Proibire ed armare

Un servizio giardinaggio val bene un pieno di cinema. Il primo dei 18 dvd, di vario genere, proveniente dall'"Archivio Marigrade", ha portato in sala un maestro di Hollywood. Howard Hawks ha spaziato dal musical al western, dal war al gangster. Di quest'ultima categoria, nel 1932, tracciò addirittura le linee infallibili per gli autori a venire: con "Scarface" realizzò un caposaldo cui non rimaneva che tributare sontuosi piani sequenza e colonne sonore.

Selvaggi opponibili

Sabato pomeriggio, Elena suggerisce di sfuggire al caldo in una grande sala. "Di' un po' cosa c'è...". "Animali selvatici" (t.o. "R.M.A.", ecografia rumena), "di un certo monsu, mongiu...". "Mungiu, Cristian Mungiu, andiamo". Ennesima, affascinante quanto profonda, pellicola sociale. La sesta del regista di Iasi è sgomenta di fronte a integrazione e compassione ancora e ancora rese impossibili dalla società perduta nei boschi senza luce della xenofobia per interesse.

Macho Poco

Fatto è che quando "Simon Mi" (niente da vergognarsi), passa dal 'Rofum, è impossibile prevedere la programmazione. L'altra sera almeno 4 o 5 titoli, tutto ok, scelto!, e invece dal cappello esce "The Lighthouse", pellicola per nulla codarda di Robert Eggers (7 luglio 1983). Il denso pulviscolo di ipercriticismo in sala non mi ha impedito di apprezzare quest'opera letteraria, ben scritta, interpretata e rappresentata (il regista è sceneggiatore e scenografo). Ché due cazzi soli nel nulla hanno bisogno di sostegno per restare in piedi.

Voglio Lamamma!

Quando nelle sale estive cala la calura, una pellicola dai luoghi esotici, Cambogia, Sud Corea e...Belgio (?) parrebbe l'unica freschezza. Peccato che "Ritorno a Seul", scritto e diretto da Davy Chou, parigino classe 1983 di origine cambogiana, fa di tutto per sembrare altro da sé. Proprio come la protagonista, troppo influencer per ricordare le tradizioni familiari.

Resa dei corpi

Ancora la TV può porti davanti quel bontempone di Claude Lelouch, artista ottantacinquenne spericolato e affascinante, come il suo alter-ego ideale in "Parliamo delle mie donne" (2014, t.o. "Salaud, on t'aime") . L'amore incondizionato pone dinanzi a rimorsi inattesi, rimpianti brucianti. L'arte delle donne fa i conti con loro.

Vino e alici

E' stato grazie ad Elena se, grazie all'insospettato canale 61 "CampioneSport", la dolceamara parabola popolare di John Steinbeck di "Tortilla Flat" (1935) ha potuto trasformarsi in luce e ombre. Invero, il merito originale va alla passione letteraria di Victor Fleming che, nel 1941, si cimentò e superò la difficile prova di cogliere un'umanità da prossimo Nobel: "Gente Allegra".

Tanti dei tanti

Toh
, il cinema americano. Quant'era che non lo vedevamo in sala? Quasi due anni, dall'allucinazione marinesca di Schrader (sett-2021). Lo rincontriamo in veste black, dove discriminazione e segregazione razziale (economica) sono altri strumenti della Società del Capitale. Merce umana sempre affamata, verrà spazzata via dalla gentrificazione che permette, a tutte le ultime città, di spremere ciò che resta, prima di morire in Santa Pace. La volitiva e accorata ricostruzione, autobiografica, della regista esordiente del Queens, con una asfissiante quanto reale vena vittimistica, perde però il tram di una critica aggiornata alla sonnolenza millenials. "A thousand and one".

Urla bianche

Giugno s'è chiuso con un altro buon film in sala. Esordio interessante di Agnieszka Woszczynska, classe 1984 di Lódz. La trentanovenne polacca mostra maturità registica e sensibilità umana che potranno forgiare pellicole personali quanto affilate. "Silent land" è l'Europa e il Mondo Intero divenuti terra d'egoistica indifferenza. Landa di parole distanti, gesti inespressi.

Disonorevole

Alla vigilia della Festa della Liberazione mai conclusa, la televisione democratica si rifà il trucco con ciò che possiede, proiettando pellicole storiche, critiche, sul fascismo. Come quella in cui Carlo Lizzani consente, dice Purgatori, di "respirare il clima di quei giorni, tragici e finali". "Mussolini ultimo atto", del 1974, mostra al 'Rofum le ore fatali del Grande Attore e un regista ormai maturo.

Il terrore russa

Anche Clint Eastwood si è confrontato con la Storia. Nel 2011, con quella scabrosa degli Stati Uniti paladini della Democrazia. Piuttosto onesto, nonostante le connaturate devianze, piazza sullo schermo tutta la ferocia dei servi della Ragion di Stato. "J. Edgar" ha la grinta, il ghigno, il muso del Capitale.

Law Iberico

Quella domenica di marzo, forse fu lo stato di salute di Elena che le permise di affrontare tre ore di cacciata dei mori. In realtà, colpa di Silvio Paolucci e della sua "Storia 1" (Zanichelli, 1965) se il genere peplum ha attraversato la "Negri" con fulgore, e rapidità, di cometa. A me bastò leggere Anthony Mann per godere d'"El Cid", del 1961.

Tram che si chiama trauma

Tristezza quando Elena ancora mi lascia lì, con "Foglio" e altri amici, e vaga per la "TV" alla ricerca del meno peggio. Che, ieri sera, si è materializzato in Angelina Jolie. Regista. E Sceneggiatrice. Autrice. Avevo già incontrato l'attrice dietro la macchina da presa. M'ero rotto eccome, nel 2014, e ritrovo la stessa passione per la drammatizzazione pesante di immagini e momenti. "By the sea", del 2015, stavolta sfodera una volitiva hollywoodiana alle prese con la letteratura psicologica e sentimentale (borghese). Con gli affetti alterni.

Dito avvelenato

In solitaria a vedere  l'ultimo lavoro del londinese Martin McDonagh. Peccato per Elena e Marigrade che avrebbero apprezzato, secondo me, le bizzarrie comportamentali dei protagonisti di questa storia beckettiana, surreale quanto granate d'acciaio che spaccano crani e smembrano carni. "Gli spiriti dell'isola" (t.o. "The banshees of Inisherin", 2022). Amicizia e odio dialogano nell'indifferenza.

Accomandati semplici

Riparto da ieri sera, l'ultima. Infatuati da Renato Castellani, provochiamo: "Mio figlio professore", del 1946, il suo peggiore, palesando le nostre già elevatissime pretese. Prima, durante e dopo una guerra, l'emancipazione di classe passa per attestati e promozioni. Se non per sé, per i figli. Timorosi come conigli.
Ripensandoci, qualche attimo di leggerezza rende più profonde le emozioni.

Thriller System

Domenica di cinema hollywoodiano, coi padri dell'industria cinematografica a rappresentare i Buoni  Affetti per tutti e ogni professionista al proprio posto: sbirro, avvocato, texas rangers e e criminologo. Nella terra del diritto a pistole e zucchero filato, ecco Clint Eastwood ironizzante su di "Un mondo perfetto" (1993). Solo sulla carta ipotetica del futuro, sicuramente lontano da galere e servizi sociali.

Muore per favore

Meno riuscita di altre ottime pellicole del primo semestre 2023, la giapponese "Plan 75", scritta e diretta dall'esordiente tokyota, classe 1976, Chie Hayakawa, conferma però la sottile sensibilità dei registi nipponici. Da servitù a morte volontaria il passo è impalpabile.

Sale in bocca

Giugno riprende da un'irruzione western, a mano armata e con violenza. Come quella cui sono avvezzi i criminali del regista e scrittore romano Giulio Petroni (1917-2010). Il quale, nel 1968, lasciò i toni della commedia per cimentarsi in quelli più decisi del genere allora più in voga. "Da uomo a uomo", fatti avanti!, fame di giustizia che valica stati e stagioni.

Middle fixations

Senza appunti che di un cult snobbato per quarant'anni ma ormai tremendamente antiquato si può scrivere in breve. "Harry, ti presento Sally..." doveva navigare in commedie ben poco illuminate se, col puritanesimo di chi ostenta frigidità e fedeltà, potè appatellarsi sulle labbra di ogni stagione. Nel 1989, il newyorkese classe 1943 Rob "Bob" Reiner dialogò, senza scrivere, con Woody e NON spogliò Meg Ryan, astuto.

A largo...zampino

Avanti. E non si dica che il Cinerofum disdegni anche improvvise cagate posate in TV. Informe e stagnante celluloide che manco ha bazzicato le sale, "Dark tide" (2012) è l'orata all'occhiello di John Stockwell, ex-modello, attore, produttore e...regista. Parrebbe. Diciamo che, in questo sua ultima fatica, lo statunitense si mostra scattante e ginnico. Poi il palestrato apre la bocca...

Ipocrisia^2

La montagna turistica, colle sue visioni frivole, mesi fa condusse in sala una pellicola che non avrebbe dovuto esserlo (leggera). Fa quindi trionfale ingresso nel Cinerofum il grandioso e già dimenticato regista delle presentazioni famigliari e degli agenti ritardati, lo statunitense Jay Roach! Nel 2019, il regista di Albuquerque, classe 1957, si circondò di bellezze mature, irriconoscibili, per gridare "Bombshell" (s.i. "La voce dello scandalo"), uno dei tanti episodi tra patriarcato e  capitale negli USA bianchi middle-class.