Diplomatiche internazionali

 "persona non grata" di Zanussi 

La felicità non si parla

Poco nelle sale, Elena ed io finiamo con altri cinque nella piccola “FilmClub”. Per il Bhutan! A vedere la proposta “Agent of happyness” (s.it. "Il Bhutan e la felicità"), docu-film diretto a quattro mani dal bhutanese Arun Bhattari (1985) e la budapestina Dorottya Zurbó. Annunciato come valido ed ironico, è un lavoro ambiguo, dove le idee degli autori, se c’erano, si rivelano confuse e pavide.

Chi teta nu cianze

Ecco un altro squalone diretto contro il Cinerofum dal regista inglese classe 1966, specializzato (oua…) in action e horror, Marcus Adams: “Deep fear” (2023, s.i. "Dive to survive", s.it. “Squali negli abissi”). In questo caso, shark per una comparsa, tanto si è voluto condire con altre sostanze. A quanto pare, una 90-60-90 dovrebbe bastare in questo genere bistrattato…

A cercarsela

In questo luglio torrido, il Cinerofum non poteva evitare gli shark movie televisivi che gli giravano minacciosamente attorno. Il primo squalo è stato quello del recente “L’ultimo respiro” (2024, s.it. “Trappola negli abissi”), direzionato contro di noi dal regista svedese, specializzato in thrilling subacquei, Joachim Hedén (1967). Un relitto marino e tutto ciò che vi sta attorno: ragazzi in cerca di avventura e uno squalo in cerca di ragazzi. Per li genere, può bastare.

Meritato riposo

Dopo tanto cinema francese, d’essai et non, Elena ed io abbiamo bisogno di un purgante hollywoodiano, meglio se apocalittico. Quale occasione migliore per accogliere al 'Rofum il regista di penultima generazione (pagina 614 della “Bibbia”) Alex Proyas? Alla ribalta grazie ad un celebre morto sul lavoro, il regista di El Cairo emigrato in Australia si è attestato sul genere fantastico, raccogliendo botteghini e poco altro. “Segnali dal futuro” (t.o. “Knowing”), del 2008, è un tipico esempio di disaster movie senza pretese, tranne quelle degli autori. Unico risultato: fascinazione.

Cuori fragili

Un altro DVD dall’“Alliance” francoitaliana di via Garibaldi, pur senza sottotitoli, ci ha comunque spinto a reperirne una versione intelleggibile (è sul Tubo). Non male “La belle personne” diretto e scritto nel 2008 dal bretone, classe 1970, Christophe Honoré. Nell’“Età fragile” dei primi amori, una bella persona può far più danni di Carlo in Francia…

No autoinviti

In piena francomania cinematografica, su “Prime” una pellicola culto del 1969 diretta da Jacques Deray, con la quale il regista di Lione arrivò al grande pubblico. Attorno a “La piscina”, con la gran coppia di protagonisti, Alain Delon e Romy Schneider, passione e tragedia sono quasi inevitabili.

Un militare in un golpe

A 25 anni dall’uccisione di Carletto Giuliani, non me la sento dell’ennesima parata auto appagante. Piuttosto, corro col cinema al giorno del golpe cileno del 11 settembre 1973: “L’hangar rosso” del regista cileno, classe 1978, Juan Pablo Sallato. A quanto pare, la Violenza di Stato può scioccare anche i parà più decorati…

Metamorfosi hollywoodiane

Visione post prandiale di un luglio torridissimo, in sala Navetta un DivX di Clint Eastwood proveniente dall’Anonima Cineteca S. Brigida ambientato nell’arida della Grande Depressione. Dal romanzo omonimo, “Honkytonk man”, del 1982, è l’ennesimo travisamento della realtà da parte dell’autore californiano, come molti suoi colleghi di Hollywood così intriso della retorica dell’American Dream da riuscire appassionante solo ad un pubblico in "formazione" o...mai cresciuto.

Narciso e Boccarossa

Completato il dittico di Marco Ferreri proposto dall’Anonima Cineteca S. Brigida con “I love You”, del 1986. Ancora provocatorio, il regista milanese limò la sua arte sino a ridurla ad un fischio. E una voce che, obbediente e compiacente, ti dirà sempre “Ti amo!”…

Traiettorie deviate

Sempre per un po’ di lingua francese nell’orecchio (felpata), qualche sera fa “Foglio” ha reinvitato Bruno Dumont al Cinerofum. Il regista francese si conferma firma autor(evole?)iale, abbandonando i didascalismi sociali, pur condivisibili, degli esordi per dedicarsi al lento logorio esistenziale dei due protagonisti di “Twentynine Palms”, del 2003. Echi di Haneke e Denis, il cinema dell’Europa centrale è in quell’anfratto.

Puoi colorarlo

Quarto e ultimo appuntamento del ciclo intitolato “Venere”, organizzato dai “CineLercari”, è stato “Uccelli, orfani e pazzi”. Pellicola del 1968 follemente grottesca, travolge col suo infantile caos di piume e stracci, di fango e fotte. Siamo all’ingresso del memorabile sentiero della Nová Vlna cecoslovacca, dove a far gli onori c’è il praghese Juraj Jakubisko (1938-2023).

"Plin de cacat"

Da recuperare un film rumeno del 2025, con allori e “Assolutamente sì”. E in effetti, “Kontinental ‘25”, scritto e diretto da Radu Jude (1977), certo non appartiene al cinema confortevole classico che non spaventa Elena, ma è in linea con la scuola dei migliori autori contemporanei dalla Romania. Altro che commedia, è una pellicola politica magnificamente spietata. 

Cimitero di pupazzi

Solo soletto in sala Navetta, “by Useless” un DivX con “Il seme dell’uomo” (1969) di Marco Ferreri, che si può non proiettare. Ci perdonerà il nostro stimato regista, anche stavolta così attento all’amalgama di colori sul proscenio. Un distopico grottesco esplicito, con l'uomo come unica e sola calamità di questo pianeta.

Tra sangue e sperma

Nelle sale ha fatto capolino una proposta che abbiamo subito accettato. Dall’attrice californiana Kristen Stewart un esordio interessante, di certo coraggioso. “La cronologia dell’acqua” (2005), tratto dal romanzo della scrittrice Lidia Yuknavitch (1963, anch’essa californiana), racconta di una bambina, di una ragazza, di una donna. Sempre la stessa, attraverso le sue dolorose esperienze.

Di familiare

Per nulla spaventati, anzi, dalla riproposta dell’esordio doloroso di Hirokazu Kore’eda, con Elena abbiamo affrontato i 19’ che ci separano dalla “Sala 2” del cinema Ariston per un’altra riscoperta: del 2008, “Still walking” (s.it. “Camminano in un giorno d’estate”) conferma l’autore l’erede delle tematiche ozuiane, famiglia e genitorialità, città e paese, generazioni e luoghi ormai incomunicanti.

Pensa agli universi

Venerdì sera di giugno con 35° percepiti, Elena propende per un film nella nostra sala “Navetta”. “Una pellicola seria” dice e, chissà da dove, Mino 1° sospettato, fa capolino un film belga del già apprezzato Lukas Dhont. Finiti gli anni delle piccole produzioni sommesse, il coming out di genere esonda nella “Settima”, spesso con risultati notevoli, come nel caso di “Close”, del 2022, coi primissimi amori adolescenziali per strade diverse, alcune dolorose e tragiche.

Morti e panchine

Altra lezione, non solo di francese, ma anche di cinema, ci è giunta dalla rediviva "Alliance" e dal solito Claude Chabrol. Il maestro dei gialli sociali, l’Hitch politico del paese della Grande Rivoluzione, nel 2003 picchiò ancora sulla borghesia di provincia. Così bella, così infame. “Il fiore del male”.

Sotto i conti in banca

Questa cosa delle lezioni di francese di Elena e di "Foglio" sempre pronto a suggerire, sta facendo sì che ci troviamo spesso con gli autori transalpini dalla erre moscia. Incredibile ma vero, con Claire Denis siamo appena al secondo appuntamento: ma “Bastards” (t.o “Les Salauds”), del 2013, attesissimo all’uscita, finisce tra i noir pretenziosi della raffinata autrice.

Inutili parole, persone

Questo mese nelle sale anche un film dalla Romania, col suo cinema ben saldo al presente. “Tre kilometri alla fine del mondo” (2024) di Emanuel Pârvu, regista classe 1979, che con questo terzo lungometraggio ha concorso per la Palma d’Oro, parla di omofobia strisciante, visibilissima quando si tira in piedi.