Blitz mortali

Era ancora gennaio quando ci recammo a recuperare il rappresentante del cinema spagnolo all’ultimo “Cannes”, che tante lodi raccolse alla prima. Elena ed io ci accodiamo al plauso di una película originale e potente. Scritta e diretta dal galiziano, ma nato a Parigi nel 1982, Óliver Laxe, “Sirat” è un’esplosiva opera esistenziale, coi militari che non cessano di aggredire la vita. Al “Premio della giuria”, aggiungiamo il nostro.
Con l’appoggio del Marocco, dove è ambientato questo ventoso e polveroso road movie di ricerca e formazione. Ottimo incipit. Muro di casse, muro di suono, muro di roccia. Muro di gente. Quante ore lì sotto…sempre istruttivo star coi ragazzi della techno. Nella trance che non tocca il suolo. Se non arrivano gli sbirri (“stato di emergenza”). Originale perché è un ritorno al cinema dei racconti audiovisivi lentilunghi e coinvolgenti. Merda con LSD! Poveri cani...
Spiriti liberi, in fuga, anarchici. Musica tra le guerre, come internazionalisti del suono. Dialoghi puntuali, quasi nulla al caso (“Non so se sia la IIIa guerra mondiale, ma la fine è cominciata da un bel po’…”). Poi lo SHOCK, che riesce a superare anche i botti tunisini del 2025. Sgomento vero, assordante. In distese allucinanti. Il coraggio di ballare, nonostante i morti. Poi la terza, la quarta botta. Braccati dalla morte (guerra), un orizzonte minato. Quasi tutti andati. La curva è cieca e gli uomini si ammassano su vagoni merci.

Elena all'uscita, abbassando la mandibola: "Urka, non scherza il ragazzo...".
(depa)


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