Psycho in love

Sì, non è che "Destini incrociati" (t.o. "Random hearts"), del 1999, di Sydney Pollack sia una pellicola da incoronare. Ma il diciottesimo dei venti lungometraggi mostra la chiara abilità del regista di narrare. Le vicende, i riflessi di queste sugli individui, quindi le loro reazioni. Qualcosa di nero, blu, quindi rosa. Molto rosa. Due star affidabili, tutto fila sino al finale (che si dimentica prima possibile).
Harrison Ford mette paura da busterone. Ma c'è il regista attore di Lafayette che non può compromettersi. Dal romanzo del brooklynese Warren Adler (1927-2019), un thriller psicologico che chiude in love story. Il regista attore mette in campo la sua capacità di narrare, districandosi in ogni ruolo con disinvoltura (troppa?).
La sfida, dappertutto, è "Chi ha i soldi contro chi ha un nome". Frattanto, gli occasum. Incidente aereo, brutta storia. Ma anche le corna bruciano. Doppia batosta per entrambi. Tra vendetta e attrazione, in mezzo c'è uno sfioramento, un meraviglioso rallenti.
Supportato da attori di qualità che giustifica il cachet, Pollack resta concreto. Nella rappresentazione degli stati d'animo. Senza timore di perdersi in paranoia. Gran cinema americano (non aprite quel regalo!). La domanda: "cosa ti cambia" aleggia su tutta la pellicola, trovando risposta solo in se stessa. Solo che in sala c'è il pubblico. Mentre la polizia fa il suo lavoro, il protagonista parrebbe affetto dalla sindrome del barone Masoch. Ma è questione di vero o falso: "sapere quando è stata l'ultima volta che ha detto la verità". Va bene ("musica classica", sì, sì...). A un certo punto, penso che il cinema possa tutto: tra i due sarà tango (quindi quel contorcimento rallentato, bellissimo visu). Sigh. Il fascino della scontata intuizione dura poco. Regista e sceneggiatore senza pudore, nelle viscere dove domina il rosa. "Lo sanno in molti?". Sì, c'è anche la questione dei "14 punti compassione" (anche correct, rep and dem very happy). Gli attori, mi ribadisco, danno spessore ad un soggetto la cui sinossi, a ben vedere, è un horror "Harmony" (nel senso che nun se po' vede'). L'inglese Kristin Scott Thomas è una fragile bellissima trentanovenne. I ruoli traballano con astuzia, è vero ("Vuoi sapere perché? Non c'è un perché!").
L'autore maturo è evidente. Maneggia tutto, Pollack, materiale di tutti i colori, con tocchi di classe visivi (l'uomo coi baffetti di prestigio!), per cui è meglio non distrarsi. Colla giusta dose d'ironia ("Cos'è?", "Una Heineken"). Peccatino, ché manca il guizzo. Alfine, lascio andare per non prendermela.
Dopotutto, quella del sergente (tenente), come quella della politica, d'altronde, è solo la solita dannata deformazione professionale: quella che rende tutto psycho-thriller.
Finale tra casi umani.
(depa)

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