Un altro ciak

Sabato sera pre-trasferta (infausta che ve lo dico a fare) per Richard Linklater, ma diciamolo, soprattutto per Godard e la “Nouvelle vague” (2025) che gli soffiava attorno. L’atmosfera che si respirava in quei suoi primi ciak era pregna di Cinema.
“Sì, cioè, voglio dire”. “Sono pronto per fare un giro…”. “Tutto ciò che conta è una ragazza e una pistola”. Emozionante. Qualche lirismo cinefilo (“Jean-Luc e Jean-Paul che saltano la corda). “Mi annoio a morte”. Nei sorrisetti di Godard. Il cinema, la Nouvelle Vague, ha la sua fontana, è non di Trevi. Non “applicazione pratica di ciò che qualcuno ha potuto immaginare”. Al “Le Champo"!, dove imparerà a non “tenere il morale alto”, a non perdersi in “speranza”. “Una storia che regga! Un noir sexy”. Belmondo, come una un amico di Simone. M i raccordi! (“proibito toccare”). “Spontaneità!”. “Ottimo carrellista” così sensibile al movimento (senza scadenze). Se solo si intrasente il Godard politico, emerge vivida la sua rottura artistica col cinema soporifero per tutti. Un bravò agli attori transalpini ottimamente calati nell'onda dell'epoca. Certo, lo statunitense, si sa, dispone dei mezzi. Ma il borseggiatore…Rossellini e Renoir, “Sacre Scritture”, “Motore Raoul!”
(depa)


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