Quindi ci siamo recati al "19’’" per riprendere il discorso con Fatih Akin, stavolta in sala. L’ultimo film del regista tedesco di origini turche è un intenso e rigoroso racconto storico, ambientato nel finis terrae delle guerre del Führer. Titolo scontato, ma è proprio attraverso gli occhi di bambino ancora innocente che, ne “L’isola dei ricordi” (t.o. “Amrum”, è l’omonima tedesca), il regista guarda l’assurdo che accecò le generazioni passate.
Fotografia perfetta, ritmo narrativo notevole (interessante la genesi del soggetto, notevole: dall’attore e sceneggiatore Hark Bohm scomparso lo scorso novembre, 1939-2025), una o due sequenze memorabili (l’avvistamento del cadavere in spiaggia e un’altra…). Ha la capacità di affrontare con onestà questa ferita nazionale ancora aperta (lo dicono i risultati elettorali dell’Adf, come quelli in Italia), evitando assoluzioni affrettate e facili conclusioni. Fatih Akin, in questo “nostro” suo sesto lungometraggio, mostra le sue capacità al massimo livello. E da una chiacchiera in “Cairoli” con Elena C., emergono alcune qualità del regista: varietà e versatilità. Sarà divertente appurarlo…
(depa)


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