Concessioni miltari

Allora, con Elena, l’idea era quella di approfondire l'horror, in particolare del biennio viola 1970-80. Poi c’è stata la traiettoria dei film squaleschi. Inevitabile, sempiternamente ricordato dai suoi più celebri mostriciattoli, bussare alla porta di Joe Dante, tra le firme da conoscere. Al suo primo domicilio: anche “Piranha”, del 1978, si rifà facendo. O facendo rifà? Da scoprire.
Paura e filo spinato. Da subito è vietato l’accesso. E c’è una nebbia inquietante sotto la luna. Gitarella. A rovistare come una volta nelle fantasie del terrore. Zona militare abbandonata. “Sono gli uomini che mangiano i pesci, non il contrario”. Alè! “Guerra batteriologica, genetica, la bomba”. “Lavorano per il governo, hanno i mezzi” (bisognerebbe trovarne altri). “Io non ho mai ucciso nessuno, lo vada a dire ai militari. Io sono uno scienziato”. E già cadeva la cortina positivista del Molock tecnocratico. La retorica del dual use per ogni accademico. Dante tiene viva la suspense, con le note in moto di Pino Donaggio, con un alcolizzato e ingolfato per eroe. “A volte per salvare, bisogna distruggere”, parole di generale (mettere in sicurezza, non creare, come Bakunin mica il primo). Quasi i contenuti più della forma (come molti dal fanta-horror). CI SARANNO ALTRE GUERRE. Cappello di generale sul fondo del fiume. “Capolavoro”.
(depa) 

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