elena ed io pronti, per questa scattante corsa all'impermeabile. Ché già atleta esperto* era il trentottenne alla cinepresa.

Buoni vs cattivi

Era pomeriggio quando, nella solitaria "Valéry", m'imbattei nel regista bessarabo Lewis Milestone, all'anagrafe Leib Milstein (1895-1980). Due Oscar a cavallo del 1930. L'occasione è stata "Okinawa", un robusto film di guerra del 1951, ottimamente girato, che, pur sotto una sottile polvere "pacifista", non smette però di edificare la gloriosa retorica militare del micidiale esercito americano. Da questo punto di vista, intrinseco e non condannabile, oggi è fuori tempo massimissimo.

Ronaldinho stanco

Gli "Spaghetti" imperversano. Oltre a essere un must nei miei pranzi casalinghi (nel senso che ho poche alternative culinarie), lo sono diventati nei pomeriggi "valeryani" (alternative televisive). Ieri, per esempio, è ritornato Frank Kramer. Colla sua creatura, Sabata (da pronunciare Zapataaa), eroe ingegnoso e spregiudicato. "E' tornato Sabata...hai chiuso un'altra volta!" (1971), poiché è scattante, di forza giusta ed "economa" (...), finché la molla, di questo secondo capitolo della fiorente e variegata saga, è carica.

Ombre cupe USA

L'altroieri sera è passato Scorsese. Martin Scorsese. Alla sua maniera. Il regista del Queens prosegue il racconto della mala imported, italo e irish, senza sconti ai neofiti. Con "The Irishman", prodotto nel 2019 per canale web "Netflix", chiede di pazientare e accordarsi alla stanchezza dei suoi protagonisti. Suoi sul serio. Spossati davvero.

Vi salva lui

Venerdì notte, in sala Valéry c'è stato Clint Eastwood. La fame di celluloide mi spinge sui lidi, da me temuti, del bolso attore regista statunitense. Altro scalo da dimenticare, "Il cavaliere pallido", del 1985, è un pessimo western, tronfio oltre la gran scuola permetta, canonicamente impantanato nei gli stilemi più scontati.  Compliments.

E facciamo come a Durango...

Ieri pomeriggio (già, lo smart work) non ho resistito (sigh). Richard Brooks alla porta, ho aperto. Per la prima volta presso il Cinerofum, il regista statunitense (1912-1992) mi ha porto il suo titolo da grassetto e stellina bianca. "Based on novel 'A mule for the Marquesa" of" lo statunitense F. O'Rourke (1916-1989) e "written for the screen by" dallo stesso Brooks, "I professionisti" (1966) ha l'effetto, e il respiro, di un colpo.

C'est la lutte finale...!

Finalmente discesa dall'insopportabile "Corallo", la aspettavo agguatante in piazza Dante, ho potuto far la conoscenza di "Miss Marx", quarto ultimo lavoro della romana Susanna Nicchiarelli. Ho atteso anche lei, memore del suo ritmo biopico. L'ultima vita di Eleanor, figlia del filosofo illuminatore della classe operaia, tra un freddo amore e le infuocate arringhe. Non è facile essere donna, prim'ancora che rivoluzionaria.

Michael dice stop

Il regista romano Michele Lupo, cui il Cinerofum ormai vuole un bene diabolico, ieri pomeriggio è ripassato in sala Valéry. L'ha fatto portandosi dietro, oltre al suo Giuliano Gemma, un western vendicativo, racconto di prevaricazione diffusa, cui il protagonista oppone tutta la propria rabbia. "California", del 1977.

Tortura per tutti!

Leggi "francese" e vai, leggi "polar" e vai, non fosse che per ricordarsi che diamine significhi, poi leggi le iperboliche di mymuvis (ciò che più si trascende, qui, è l'interesse dello spettatore) e allora vai quasi sicuro. E' quel "quasi" che frega. Come ieri, con "Roubaix, une lumière". Il dodicesimo del francese classe 1960 Arnaud Desplechin, che ci permette di fare la sua conoscenza, ha un titolo meraviglioso, è un film sprecato.

Come un treno in corsa

Infine anche "Il Cinerofum" cascò su Amazon (che, ricordo, "sfrutta i lavoratori"). Ma a scrocco! Poco cambia, lo ammettiamo: una tantum, mai più. L'occasione era ghiotta, ché Genna m'ha segnalato un lavoro di Bong Joon-Ho ("Bong è il cognome"), il suo quarto, che inseguivo da un po'. "Snowpiercer", del 2013, è una metafora messa con decisione sul banco, nessun giro di parole; da una graphic novel francese del 1982, la lotta di classe nuda e cruda, senza distopia, ma spinta ai limiti del...tempo.

Pafiglio Tognazzi

A luglio, in una "Valéry" calda e vuota, vidi pure "Arrivederci e grazie", ultimo film di Giorgio Capitani (1927-2017), regista che verrà ricordato per i marescialli Rocca. Proprio bruttino. Questa pellicola del 1988 trasuda il lato più kitsch di quegli anni. Pellicola a conduzione familiare, "supercult" per chissà chi? Per me, soltanto l'occasione per rincontrare due grandi amici della "Settima".

Vita on the shelf

Ieri sera quarto e ultimo appuntamento con la rassegna "Il culto della scienza, il sacrificio dell'umano", dedicata a transumanesimo, disumanizzazione e altri frutti dei tanto salvifici progressi tecno-scientifici. "Dal fantascientifico torniamo sulla terra", come anticipato, e lo facciamo con una commedia vivace e acuta. Scritto e diretto dalla statunitense classe 1972 Tamara Jenkins, qui al sesto lavoro, "Private life" (2018) spinge a una fragorosa quanto amara risata che, perdindirindina, questa volta CI seppellirà.

Caserma sipario

Visto che alle 23:59:59 del 31 settembre (?) mi hanno fatto incazzare (?!), scriverò di un filmetto visto qualche mese fa, in solitaria notturna, nella Valéry tutta '800. "Allegro squadrone" è una commedia del 1954 diretta da Paolo Moffa (1915-2004). Ha dalla sua un frizzante canovaccio romanzesco e un'accolita di macchiettisti di prim'ordine. Niente da strombazzare, comunque.

La salute è in te

Fedele alla linea (brrr), il Cinerofum, non diserta le sale cinematografiche (quanto militarismo!). Come le gradinate vuote non ci vedranno mai complici, ma ribelli, così il cinema lo viviamo dentro o fuori. "La candidata ideale" (2019) di Haifaa Al-Mansour, spinge nella stessa direzione, verso l'emancipazione di donne e...tutti gli altri.