Vita in città

Per la prima volta in quasi 17 anni…Ma invero il primo gennaio 2026, vi sono testimoni, Elena ed io già nelle sale per "La mia famiglia a Taipei". Pellicola sudcoreana annunciata sin dai tempi di “Roma” (miglior film), diretta dall’esordiente Shih-Ching Tsou e co-sceneggiata e co-prodotta con l’astro vincente Sean Baker, non potevamo mancare a causa di sbornie dimenticate. La supervisione di chi sa come correre con la m.d.p. e rendere la curva tragica di eventi ed affetti, però non ha cambiato le cose.
Da subito, i caleidoscopici colori di Taiwan. Il ritmo synth pop nel montaggio del regista di Summit, che collabora anche alla sceneggiatura (ma non si direbbe, mancano picchi emovisivi). La fotografia al neon dei suoi film trova nei riflessi del Sudestasiatico qualcosa di estatico. La “mia” di chi? Ma di una dolce ragazzina alle prese con la Città, Chai I-jing di 9 anni ed è mancina! Soavemente nelle “vite da cani”, dove cambiare nome, per “passare gli esami”…ci sta! Baker nei pedinamenti della bambina. Suoni di percussioni annunciano una mano sinistra in pericolo! La mano del diavolo? E usiamola! Orgogli e pudori, a quanto pare particolarmente rattrappiti verso l’Estremo Oriente, ipocrisie e inibizioni tra le generazioni, l’abisso comunicativo, la comunità omologante…I-jing inizia a stufarsi. Il porno è morto! “Sua figlia aspetta un figlio da mio marito!”. Ma lei vuole un erede…tutto vero, da quelle parti (sussidi). Mamme bisnonne (per alcune è uno shock). Ma “E’ obbligatorio sposarsi?”. Con lealtà, alla pari, sempre meglio. Nina Je è I-jing. Molto meno compatto dei lavori del mentore statunitense, c’è da lavorare.
(depa)

Nessun commento:

Posta un commento