Pensa agli universi

Venerdì sera di giugno con 35° percepiti, Elena propende per un film nella nostra sala “Navetta”. “Una pellicola seria” dice e, chissà da dove, Mino 1° sospettato, fa capolino un film belga del già apprezzato Lukas Dhont. Finiti gli anni delle piccole produzioni sommesse, il coming out di genere esonda nella “Settima”, spesso con risultati notevoli, come nel caso di “Close”, del 2022, coi primissimi amori adolescenziali per strade diverse, alcune dolorose e tragiche.

Morti e panchine

Altra lezione, non solo di francese, ma anche di cinema, ci è giunta dalla rediviva "Alliance" e dal solito Claude Chabrol. Il maestro dei gialli sociali, l’Hitch politico del paese della Grande Rivoluzione, nel 2003 picchiò ancora sulla borghesia di provincia. Così bella, così infame. “Il fiore del male”.

Sotto i conti in banca

Questa cosa delle lezioni di francese di Elena e di "Foglio" sempre pronto a suggerire, sta facendo sì che ci troviamo spesso con gli autori transalpini dalla erre moscia. Incredibile ma vero, con Claire Denis siamo appena al secondo appuntamento: ma “Bastards” (t.o “Les Salauds”), del 2013, attesissimo all’uscita, finisce tra i noir pretenziosi della raffinata autrice.

Inutili parole, persone

Questo mese nelle sale anche un film dalla Romania, col suo cinema ben saldo al presente. “Tre kilometri alla fine del mondo” (2024) di Emanuel Pârvu, regista classe 1979, che con questo terzo lungometraggio ha concorso per la Palma d’Oro, parla di omofobia strisciante, visibilissima quando si tira in piedi.

Pochi ma soli

Toh, un film americano nelle “nostre” sale del “Circuito”, le sole che frequentiamo. Da un po’ nel mirino, causa orari proibitivi (16:30 ?!), finalmente recuperato “Rebuilding” (s.it. “Come l’acqua per il fuoco”, ?!). Passato dal “Sundance 2025”, secondo lungometraggio del regista del Colorado, classe 1993, Max Walker-Silverman, è un lavoretto accorato per caratteri morti e...mezzo risorti.

Donna Vita Libertà

Il buon “Circuito Cinema” propone un film afghano che entra subito nel nostro mirino. “No good men”, scritto e diretto dalla regista classe 1990 Shahrbanoo Sadat, al suo terzo lungometraggio, film d’apertura della 76° Berlinale, è un’ottima commedia, più amara che dolce, sulla condizione della donna nella terra scossa da guerre e integralismi. In mezzo a tanta assurdità, due volti difficili da dimenticare che testardamente si aggrappano ad una vita finalmente e fieramente vissuta.

MaturAzione

Detour
cinerofumiamo. Non solo autoriale, ma scorribandante coi primi film che passano. Tipo giovedì scorso, quando “La prima notte del giudizio” per noi ignoranti della saga di James DeMonaco, newyorkese classe 1969 già noto a SteBubu, ci ha intrattenuto con azione e, causa mio commento sempre acceso, qualche riflessione sulla nostra ingiusta, omicida organizzazione sociale. Questo IV° capitolo, che è un prequel, però, non è stato diretto dal regista bianco, ma dal regista black Gerard McMurray…e tutto pare un po’ più realistico…

Assunzione di Bella

Vuoi per i consueti suggerimenti di “Foglio”, cui non ci sottrarremo mai, o per imparare la lingua francese, così musicale, fatto sta che anche Jean Cocteau (1889-1963), stavolta dall'ingresso principale come directeur, accede al Cinerofum: lo scrittore, poeta, attore transalpino nel 1946 volle riesumare a modo suo una fantasia dal “Magazzino dei bambini” di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1711-1780): “La bella e la bestia”, la favola di un amore che vince.

Attaccaticci

I ragazzi dell’“Altrove”, come li continueremo a chiamare, l’avevano annunciato: un regista giapponese! Con Elena a muginare tra i papabili…scontato: Akira Kurosawa. Ma non è in saldo la qualità del regista apprezzabile finalmente non in costume. Né vi è scontistica da applicare al meschino omuncolo delle metropoli del Progresso cancerogeno: "Vivere", del 1952.

"Perfetto! Potremmo....! "

Stasera coi ragazzi del CineLercari per una rassegna dedicata a "Venere", à plus tard. In diretta dai "Cumba" di Castelletto, anche Mino e le Elene presenti: "Bob & Carol & Ted & Alice", spassosa commedia sexy americana del 1969, girata da maestro dal regista newyorkese Paul Mazursky (1930-2014), che accogliamo al 'Rofum con entusiasmo.

Fanfare

Grazie alla proposta di Mino, Masaki Kobayashi è tornato ad effondere il suo proscenio potente, la sua fotografia rigorosa. Né alpini, né bianchetti possono scalfire la poderosa intensità di “Harakiri”, dal 1962. Dal regista nipponico di sinistra, una feroce narrativa anti-sistemica, anti gerarchica.

Lutto

Tornando al cinema giapponese mai abbandonato, cogliamo il suggerimento delle sale che ripropongono la filmografia di Hirokazu Kore’eda. Il regista nipponico dei moti familiari dell’animo, nel 1996, esordì con un’opera addolorata. Sottotitolo nostro “Lutto”, non “I bagliori dell’anima”, “Maborosi” annuncia fedelmente la cifra futura dell’acclamato autore.

Ad uso e dominio

Altra lezione francese. Di lingua, per Elena. Di cinema, per entrambi. Classicissimo: al di là delle valutazioni, assistiamo al corso di storia del cinema all’Università del Cinerofum. Docente prof. “Foglio”, come una baguette la bobina del primo lungometraggio di Robert Bresson. Del 1945, in piena IIWW, “La conversa di Belfort” (t.o. “Les anges du péché”).

Classe à perdre

Lasciamo il cinema ispanico contemporaneo e buttiamoci, causa lezioni all’“Alliance” al martedì per Elena, nel cinema francese "classico", si-fa-per-dire. Balzachiano sì, ché Claude Chabrol, già al suo secondo lungometraggio del 1959 irrompeva come provocatore: “I cugini” devasta più di una vetrina cinematografica [Visto n. 21355].

Silenzio sociale

Cresce il cinema spagnolo nelle sale internazionali. Alle 21:15 di ieri sera, nella grande Sala 2 dell’“Ariston” eravamo in sette, Elena ed io compresi per “Il silenzio degli altri” (t.o. "Sorda") scritto e diretto nel 2025 dall’esordiente Eva Libertad, regista classe 1978 di Murcia. Film su diversità e comunicazione: la feroce sordità diventa esempio pregnante, per nulla metaforico, di tutte le nostre difficoltà. Pluripremiato Goya, regia e interpretazione, ne conveniamo.

Preliba-vendetta

Il primo film della rassegna ha visto presenziare anche Elena a questo film spagnolo sul profondo dolore di una donna. Un abuso sessuale frantuma il cristallo che la racchiudeva. L’arte, qui il teatro, può incanalare la rabbia, per farla esplodere più forte. “La furia”, del 2025, scritto e diretto dalla regista catalana, classe 1993, Gemma Blasco, anche per l’interpretazione della coetanea, pure lei barcellonese, Ángela Cervantes, è un segon llargmetratge da coronare come fosse il primer. Premio Goya per entrambe.

Mascherate

A ritroso, l’appuntamento di sabato presso il festival “La Nueva Ola” tenutosi al “Sivori” mi ha visto schierato con Mino per la Catalogna. Meno noioso degli sbadigli risuonati nella Sala 2, “Muy Lejos” (t.i. “Away”), scritto e diretto dall’attore Gerard Oms esordiente alla regia, colpisce per efficacia e profondità, che possono essere enormi quando non appiattite in salsa LCVaiTu.

Restare, andare. Restare

Il fine settimana appena trascorso ha visto nelle sale il breve “La Nueva Ola - Festival del cinema spagnolo e latinoamericano”. Riuscito a presenziare con un film per giorno, con formazioni varie, è stato un interessante affaccio. Partiamo dall’ultimo, in solitaria pomeridiana: con “La hija cóndor”, del 2025, scritto, montato e diretto da Álvaro Olmos Torrico, cineasta boliviano non alla sua prima affermazione, parla di terre e generazioni travolte dalle novità: ben poche in sintonia colla nostra esistenza su questo pianeta.

Il colore del down costante

Questo mese c’era anche il buon prof. Malavasi, coi suoi studenti, al “Sivori”. Nella rassegna “CONTESTAZIONE! Firmato: Marco Bellocchio”, l’unico nostro mancante del regista di Bobbio era “Marcia trionfale”, del 1976. Picchia forte e grida il capitano, fece lo stesso Bellocchio, quando non pretendeva di rappresentare l’Italia in alcunché.

Il diritto è un dovere

Nelle sale solo l’ultimo film del regista tedesco-turco Ilker Çatak che, due anni fa, ci convinse inseguendo una professoressa alle prese con la propria autonomia a scuola. Dall’istruzione alla cultura, lo Stato dispone i suoi gregari per la medesima strategia autoritaria. Dominio e sottomissione: così arrivano i fondi. “Yellow letters”, Orso d’oro 2026 che premia tenacia e maturità di film e protagonisti.