La primavera non ci tiene lontani dalle sale, anzi. E
nemmeno trasposizioni cinematografiche invero complicate. Letto non troppo tempo
fa, “Lo straniero” di Camus è materia davvero delicata, così ossessivamente
impalpabile, talmente accecante nel meriggio abulico di un franco-algerino sradicato.
Che François Ozon, a suo di film, sia giunto alla maturità necessaria?
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