A volte...

I film persi nelle sale si contano sulle dita di che? Sulle loro punte non sta nemmeno “Il filo del ricatto” (t.o. “Dead Man's Wire”), del 2025, che traccia il ritorno di Gus Van Sant. Ancora a raccontare le reazioni degli ultimi dinanzi ai primi, alla loro inspiegabile arroganza. A volte, come l’8 febbraio del 1977, davvero tutto va come dovrebbe. O quasi...
“Camminava sotto il cavalcavia…”, una voce suadente ci sintonizza sull’atmosfera di Indianapolis nel 1977. E’ il radiofonico Fred Temple che vi parla. E se non vi bastano i pezzacci del momento (Diodato…), c’è il redivivo Danny Elfman a musicare la scenografia. Mix di accecante follia e lucida determinazione. La rabbia può fare ciò. I torti aziendali funzionano bene. Non cattivo, ma incazzato. La meccanica non è quella dello sfruttamento retribuito (male). Qui è la fregatura che brucia, una fiducia presa nel di dietro che non lascia impassibili. Punti di vista. Verità. “Un bianco contro un bianco, un circo” rileva sardonico un nero. “La polizia non muove un dito”. Del tipo “Miglior amico e peggior nemico”, il nostro, “uno tosto”. Tradito umiliato, disprezzato. La battuta del dirigente/Al Pacino sulle scuse (“dovrei chiedere scusa Io a quel delinquente!”, altrove metti “sovversivi”) è la stessa dei talk show d’ogni sera (difatti è l’unica risata della Sala 2 del “City”). Il fratello furbo, “è tutto risolto!”, “scusa”, non fa che rendere più “leggendario”, questo sì, il gesto di rivolta di Tony Kiritsis. Vero esempio di vita.
Le immagini dopo i titoli di coda, tra l’altro, rivelano un Tony diverso: meno mingherlino, meno affascinante con la sua chierica, ma conservante tutta l'ironica e ingenua sfrontatezza verso ogni meschina pedina di questa società del Capitale.
(depa)


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