Uomini per caso

Dopo quasi un anno di salubre astinenza dal cinema italiano, con Elena eccoci nelle
sale settembrine piuttosto carenti per un altro tentativo. “Grottesco” la chiave che mi dovrebbe mettere al sicuro da misere velleità. E, tuttosommato, "Serpenti", terzo film del romano classe 1980 Roberto De Paolis, non lascia con rimorsi. Nemmeno soddisfazioni, figurarsi entusiasmi. Graffiante. Ma, come dodici mesi fa, oltre il filmetto non si va.

Non arresti l'arte

Guerra e repressione diffuse dovrebbero spingere il cinefilo presente a sé a non dimenticare registi come Jafar Panahi (comunque già nell’olimpo dei registi). Ci mancava “This is not a film”, del 2011, per apprezzare ancor più l’arte e l’umanità dell’autore iraniano mal vittima della violenza di stato. Non racchiudi un’idea tra quattro mura, si veste da poesia e travalica i confini nazionali.

Genocidio volontario

Ieri sera, su proposta del puntuale Genna, nel “Cineplex” pieno e fin troppo confortevole, viste le immagini sul grandissimo schermo, il primo giorno dei soli tre di uscita (28-29-30 settembre, ?!) del secondo documentario della 
coppia di registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, per il governo israeliano "traditori di stato". Nelle interviste di ufficiali e soldati dell’esercito di occupazione sionista, la disumanizzazione pianificata delle vittime che dà licenza di uccidere e, l’umanità ormai dispositivo da 007, auto-divorarsi. “Naza”, “Premio speciale della giuria” a Venezia.

L’ultimo agricoltore

“L’uomo del Sud” del 1945, scritto e diretto da Jean Renoir, nel suo periodo statunitense. Per Renoir esule nel Lontano Ovest, in sala Navetta, c’è una certa curiosità. Al pittorico regista di conflitti di classe e tra uomo e natura, forse, non sembrò vero avere tanto spazio…

Black Confusion

Da Marigrade, ormai chissà quando, un DVD del "New Black Cinema": “Bus in viaggio” di Spike Lee, del 1996, l’anno dopo la “The million man march” degli afroamericani a Washington. Marcia vietata alle donne cui Lee non partecipò, ma che gli ispirò questo film piccolo e sporco ma che racchiude le cifre registiche del regista di Atlanta ben più di altri suoi celebri lavori. Black confusion all’ombra della one nation under same religion.

Partigiani reggiani

Proprio mentre vecchi e nuovi fascismi e nazismi si affacciano con grinta di devastatore e saccheggiatori, l’“Anonima Santa Brigida” mi porge “I sette fratelli Cervi”, del 1967, ricordandomi, col regista milanese Gianni Puccini (1914-1968), l’importanza di non abbandonare mai la lotta.

Nei titoli di testa, la sestina finale di "Ai fratelli Cervi, alla loro Italia" di Salvatore Quasimodo (1954), dedicata a Gelindo (nato il 7 agosto 1901), Antenore (30 marzo 1904), Aldo (9 febbraio 1909), Ferdinando (19 aprile 1911), Agostino (11 gennaio 1916), Ovidio (13 marzo 1918) ed Ettore (2 giugno 1921), fucilati dai repubblichini fascisti il 28 dicembre 1943.

Zitto e suona per la gloria

Dall’ultima infornata cinematografica milanese, recuperato un titolo che dalla sua uscita si divulgò con prepotenza, prima nelle “sale”, poi sui vari canali di distribuzione digitale. “Whiplash”, del 2013, riporta al ‘Rofum il regista di Providence, classe 1985,Damien Chazelle. Dimestichezza con sceneggiature sferzanti e mezzi efficienti, il risultato è un film accattivante…si il pubblico con consunte quanto ormai smascherate retoriche individualiste made in USA. Ora, per arrivare alla fama, è concesso, anzi previsto, che un fulminato ti tratti come una merda. Thanks!

Incontri di fatto

Ed eccoci all’ultimo provoca(nte)torio appuntamento di questa provvista autoriale agostana. Dal “genio assoluto contemporaneo” Alain Guiraudie, altro regista occitano (Aveyron, 1964), “Lo sconosciuto del lago”, del 2013. Per nulla thrilling è un erotico, omo, che esplora con una certa freschezza e profondità, non priva di d’ironia; rigorosamente guardone.

Misure di sé

Guardiamo la programmazione nelle sale per i resti dell’estate. Ne esce un film francese, bene, con Angelina Jolie, uhm, e Louis Garrel, e vabbè andiamo. La parigina classe 1976 Alice Winocour, “Couture” (2025) fa capolino nel backstage del feroce ballo mascherato delle fashion week (...), drammi e sogni di giovani e meno giovani donne. Scrittura sapiente per non cadere nell’ovvietà.

Armature

Già consigliato da SimonMi, ora anche passato, “Chien de la casse”, del 2023, è un film sull’amicizia con cura e intensità che colpiscono se scritti e diretti da un regista esordiente: Jean-Baptiste Durand, classe 1985 del sud della Francia (Hérault), sembra meritare una sua futura pagina web enciclopedica. Vedremo…

Corse annebbiate

Dal rifornimento di SimonMi anche l’occasione per progredire con Hou Hsiao-Hsien. “Millenium mambo” del 2001, è un vezzo artistico dalle tonalità uniche, un poster da pied-à-terre radical chic. L’abulia dei protagonisti rischia di invadere gli spettatori che giungevano dalle precedenti sale hongkonghesi…

Inconsolabilità e cane lurido

Visione pomeridiana con Mino in sala Navetta per introdurre tardivamente al ‘Rofum il regista ungherese, scomparso quest’anno dopo lunga malattia, Béla Tarr (1955-2026). “Perdizione”, del 1988 ha le fattezze di una pietra miliare.

Come la sabbia

Per rimanere nel cinema francofono che sia Cinema, quale modo migliore che rivedere Marcel Carné? Il maestro francese dei drammi individuali e, quindi, sociali, nel 1939 rincrociò la poetica di Jacques Prévert annunciando l’“Alba tragica” (t.o. "Le jour se lève") di un assassinio ormai diffuso.

Finis, tutti a casa

Il prezioso SimonMi ha portato alcune chicche in sala che non potevo lasciar lì. Come “Goodbye, Dragon Inn”, del 2003, decimo lungometraggio che accogliamo su Rofum' del regista anagraficamente malese, artisticamente taiwanese, Ming-Liang Tsai. Ripresentato a Venezia nel 2019, chissà se la sala si svuotò per riempirsi di altre assenze…

Cartelli vuoti, popolo muto

Dopo essere stato colpito in piena coscienza dall’ultimo film di Jude Radu, l’occasione per conoscerlo meglio è arrivata, che ve lo dico a fare, dal buon SimonMi. A ritroso nella filmografia del caustico regista rumeno, abbiamo impattato contro “Non aspettarti troppo dalla fine del mondo”, Premio della Giuria a Locarno 2023. Allucinante desolazione umana e sociale.

Crescere

...e qui arriva un’infornata agostana di tutto rispetto. Partiamo dal noi ormai apprezzatissimo Hou Hsiao-hsien. Cinese esponente di punta della "New Wave" taiwanese, nella sua variegata filmografia anche delicate pennellate ozuiane a raccontare i padri e i figli, la campagna e la città. Come “In vacanza dal nonno”, del 1984.

Mensonges d'amour

Anche in lingua francese (da "Prime"), può capitare di dover trattenere Elena…dall’abbandonare la visione! Che passa per la mente di certi cinefili, convinti di dover vedere ciò che si aspettano di vedere? Il cinema non è così. Ti può chiedere di pazientare e, quindi, apprezzare maggiormente la curva disegnata dagli autori. Prendete “L’uomo fedele”, scritto, diretto e interpretato nel 2023 da Louis Garrel, il figlio, può storcerti il naso (sì, il film, fisicamente!), ma anche raddrizzartelo (…) come a dire: “Rappelez-vous, nous sommes français”, porgendoti un divertente amaro film sentimentale sul maschio cornuto e mazziatissimo.

Il Sol della Polizia

Nulla nelle sale che non richiedano di mettersi delle cuffie audio (per?). In Sala Navetta, con Elena, a volgerci al cinema dell’Estremo Oriente. Da “Foglio” una proposta, che “taiwanese” non è, e che supera le mobili frontiere nazionali per approdare in Vietnam. Pellicola del 1984 diretta da Ann Hui, “People boat” è un accorato quanto sgomento affaccio dietro le quinte di una vittoria sedicente comunista.

Diplomatiche internazionali

Dall’ultimo treno di DVD dall’archivio Marigrade, un film di Krzysztof Zanussi, conosciuto ormai una dozzina di anni fa a Trieste, che mi rende più simpatico il regista polacco. “Persona non grata”, del 2005, è una piccola ma apprezzabile produzione italo-russo-polacca. Buon intrigo diplomatico in mano ad abili interpreti: lo psycho-show di ambasciate e consolati è allestito.

La felicità non si parla

Poco nelle sale, Elena ed io finiamo con altri cinque nella piccola “FilmClub”. Per il Bhutan! A vedere la proposta “Agent of happyness” (s.it. "Il Bhutan e la felicità"), docu-film diretto a quattro mani dal bhutanese Arun Bhattari (1985) e la budapestina Dorottya Zurbó. Annunciato come valido ed ironico, è un lavoro ambiguo, dove le idee degli autori, se c’erano, si rivelano confuse e pavide.