Melodiose servitù

Ci sta. Che l’ultimo racconto cinerofumiano del 2025, spunti dai ragazzi del “CineLercari” conosciuti questo dicembre, intendo. Tutti titoli notevoli, quelli proposti con “Aspra natura”, compreso il quarto che ha chiuso la rassegna: “Barravento”, pronunciato così, del 1962, è il film d’esordio del “polemico portavoce del Cinema Novo brasiliano e uno dei più importanti registi politici degli anni Sessanta [del XX° secolo]”, con tutta la sua incendiaria militanza.
Pescatori di Bahia, col misticismo tragico e fatalista degli afrobrasiliani sfruttati che attendono la Regina Coeli. W il “Barravento”, allora, il vento della violenza! W il villaggio di Buraquinho! Il primo lungometraggio dell’autore del manifesto del Cinema Novo (“scritto a Genova”) è tribale, autentico. Tra braccati da redini “ancestrali”, arriva Firmino Bispo! Che fa la “bella vita” con 2 lire, ma non è schiavo di nessuno, “libero come un pesce che nessuno pesca”. “Olò Bahia!”, sulla capoeira di Salomé e Adamo, quasi tutto si risolve. Un crocifisso, delle conchiglie e delle pietre, mica è facile. Malocchio, una certezza. “Lottare, resistere!”, parole vane, al vento. Contro le reti del ricatto economico, sabotaggio! [pensare che la rete è un lusso che non c’era!] Ovvi problemi con la polizia, “elemento sovversivo”. Dalla parte dei poveri, dei “diplomati in materia di sofferenza” (i padroni guardano mentre “si azzuffano tra di loro”). Pellicola musicale, infine, quando umano e natura si toccavano. 
Anche in questo ultimo appuntamento, l'apparente durezza dell'ambiente circostante è resa concreta dalle (assenti) relazioni sociali. Ringraziamenti sinceri al “CineLercari”, ce n’era bisogno ( di cinema, di altro ). Ci vediamo il prossimo anno.
(depa)

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