Al secondo appuntamento con la rassegna “Aspra natura” dei
ragazzi del “CineLercari”, abbandonato da Elena alla prima pioggia, mi son
trovato da solo ad ascoltare “Il lamento sul sentiero” (1955, t.o. “Pather
Panchali”). Ossequioso e intimorito dinanzi a Satyajit Ray (1921-1992), il monumentale
autore indiano che nel film d’esordio mostrò le origini della sua formazione
cinematografica. Dall’Europa, un’elegante lente realista per inquadrare caratteristiche, sofferenze e resistenze di un popolo.
Dal Kurdistan all’India. Miseria, ancora miseria. Altre infanzie strappate. Ma,
dinanzi a tanto dolore, rimangono le corse di ragazzi incoscienti della propria
condizione. Tra un lavoretto e una commissione, gli intermezzi concedono d’esser
bambini. Alcuni occhi scattano ricordandoci dove siamo. Lo stile neorealista
che venne dallo Stivale dimostra d’essere un ottimo filtro per tutte le vite
avvolte nella disperazione. Primo capitolo di una trilogia che, rotto il ghiaccio
con Ray di Calcutta, ci ripromettiamo di completare con soddisfazione.
Grazie “Lerca”.
(depa)


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