Mensonges d'amour

Anche in lingua francese (da "Prime"), può capitare di dover trattenere Elena…dall’abbandonare la visione! Che passa per la mente di certi cinefili, convinti di dover vedere ciò che si aspettano di vedere? Il cinema non è così. Ti può chiedere di pazientare e, quindi, apprezzare maggiormente la curva disegnata dagli autori. Prendete “L’uomo fedele”, scritto, diretto e interpretato nel 2023 da Louis Garrel, il figlio, può storcerti il naso (sì, il film, fisicamente!), ma anche raddrizzartelo (…) come a dire: “Rappelez-vous, nous sommes français”, porgendoti un divertente amaro film sentimentale sul maschio cornuto e mazziatissimo.

Il Sol della Polizia

Nulla nelle sale che non richiedano di mettersi delle cuffie audio (per?). In Sala Navetta, con Elena, a volgerci al cinema dell’Estremo Oriente. Da “Foglio” una proposta, che “taiwanese” non è, e che supera le mobili frontiere nazionali per approdare in Vietnam. Pellicola del 1984 diretta da Ann Hui, “People boat” è un accorato quanto sgomento affaccio dietro le quinte di una vittoria sedicente comunista.

Diplomatiche internazionali

Dall’ultimo treno di DVD dall’archivio Marigrade, un film di Krzysztof Zanussi, conosciuto ormai una dozzina di anni fa a Trieste, che mi rende più simpatico il regista polacco. “Persona non grata”, del 2005, è una piccola ma apprezzabile produzione italo-russo-polacca. Buon intrigo diplomatico in mano ad abili interpreti: lo psycho-show di ambasciate e consolati è allestito.

La felicità non si parla

Poco nelle sale, Elena ed io finiamo con altri cinque nella piccola “FilmClub”. Per il Bhutan! A vedere la proposta “Agent of happyness” (s.it. "Il Bhutan e la felicità"), docu-film diretto a quattro mani dal bhutanese Arun Bhattari (1985) e la budapestina Dorottya Zurbó. Annunciato come valido ed ironico, è un lavoro ambiguo, dove le idee degli autori, se c’erano, si rivelano confuse e pavide.

Chi teta nu cianze

Ecco un altro squalone diretto contro il Cinerofum dal regista inglese classe 1966, specializzato (oua…) in action e horror, Marcus Adams: “Deep fear” (2023, s.i. "Dive to survive", s.it. “Squali negli abissi”). In questo caso, shark per una comparsa, tanto si è voluto condire con altre sostanze. A quanto pare, una 90-60-90 dovrebbe bastare in questo genere bistrattato…

A cercarsela

In questo luglio torrido, il Cinerofum non poteva evitare gli shark movie televisivi che gli giravano minacciosamente attorno. Il primo squalo è stato quello del recente “L’ultimo respiro” (2024, s.it. “Trappola negli abissi”), direzionato contro di noi dal regista svedese, specializzato in thrilling subacquei, Joachim Hedén (1967). Un relitto marino e tutto ciò che vi sta attorno: ragazzi in cerca di avventura e uno squalo in cerca di ragazzi. Per li genere, può bastare.

Meritato riposo

Dopo tanto cinema francese, d’essai et non, Elena ed io abbiamo bisogno di un purgante hollywoodiano, meglio se apocalittico. Quale occasione migliore per accogliere al 'Rofum il regista di penultima generazione (pagina 614 della “Bibbia”) Alex Proyas? Alla ribalta grazie ad un celebre morto sul lavoro, il regista di El Cairo emigrato in Australia si è attestato sul genere fantastico, raccogliendo botteghini e poco altro. “Segnali dal futuro” (t.o. “Knowing”), del 2008, è un tipico esempio di disaster movie senza pretese, tranne quelle degli autori. Unico risultato: fascinazione.

Cuori fragili

Un altro DVD dall’“Alliance” francoitaliana di via Garibaldi, pur senza sottotitoli, ci ha comunque spinto a reperirne una versione intelleggibile (è sul Tubo). Non male “La belle personne” diretto e scritto nel 2008 dal bretone, classe 1970, Christophe Honoré. Nell’“Età fragile” dei primi amori, una bella persona può far più danni di Carlo in Francia…

No autoinviti

In piena francomania cinematografica, su “Prime” una pellicola culto del 1969 diretta da Jacques Deray, con la quale il regista di Lione arrivò al grande pubblico. Attorno a “La piscina”, con la gran coppia di protagonisti, Alain Delon e Romy Schneider, passione e tragedia sono quasi inevitabili.

Un militare in un golpe

A 25 anni dall’uccisione di Carletto Giuliani, non me la sento dell’ennesima parata auto appagante. Piuttosto, corro col cinema al giorno del golpe cileno del 11 settembre 1973: “L’hangar rosso” del regista cileno, classe 1978, Juan Pablo Sallato. A quanto pare, la Violenza di Stato può scioccare anche i parà più decorati…

Metamorfosi hollywoodiane

Visione post prandiale di un luglio torridissimo, in sala Navetta un DivX di Clint Eastwood proveniente dall’Anonima Cineteca S. Brigida ambientato nell’arida della Grande Depressione. Dal romanzo omonimo, “Honkytonk man”, del 1982, è l’ennesimo travisamento della realtà da parte dell’autore californiano, come molti suoi colleghi di Hollywood così intriso della retorica dell’American Dream da riuscire appassionante solo ad un pubblico in "formazione" o...mai cresciuto.

Narciso e Boccarossa

Completato il dittico di Marco Ferreri proposto dall’Anonima Cineteca S. Brigida con “I love You”, del 1986. Ancora provocatorio, il regista milanese limò la sua arte sino a ridurla ad un fischio. E una voce che, obbediente e compiacente, ti dirà sempre “Ti amo!”…

Traiettorie deviate

Sempre per un po’ di lingua francese nell’orecchio (felpata), qualche sera fa “Foglio” ha reinvitato Bruno Dumont al Cinerofum. Il regista francese si conferma firma autor(evole?)iale, abbandonando i didascalismi sociali, pur condivisibili, degli esordi per dedicarsi al lento logorio esistenziale dei due protagonisti di “Twentynine Palms”, del 2003. Echi di Haneke e Denis, il cinema dell’Europa centrale è in quell’anfratto.

Puoi colorarlo

Quarto e ultimo appuntamento del ciclo intitolato “Venere”, organizzato dai “CineLercari”, è stato “Uccelli, orfani e pazzi”. Pellicola del 1968 follemente grottesca, travolge col suo infantile caos di piume e stracci, di fango e fotte. Siamo all’ingresso del memorabile sentiero della Nová Vlna cecoslovacca, dove a far gli onori c’è il praghese Juraj Jakubisko (1938-2023).

"Plin de cacat"

Da recuperare un film rumeno del 2025, con allori e “Assolutamente sì”. E in effetti, “Kontinental ‘25”, scritto e diretto da Radu Jude (1977), certo non appartiene al cinema confortevole classico che non spaventa Elena, ma è in linea con la scuola dei migliori autori contemporanei dalla Romania. Altro che commedia, è una pellicola politica magnificamente spietata. 

Cimitero di pupazzi

Solo soletto in sala Navetta, “by Useless” un DivX con “Il seme dell’uomo” (1969) di Marco Ferreri, che si può non proiettare. Ci perdonerà il nostro stimato regista, anche stavolta così attento all’amalgama di colori sul proscenio. Un distopico grottesco esplicito, con l'uomo come unica e sola calamità di questo pianeta.

Tra sangue e sperma

Nelle sale ha fatto capolino una proposta che abbiamo subito accettato. Dall’attrice californiana Kristen Stewart un esordio interessante, di certo coraggioso. “La cronologia dell’acqua” (2005), tratto dal romanzo della scrittrice Lidia Yuknavitch (1963, anch’essa californiana), racconta di una bambina, di una ragazza, di una donna. Sempre la stessa, attraverso le sue dolorose esperienze.

Di familiare

Per nulla spaventati, anzi, dalla riproposta dell’esordio doloroso di Hirokazu Kore’eda, con Elena abbiamo affrontato i 19’ che ci separano dalla “Sala 2” del cinema Ariston per un’altra riscoperta: del 2008, “Still walking” (s.it. “Camminano in un giorno d’estate”) conferma l’autore l’erede delle tematiche ozuiane, famiglia e genitorialità, città e paese, generazioni e luoghi ormai incomunicanti.

Pensa agli universi

Venerdì sera di giugno con 35° percepiti, Elena propende per un film nella nostra sala “Navetta”. “Una pellicola seria” dice e, chissà da dove, Mino 1° sospettato, fa capolino un film belga del già apprezzato Lukas Dhont. Finiti gli anni delle piccole produzioni sommesse, il coming out di genere esonda nella “Settima”, spesso con risultati notevoli, come nel caso di “Close”, del 2022, coi primissimi amori adolescenziali per strade diverse, alcune dolorose e tragiche.

Morti e panchine

Altra lezione, non solo di francese, ma anche di cinema, ci è giunta dalla rediviva "Alliance" e dal solito Claude Chabrol. Il maestro dei gialli sociali, l’Hitch politico del paese della Grande Rivoluzione, nel 2003 picchiò ancora sulla borghesia di provincia. Così bella, così infame. “Il fiore del male”.

Sotto i conti in banca

Questa cosa delle lezioni di francese di Elena e di "Foglio" sempre pronto a suggerire, sta facendo sì che ci troviamo spesso con gli autori transalpini dalla erre moscia. Incredibile ma vero, con Claire Denis siamo appena al secondo appuntamento: ma “Bastards” (t.o “Les Salauds”), del 2013, attesissimo all’uscita, finisce tra i noir pretenziosi della raffinata autrice.

Inutili parole, persone

Questo mese nelle sale anche un film dalla Romania, col suo cinema ben saldo al presente. “Tre kilometri alla fine del mondo” (2024) di Emanuel Pârvu, regista classe 1979, che con questo terzo lungometraggio ha concorso per la Palma d’Oro, parla di omofobia strisciante, visibilissima quando si tira in piedi.

Pochi ma soli

Toh, un film americano nelle “nostre” sale del “Circuito”, le sole che frequentiamo. Da un po’ nel mirino, causa orari proibitivi (16:30 ?!), finalmente recuperato “Rebuilding” (s.it. “Come l’acqua per il fuoco”, ?!). Passato dal “Sundance 2025”, secondo lungometraggio del regista del Colorado, classe 1993, Max Walker-Silverman, è un lavoretto accorato per caratteri morti e...mezzo risorti.

Donna Vita Libertà

Il buon “Circuito Cinema” propone un film afghano che entra subito nel nostro mirino. “No good men”, scritto e diretto dalla regista classe 1990 Shahrbanoo Sadat, al suo terzo lungometraggio, film d’apertura della 76° Berlinale, è un’ottima commedia, più amara che dolce, sulla condizione della donna nella terra scossa da guerre e integralismi. In mezzo a tanta assurdità, due volti difficili da dimenticare che testardamente si aggrappano ad una vita finalmente e fieramente vissuta.

MaturAzione

Detour
cinerofumiamo. Non solo autoriale, ma scorribandante coi primi film che passano. Tipo giovedì scorso, quando “La prima notte del giudizio” per noi ignoranti della saga di James DeMonaco, newyorkese classe 1969 già noto a SteBubu, ci ha intrattenuto con azione e, causa mio commento sempre acceso, qualche riflessione sulla nostra ingiusta, omicida organizzazione sociale. Questo IV° capitolo, che è un prequel, però, non è stato diretto dal regista bianco, ma dal regista black Gerard McMurray…e tutto pare un po’ più realistico…

Assunzione di Bella

Vuoi per i consueti suggerimenti di “Foglio”, cui non ci sottrarremo mai, o per imparare la lingua francese, così musicale, fatto sta che anche Jean Cocteau (1889-1963), stavolta dall'ingresso principale come directeur, accede al Cinerofum: lo scrittore, poeta, attore transalpino nel 1946 volle riesumare a modo suo una fantasia dal “Magazzino dei bambini” di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1711-1780): “La bella e la bestia”, la favola di un amore che vince.

Attaccaticci

I ragazzi dell’“Altrove”, come li continueremo a chiamare, l’avevano annunciato: un regista giapponese! Con Elena a muginare tra i papabili…scontato: Akira Kurosawa. Ma non è in saldo la qualità del regista apprezzabile finalmente non in costume. Né vi è scontistica da applicare al meschino omuncolo delle metropoli del Progresso cancerogeno: "Vivere", del 1952.

"Perfetto! Potremmo....! "

Stasera coi ragazzi del CineLercari per una rassegna dedicata a "Venere", à plus tard. In diretta dai "Cumba" di Castelletto, anche Mino e le Elene presenti: "Bob & Carol & Ted & Alice", spassosa commedia sexy americana del 1969, girata da maestro dal regista newyorkese Paul Mazursky (1930-2014), che accogliamo al 'Rofum con entusiasmo.

Fanfare

Grazie alla proposta di Mino, Masaki Kobayashi è tornato ad effondere il suo proscenio potente, la sua fotografia rigorosa. Né alpini, né bianchetti possono scalfire la poderosa intensità di “Harakiri”, dal 1962. Dal regista nipponico di sinistra, una feroce narrativa anti-sistemica, anti gerarchica.

Lutto

Tornando al cinema giapponese mai abbandonato, cogliamo il suggerimento delle sale che ripropongono la filmografia di Hirokazu Kore’eda. Il regista nipponico dei moti familiari dell’animo, nel 1996, esordì con un’opera addolorata. Sottotitolo nostro “Lutto”, non “I bagliori dell’anima”, “Maborosi” annuncia fedelmente la cifra futura dell’acclamato autore.

Ad uso e dominio

Altra lezione francese. Di lingua, per Elena. Di cinema, per entrambi. Classicissimo: al di là delle valutazioni, assistiamo al corso di storia del cinema all’Università del Cinerofum. Docente prof. “Foglio”, come una baguette la bobina del primo lungometraggio di Robert Bresson. Del 1945, in piena IIWW, “La conversa di Belfort” (t.o. “Les anges du péché”).

Classe à perdre

Lasciamo il cinema ispanico contemporaneo e buttiamoci, causa lezioni all’“Alliance” al martedì per Elena, nel cinema francese "classico", si-fa-per-dire. Balzachiano sì, ché Claude Chabrol, già al suo secondo lungometraggio del 1959 irrompeva come provocatore: “I cugini” devasta più di una vetrina cinematografica [Visto n. 21355].

Silenzio sociale

Cresce il cinema spagnolo nelle sale internazionali. Alle 21:15 di ieri sera, nella grande Sala 2 dell’“Ariston” eravamo in sette, Elena ed io compresi per “Il silenzio degli altri” (t.o. "Sorda") scritto e diretto nel 2025 dall’esordiente Eva Libertad, regista classe 1978 di Murcia. Film su diversità e comunicazione: la feroce sordità diventa esempio pregnante, per nulla metaforico, di tutte le nostre difficoltà. Pluripremiato Goya, regia e interpretazione, ne conveniamo.

Preliba-vendetta

Il primo film della rassegna ha visto presenziare anche Elena a questo film spagnolo sul profondo dolore di una donna. Un abuso sessuale frantuma il cristallo che la racchiudeva. L’arte, qui il teatro, può incanalare la rabbia, per farla esplodere più forte. “La furia”, del 2025, scritto e diretto dalla regista catalana, classe 1993, Gemma Blasco, anche per l’interpretazione della coetanea, pure lei barcellonese, Ángela Cervantes, è un segon llargmetratge da coronare come fosse il primer. Premio Goya per entrambe.

Mascherate

A ritroso, l’appuntamento di sabato presso il festival “La Nueva Ola” tenutosi al “Sivori” mi ha visto schierato con Mino per la Catalogna. Meno noioso del numero di sbadigli risuonati nella Sala 2, “Muy Lejos” (t.i. “Away”), scritto e diretto dall’attore Gerard Oms esordiente alla regia, colpisce per efficacia e profondità, che potrebbero farsi enormi quando non appiattite in salsa LCVaiTu.

Restare, andare. Restare

Il fine settimana appena trascorso ha visto nelle sale il breve “La Nueva Ola - Festival del cinema spagnolo e latinoamericano”. Riuscito a presenziare con un film per giorno, con formazioni varie, è stato un interessante affaccio. Partiamo dall’ultimo, in solitaria pomeridiana: con “La hija cóndor”, del 2025, scritto, montato e diretto da Álvaro Olmos Torrico, cineasta boliviano non alla sua prima affermazione, parla di terre e generazioni travolte dalle novità: ben poche in sintonia colla nostra esistenza su questo pianeta.

Il colore del down costante

Questo mese c’era anche il buon prof. Malavasi, coi suoi studenti, al “Sivori”. Nella rassegna “CONTESTAZIONE! Firmato: Marco Bellocchio”, l’unico nostro mancante del regista di Bobbio era “Marcia trionfale”, del 1976. Picchia forte e grida il capitano, fece lo stesso Bellocchio, quando non pretendeva di rappresentare l’Italia in alcunché.

Il diritto è un dovere

Nelle sale solo l’ultimo film del regista tedesco-turco Ilker Çatak che, due anni fa, ci convinse inseguendo una professoressa alle prese con la propria autonomia a scuola. Dall’istruzione alla cultura, lo Stato dispone i suoi gregari per la medesima strategia autoritaria. Dominio e sottomissione: così arrivano i fondi. “Yellow letters”, Orso d’oro 2026 che premia tenacia e maturità di film e protagonisti.

Sempre l'amour, mai lui

In solitaria all’ex Hop-Altrove per chiudere il trittico dedicato a Guy Gilles. Il regista francese dell’amor rosaspinato e ricordato, nel 1964, esordì col lungometraggio “L’amour à la mer”: ah, l’amore, che dolce illusione! Che brusca formazione!

Fragile

1967: "Au pan coupé", per altri "I caffè di Parigi", del 1967: di Guy Gilles, ché non lo lasciamo.

Resistenza precaria

Divertente la commedia a sfondo storico "La cena del dittatore" (t.o. "La cena") di Manuel Gómez Pereira.

Rose e Cannoni

Era un mercoledì sera al “Sivori”, ritorniamo al cinema statunitense del giorno d’oggi. Ma...! Per una firma norvegese, al quarto lungometraggio, che si dimostra matura, drammironica, intrigante. Kristoffer Borgli, classe 1985 , con “The Drama” (s.i. “Un segreto è per sempre”), si presente come nuova firma graffiata.

EmanciNazione

Martedì sera tanto-per-cambiare stanco. Sul santificato canale televisivo TV2000 Elena scorge un “Sophia Loren e Clark Gable” ambientato a Napoli. Ueeh! All’uopo, niente più, niente meno di una commedia rosa con la scenografia, premiata e in Technicolor, della vivace flora e soprattutto fauna partenopea. “La baia di Napoli” (t.o. “It started in Naples”), del 1960, come il precedente film visto del newyorkese Melville Shavelson (1917-2007), cambiato il volto maschile con un altro, smuove i noti appetiti.

Il tempo è uno straniero

Poi, questo mese, è stata la volta del ritorno al teatro internazionale di quartiere “TiQu” per una nuova proposta sconosciuta. Mesdames e messieurs, con tutto l’entusiasmo del curatore, vero fan della poetica del regista…, Guy Gilles! Applausi di incoraggiamento prima della visione di “Le Clair de terre”, 1970. Meno, ma più convinti, alla fine. Invero quest’opera che, per il curatore è la summa dell’arte di Gilles, mostra una matura disinvoltura registica.

Giron Giro

Domenica di metà aprile grigia e fredda, comunque al cinema. Stavolta per l’Iran, il cui cinema è tra i più riscaldanti. Bello tornare, dopo 9 anni (argh!), agli “Amici del cinema” di via Rolando ferroviere, dove è in programmazione l’ultimo film di Ali Asgari. Ché “Divine comedy”, del 2025, continua ad esplorare le assurdità kafkiane, il disumanizzante purgatorio di ogni autoritarismo. Con sconsolata ironia…

Pochi luoghi pei bimbi

Al cinema per l’Iraq che grida. Al piccolo cinema City di vico Carmagnola in programmazione “La torta del presidente”, scritto e diretto nel 2025 dall’esordiente iracheno Hasan Hadi. Regia naturalmente sensibile, viva di colori, per un neorealismo d’essai: “Camera d’Or” meritata.

La truffa dello Stato

Di nuovo in strada lungo il cinema americano indicato da “Foglio”. Con Elena, ci ritroviamo ancora nel farwest, ma con tutt’altra vicenda da narrare: né “indiani”, né mandriani, ragazzi miei, vi presento: James Addison Reavis (1843-1914), l’Arizona è sua. Con “Il barone dell’Arizona”, del 1950, Samuel Fuller imparava ad organizzare scena e interpreti.

Beatleabba

Sabato pomeridiano d'inizio aprile, ma Elena è ancora febbricitante. Ci vuole una commedia. E Thomas Jensen, la cui cifra artistica conobbi 13 anni fa, su proposta di Albert Monzy, è tornato nelle sale. Buona idea, ché “Mio fratello è un vichingo” (t.o. “The last viking”), diverte con brio, bizzarria, senza tralasciare riflessioni più complesse.

non dovresti nemmeno

La primavera non ci tiene lontani dalle sale, anzi. E nemmeno trasposizioni cinematografiche invero complicate. Letto non troppo tempo fa, “Lo straniero” di Camus è materia davvero delicata, così ossessivamente impalpabile, talmente accecante nel meriggio abulico di un franco-algerino sradicato. Che François Ozon, a suo di film, sia giunto alla maturità necessaria?

Riti e varianti

Di ritorno da Marsiglia, un tributo al "Cinema, vidéothèque, bar, cantine" Videodrome 2, di cours Julien. Perso per un giorno il loro appuntamento, abbiamo raccolto la proposta nella nostra "Navetta". Il secondo film di Shōhei Imamura qui al Cinerofum è quindi "La ballata di Narayama", del 1938, che conferma una firma da stringere nella mano del migliore cinema giapponese.