Martedì sera tanto-per-cambiare stanco. Sul santificato canale televisivo TV2000 Elena scorge un “Sophia Loren e Clark Gable” ambientato a Napoli. Ueeh! All’uopo, niente più, niente meno di una commedia rosa con la scenografia, premiata e in Technicolor, della vivace flora e soprattutto fauna partenopea. “La baia di Napoli” (t.o. “It started in Naples”), del 1960, come il precedente film visto del newyorkese Melville Shavelson (1917-2007), cambiato il volto maschile con un altro, smuove i noti appetiti.
Sarà la malinconia per i tempi non vissuti. Elena sempre soddisfatta di queste spensierate commedie americane di metà Novecento, dove i dialoghi sono secondari rispetto a sguardi e stacchi (di gamba), in cui i buoni sentimenti, almeno, cominciavano a spogliarsi. Con gli stereotipi così ricchi e ammucchiati da mettere in piedi un coinvolgente mondo immaginario. Dove i bambini, sì, sono costretti a lavoretti piccantini sino alle ore piccole, invece di andare a scuola in divisa!, ma in cui sono comunque protetti ed amati da tante braccia unite. Penultimo di Gable, che le cita tutte con eleganza, scatenata prova danzante per la Loren e un bambino splendido. Può bastare per ieri.
(depa


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