Ancora
qui, davanti al regista con la “Losange” suggerito da SimoMi, chiudendo
il trittico con Alain Guiraudie. Nel 2024, il “geniale” regista di Ayron con “L’uomo
nel bosco” (t.o. “Miséricorde”) realizzò il suo settimo
lungometraggio. Il nostro preferito, forse perché più incastonabile. In che cosa? Dai, ci siamo capiti.
Straniamento
Come
promesso, avanti con Alain Guiraudie. Tre anni dopo il film sulle relazioni scoperte
e pericolose, il regista sessantaduenne si risiede dietro la m.d.p. proseguendo
il sentiero delle sessualità diverse, aperte. “Rester vertical”, del 2016,
è il titolo del quinto film dell’autore e una sfida allo spettatore vergine.
Uomo specchio
Hirokazu Kore’eda scatenato. Tredici anni dopo il nostro primo incontro col regista, lo ritroviamo di ritorno da “Cannes” ancora sul tema dell’adozione, stavolta cyborg. Ma la tecnologia divoratrice dell’A.I. non ha cambiato i toni dell’autore, saldamente ancorato alla sua poetica delle relazioni (umane?). “The sheep in the box”.
Peccati imperiali
Nella piccola “FilmClub” per altro cinema palestinese. Dalla testimonianza della feroce attualità dell’occupazione israeliana, alla rievocazione storica; al nostro terzo incontro con Anne-Marie Jasir, per il film “Palestina ‘36” (sottot. “Quando tutto ebbe inizio”), compie una sterzata condivisibile, cedendo alla divulgazione, trascurando la forma.
Uomini per caso
Dopo
quasi un anno di salubre astinenza dal cinema italiano, con Elena eccoci nelle sale settembrine piuttosto carenti per un altro tentativo. “Grottesco” la chiave che
mi dovrebbe mettere al sicuro da misere velleità. E, tuttosommato, "Serpenti", terzo film del romano classe 1980 Roberto De Paolis, non lascia con rimorsi.
Nemmeno soddisfazioni, figurarsi entusiasmi. Graffiante. Ma, come dodici mesi
fa, oltre il filmetto non si va.
Non arresti l'arte
Guerra e repressione diffuse dovrebbero spingere il cinefilo
presente a sé a non dimenticare registi come Jafar Panahi (comunque già nell’olimpo
dei registi). Ci mancava “This is not a film”, del 2011, per apprezzare
ancor più l’arte e l’umanità dell’autore iraniano mal vittima della violenza di
stato. Non racchiudi un’idea tra quattro mura, si veste da poesia e travalica i
confini nazionali.
Genocidio volontario
Ieri sera, su proposta del puntuale Genna, nel “Cineplex”
pieno e fin troppo confortevole, viste le immagini sul grandissimo schermo, il
primo giorno dei soli tre di uscita (28-29-30 settembre, ?!) del secondo documentario
della coppia di registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, per il governo israeliano "traditori di stato". Nelle
interviste di ufficiali e soldati dell’esercito di occupazione sionista, la disumanizzazione
pianificata delle vittime che dà licenza di uccidere e, l’umanità ormai dispositivo
da 007, auto-divorarsi. “Naza”, “Premio speciale della giuria” a Venezia.
Black Confusion
Da Marigrade, ormai chissà quando, un DVD del "New Black Cinema": “Bus in viaggio” di Spike Lee, del 1996, l’anno dopo la “The million man march” degli afroamericani a Washington. Marcia vietata alle donne cui Lee non partecipò, ma che gli ispirò questo film piccolo e sporco ma che racchiude le cifre registiche del regista di Atlanta ben più di altri suoi celebri lavori. Black confusion all’ombra della one nation under same religion.
Partigiani reggiani
Proprio mentre vecchi e nuovi fascismi e nazismi si
affacciano con grinta di devastatore e saccheggiatori, l’“Anonima Santa Brigida”
mi porge “I sette fratelli Cervi”, del 1967, ricordandomi, col regista milanese
Gianni Puccini (1914-1968), l’importanza di non abbandonare mai la lotta.
Nei titoli di testa, la sestina finale di "Ai fratelli Cervi, alla loro
Italia" di Salvatore Quasimodo (1954), dedicata a Gelindo (nato il 7 agosto 1901), Antenore (30 marzo
1904), Aldo (9 febbraio 1909), Ferdinando (19 aprile
1911), Agostino (11 gennaio 1916), Ovidio (13 marzo 1918)
ed Ettore (2 giugno 1921), fucilati dai repubblichini fascisti il 28
dicembre 1943.
Zitto e suona per la gloria
Dall’ultima infornata cinematografica milanese, recuperato un titolo che dalla sua uscita si divulgò con prepotenza, prima nelle “sale”, poi sui vari canali di distribuzione digitale. “Whiplash”, del 2013, riporta al ‘Rofum il regista di Providence, classe 1985,Damien Chazelle. Dimestichezza con sceneggiature sferzanti e mezzi efficienti, il risultato è un film accattivante…si il pubblico con consunte quanto ormai smascherate retoriche individualiste made in USA. Ora, per arrivare alla fama, è concesso, anzi previsto, che un fulminato ti tratti come una merda. Thanks!
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