Poi il 2 gennaio, sempre grazie a "Foglio", eravamo a pedinare le orme di Jafar Panahi. “Oro rosso”, del 2003, raccontò di un regista ormai irrimediabilmente sgomento dinanzi alla sfrontatezza della disuguaglianza sociale. “Un certain regard” extra brut, ma stupendo.
Che incipit. Altro che “pio” di uccellini…Vita vera, sofferenze e riscatti. Etica, onestà…conseguenze e responsabilità hanekiane (in tutti i sensi). Per dei ladri professionisti, è complicato. Ma anche una persona meno sensibile del “nostro” si sarebbe sentito umiliato e offeso. Rivalsa! Cremisi è la rabbia che stringe stomaco e cervello quando ti chiedi perché quel ricco stia meglio di me. Ha pure servito nell’esercito, questo fattorino con qualche mancia e molti blitz e retate, appostamenti di…vecchie volpi e soldatini quindicenni. Gigante buono del tutto fuori dal mondo fatto di controllo e prevaricazione. Non contano i gioielli, ma salvano l’amore…L’Hussein dell’attore Hossain Emadeddin rievoca le disperazioni più riuscite. Inquadrature di miseria e repressione, con intensità palpabile, l’angoscia cresce con le irruzioni nelle case attorno e i nasi arricciati dei ricchi. C’era un “cip”, ormai muto. Sono ricordi lontani i pesciolini bianchi e le uscite di scuola. Rutto sulla città, su Teheran, su tutto ‘sto mondo infame.
(depa)


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