Il tempo è uno straniero

Poi, questo mese, è stata la volta del ritorno al teatro internazionale di quartiere “TiQu” per una nuova proposta sconosciuta. Mesdames e messieurs, con tutto l’entusiasmo del curatore, vero fan della poetica del regista…, Guy Gilles! Applausi di incoraggiamento prima della visione di “Le Clair de terre”, 1970. Meno, ma più convinti, alla fine. Invero quest’opera che, per il curatore è la summa dell’arte di Gilles, mostra una matura disinvoltura registica.
“Tanto sfortunato nella vita, in patria, figurarsi all’estero…Nato ad Algeri, emigrato a Parigi...Questo film meraviglioso, con una poetica unica…Omosessuale, sempre tenuto fuori dai circuiti…Una vita di sfighe, tanti lo citano come ‘Il Proust del cinema’…ve lo presentiamo nella prima retrospettiva italiana a lui dedicata. E’ meraviglioso”.
Alèèèè, tuffiamoci, questo "incanto gitano” en place des Vosges, con Annie Girardot sul tempo che se ne va, sul ciottolato calpestato dai secoli di Parigi. Rose e fiori, per una guida turistica affascinata dal bello. Tati in movimento commentato. Ricordi musicatissimi, pure gli “Champs”. Cori da “Gran Café”, un ultimo bacio scippato ad un amore mancato. Depuis en Tunisie, via da Parigi! (ancora il mal di patria di Camus). Pierre in cerca di “armonia”, tra riflessi (…) e piccoli segnali. “Partirete! Partirete!” diceva la madame ai francesi di Tunisi, così entusiasti degli accenti parigini. Lo straniero, il diverso…Gilles possedeva quei colori. Au revoir, uomo di nessuna parte.
(depa)

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