Domenica di metà aprile grigia e fredda, comunque al cinema. Stavolta per l’Iran, il cui cinema è tra i più riscaldanti. Bello tornare, dopo 9 anni (argh!), agli “Amici del cinema” di via Rolando ferroviere, dove è in programmazione l’ultimo film di Ali Asgari. Ché “Divine comedy”, del 2025, continua ad esplorare le assurdità kafkiane, il disumanizzante purgatorio di ogni autoritarismo. Con sconsolata ironia…
Da “Distributore indipendente” un film che inizia come la locandina, su vespa rosa che solca come vacanze teheraniane idee libertà e di poesia...La terra dell’hijab, dell’incomprensibile, attraverso le lenti dell’inesistente uomo libero. “Girare in motorino, in coppia”…proprio “cocciuto”. Il tono freddo e cinico degli invisibili, ma percepibili, burocrati e oppressori racconta quanto il volto inquadrato degli “umiliati e offesi”. Non poter proiettare un film girato…un “matrix” che accomuna molti film d’autore resistenti. Ma davanti hanno l’autorità in cocaina. Le redini in mano a piccoli uomini, lepeghi, tra “allusioni e oscurità”. Soluzione: un fantasy religioso! Ma Bahram, maschera (e musica) alleniana della sbigottita perplessità, proprio non vuole capire: Aronofsky ebreo ha girato il Corano! Iran, Siria e Yemen agli Oscar! Location scouting!...Ottima satira. Vitale.
(depa)


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