Battaglia

In questo ultimo mese del 2025, finalmente, Elena ed io siamo riusciti a conoscere i ragazzi del “CineLercari”, finora intravisti solo sui muri. La rassegna di questo mese s’intitola “Aspra natura”: ambiente e paesaggi protagonisti come attori in carne ed ossa. E ne “Il tempo dei cavalli ubriachi”, del 2000, la natura si prende la scena e tutto il resto di emozioni e sentimenti sofferenti. Bahman Ghobadi, iraniano classe 1969 di origine curde, aiuto regista di Kiarostami, qui all’esordio che gli valse la “Camera d’Or” a Cannes, si è immerso più del “maestro” in un dolore senza freni.
“Ragazzi, siamo in un mercato dove dei bambini, per guadagnarsi da vivere, incartano bicchieri…”. Calzante l’introduzione di Cosimo, il cinefilo toscano tra i curatori della rassegna “in salotto”. Alla natura avida di carezze, ma che dalla sua, almeno, testimoniano rari scorci di sole e di vita, si aggiunge l’arrogante dispotismo degli uomini armati, militari e funzionari. Un quaderno può diventare un motivo di sopraffazione. La lotta per la sopravvivenza degli ultimi, quelli da guardare a distanza di schermo, degli ultimissimi esseri viventi, con tutte le avversità contro. Dalle frontiere, non solo curdo-irachene, si alzano i pianti inascoltati di uomini e animali uniti nella disperazione. Silenzioso sgomento, in sala, al termine della visione. Con stile realistico e poetico, Ghobadi volle colpire duro. Ce la fece.
(depa)

Nessun commento:

Posta un commento