Nora e le sorelle

A gennaio nelle sale per non star fermi e far accomodare al Cinerofum Joachim Trier. Copenaghese classe 1974, col suo sesto lungometraggio si è aggiudicato il “Gran Prix Speciale della Giuria” a Cannes 2025. Davvero, “Sentimental value” colpisce per pulizia, rigore, profondità.
Una maturità che si percepisce e che lo rende subito interessante. La casa, i suoi sentimenti, i suoi rumori (viene in mente il recente Soderbergh). La stanza di Nora, classe 1987, e del suo tema in prima media, nell’incipit intimistico. Poi i tempi del debutto come attrice teatrale. Suspense, sul palco, certo che sì. Quadretti bergmaniani. Dopo il funerale della madre, col padre un’occasione per ricostruire (ma perché, che cosa?). Padri tra serie TV e cene. Montaggio e fotografia a tratti ammalianti e regia ricercata quanto robusta. Recitare come terapia (“per non essere se stessa”), una mamma psicologa lo capisce subito. Così come un bambino (“Ti vedo”). Ci commuoviamo facendo selfie (trucchi di registi). Nora, ansiosa tra successi e delusioni, paure e illusioni. Il tempo corre di quindicina in quindicina, tra padri e figli. Morte chiama morte. Crucci psicoanalitici cui non sempre si empatizza (ahimé le lacrime alla lettura del copione…). Dai, su, su, ragazze! Il tono alto già nel titolo scema solo all’ultimo, non lo spessore delle immagini. Film per una figlia. Ma l’arte per realizzare se stessa è una menzogna.
Regista da seguire, Joachim.
(depa)


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