Echi innati

Con tutto l’amore che proviamo per Jafar Panahi, piuttosto inspiegabile come non si fosse ancora affrontata seriamente la sua filmografia. Stiamo riparando. “Il palloncino bianco”, del 1995, è il film d’esordio rese noto al mondo il taglio sopraffino del regista iraniano. Sguardo poetico dalla parte dei bambini, fogli bianchi sui cui si scrivono le lezioni quotidiane: “Camera d’Or” a Cannes.
L'iraniano anche a “scenografia e montaggio” (“Sceneggiatura di Kiarostami”). Che Bazar Teheran formicolante di via-vai! Una gonnellina rossa si porta avanti col Natale. Pesci rossi e film. Capricci di bambini alle prese coi propri minuscoli immensi problemi. Urge un’alleanza tra “piccoli”. Sembra fatta. Ma che disdetta, i serpenti amano i soldi! (non è una truffa, è teatro). Quattro pinne bianche splendenti (sullo sfondo, una moneta in difficoltà). L’onestà dei bambini, i loro volti, e i “grandi”, con il loro Lavoro, ma ancora in grado di fornire buoni consigli. Pare un Iran impossibile… Questo film oggi è divenuto l’eco di un’umanità quasi estinta.
Strepitosa interpretazione della piccola protagonista. Dolcissima, come una sposa. Sul suo viso la disperazione solcata da improvvisi, vivifici sorrisi. La “Piccola Signorina” trova le parole per sollevare le falsità degli adulti. Frammenti autentici, di solidarietà innata, da cui l’afgano del finale è escluso. Splendida e atroce chiusura.
(depa)

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