Poi una qualche sera di marzo siamo tornati a casa ancora in forma. Quindi nella sala Navetta è partita la proiezione horror, “zerofatica” o “spegnicervello” si dica. Dallo schermo e sullo schermo, ma anche proprio fuori dallo schermo. “Ring”, “Ringu” per i sardi di Pavia, nel 1998 rese celebre all’estero il regista nipponico Hideo Nakata (classe 1961), che indicò la "nuova" strada per il cinema del terrore d’una volta.
Il cinema giapponese degli anni ’90, col suo vestito unico, qui terrifico per coinvolgere ed alienare. Un’idea fantastica da condurre strenuamente avanti. VHS in FWD, col nastro che salta di palo in palo, di nonna in nipote, da spirito passato a pavimento bagnato. Non ci sono richiami dual-use cronemberghiani, qui una telefonata accorcia la vita e richiamare non è concesso. Una semplice vendetta che può essere espiata solo con San Antonio e le sue catene infuocate. E una mamma sa qual è il suo dovere…
(depa)


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