Dopo
quasi un anno di salubre astinenza dal cinema italiano, con Elena eccoci nelle sale settembrine piuttosto carenti per un altro tentativo. “Grottesco” la chiave che
mi dovrebbe mettere al sicuro da misere velleità. E, tuttosommato, "Serpenti", terzo film del romano classe 1980 Roberto De Paolis, non lascia con rimorsi.
Nemmeno soddisfazioni, figurarsi entusiasmi. Graffiante. Ma, come dodici mesi
fa, oltre il filmetto non si va.
Mercoledì ore 18:45, una decina di persone nella Sala 1 del “City”. Flaianamente,
sempre e solo non seriamente grave la nostra situazione politica. Nei titoli di
testa snake, l’allucinata sceneggiatura dei Fratelli D’Innocenzo. L’assurdo
delle parole reali, il grottesco del discorso regnante. Lo zoom come sconcerto e allucinazione. “Sì, ogni tanto si litigava, come tutte le coppie”. Parole
vuote, per nulla inconsciamente, come da procedure. [La polizia non esclude mai
nulla (è il comprendere che…)] Intermezzi distorti, riflessi e stonati. “Turista
per caso” nella fredda landa burocratica. Momenti più o meno riusciti (godibile
l’insopportabile avvocato di Pietro Castellitto (il figlio), meno, tantopercambiare,
la Golino). Il mondo al rovescio, secondo l’organizzazione a-sociale vigente.
(depa)


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