"Perfetto! Potremmo....! "

Stasera coi ragazzi del CineLercari per una rassegna dedicata a "Venere", à plus tard. In diretta dai "Cumba" di Castelletto, anche Mino e le Elene presenti: "Bob & Carol & Ted & Alice", spassosa commedia sexy americana del 1969, girata da maestro dal regista newyorkese Paul Mazursky (1930-2014), che accogliamo al 'Rofum con entusiasmo.

Fanfare

Grazie alla proposta di Mino, Masaki Kobayashi è tornato ad effondere il suo proscenio potente, la sua fotografia rigorosa. Né alpini, né bianchetti possono scalfire la poderosa intensità di “Harakiri”, dal 1962. Dal regista nipponico di sinistra, una feroce narrativa anti-sistemica, anti gerarchica.

Lutto

Tornando al cinema giapponese mai abbandonato, cogliamo il suggerimento delle sale che ripropongono la filmografia di Hirokazu Kore’eda. Il regista nipponico dei moti familiari dell’animo, nel 1996, esordì con un’opera addolorata. Sottotitolo nostro “Lutto”, non “I bagliori dell’anima”, “Maborosi” annuncia fedelmente la cifra futura dell’acclamato autore.

Ad uso e dominio

Altra lezione francese. Di lingua, per Elena. Di cinema, per entrambi. Classicissimo: al di là delle valutazioni, assistiamo al corso di storia del cinema all’Università del Cinerofum. Docente prof. “Foglio”, come una baguette la bobina del primo lungometraggio di Robert Bresson. Del 1945, in piena IIWW, “La conversa di Belfort” (t.o. “Les anges du péché”).

Classe à perdre

Lasciamo il cinema ispanico contemporaneo e buttiamoci, causa lezioni all’“Alliance” al martedì per Elena, nel cinema francese "classico", si-fa-per-dire. Balzachiano sì, ché Claude Chabrol, già al suo secondo lungometraggio del 1959 irrompeva come provocatore: “I cugini” devasta più di una vetrina cinematografica [Visto n. 21355].

Silenzio sociale

Cresce il cinema spagnolo nelle sale internazionali. Alle 21:15 di ieri sera, nella grande Sala 2 dell’“Ariston” eravamo in sette, Elena ed io compresi per “Il silenzio degli altri” (t.o. "Sorda") scritto e diretto nel 2025 dall’esordiente Eva Libertad, regista classe 1978 di Murcia. Film su diversità e comunicazione: la feroce sordità diventa esempio pregnante, per nulla metaforico, di tutte le nostre difficoltà. Pluripremiato Goya, regia e interpretazione, ne conveniamo.

Preliba-vendetta

Il primo film della rassegna ha visto presenziare anche Elena a questo film spagnolo sul profondo dolore di una donna. Un abuso sessuale frantuma il cristallo che la racchiudeva. L’arte, qui il teatro, può incanalare la rabbia, per farla esplodere più forte. “La furia”, del 2025, scritto e diretto dalla regista catalana, classe 1993, Gemma Blasco, anche per l’interpretazione della coetanea, pure lei barcellonese, Ángela Cervantes, è un segon llargmetratge da coronare come fosse il primer. Premio Goya per entrambe.

Mascherate

A ritroso, l’appuntamento di sabato presso il festival “La Nueva Ola” tenutosi al “Sivori” mi ha visto schierato con Mino per la Catalogna. Meno noioso degli sbadigli risuonati nella Sala 2, “Muy Lejos” (t.i. “Away”), scritto e diretto dall’attore Gerard Oms esordiente alla regia, colpisce per efficacia e profondità, che possono essere enormi quando non appiattite in salsa LCVaiTu.

Restare, andare. Restare

Il fine settimana appena trascorso ha visto nelle sale il breve “La Nueva Ola - Festival del cinema spagnolo e latinoamericano”. Riuscito a presenziare con un film per giorno, con formazioni varie, è stato un interessante affaccio. Partiamo dall’ultimo, in solitaria pomeridiana: con “La hija cóndor”, del 2025, scritto, montato e diretto da Álvaro Olmos Torrico, cineasta boliviano non alla sua prima affermazione, parla di terre e generazioni travolte dalle novità: ben poche in sintonia colla nostra esistenza su questo pianeta.

Il colore del down costante

Questo mese c’era anche il buon prof. Malavasi, coi suoi studenti, al “Sivori”. Nella rassegna “CONTESTAZIONE! Firmato: Marco Bellocchio”, l’unico nostro mancante del regista di Bobbio era “Marcia trionfale”, del 1976. Picchia forte e grida il capitano, fece lo stesso Bellocchio, quando non pretendeva di rappresentare l’Italia in alcunché.

Il diritto è un dovere

Nelle sale solo l’ultimo film del regista tedesco-turco Ilker Çatak che, due anni fa, ci convinse inseguendo una professoressa alle prese con la propria autonomia a scuola. Dall’istruzione alla cultura, lo Stato dispone i suoi gregari per la medesima strategia autoritaria. Dominio e sottomissione: così arrivano i fondi. “Yellow letters”, Orso d’oro 2026 che premia tenacia e maturità di film e protagonisti.

Sempre l'amour, mai lui

In solitaria all’ex Hop-Altrove per chiudere il trittico dedicato a Guy Gilles. Il regista francese dell’amor rosaspinato e ricordato, nel 1964, esordì col lungometraggio “L’amour à la mer”: ah, l’amore, che dolce illusione! Che brusca formazione!