Vai al cinema, di corsa, ma quanto dell’“USA” dei produttori è rimasto inciso nella pellicola? Vediamo. 1990, le sanzioni che tolgono cibo e farmaci al popolo (embargo di antibiotici), mica ai regnanti. I colori sgargianti dei secchi, sporte, tuniche, puntellano armoniosamente il paesaggio. Riprese sinuose, non prive di difficoltà tecniche (quelle acquatiche, ecco, forse lo zampino, in questo caso innocuo, dei fondi stellestrisce). C’è anche il rosso della cresta di un gallo quando, la sera, alla luce della lanterna, Lamia ripassa la lezione sulla barca di famiglia (che lei stessa pilota a 9 anni). Il lavaggio di cervello di ogni Nazione (la scuola è lì per quello). Obbedienza. Bambini, splendidi bambini, specchio del fallimento degli adulti. La storia di Mahsdi, il postino, Nonna Dibi, volata via…personaggi che solcano l'emozionante scenografia, con l'abbondanza di oggetti senza valore ad arricchire esistenze degne di essere vissute. Affidamento? Fuga! I rombi incombenti di aerei invisibili, poi apparsi. Dialoghi ben scritti. “One day in town” ostile e malsana per i cuccioli di uomo. Pure alle giostre! Fortunatamente, Hollywood non è all’orizzonte.
(depa)


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