Da Marigrade, ormai chissà quando, un DVD del "New Black Cinema": “Bus in viaggio” di Spike Lee, del 1996, l’anno dopo la “The million man march” degli afroamericani a Washington. Marcia vietata alle donne cui Lee non partecipò, ma che gli ispirò questo film piccolo e sporco ma che racchiude le cifre registiche del regista di Atlanta ben più di altri suoi celebri lavori. Black confusion all’ombra della one nation under same religion.
Tutti a bordo del “Gufo maculato”, inizia con Michael Jackson questa carrellata di suoni e personaggi afroamericani. E immancabilmente salirà il vecchio, brizzolato e naso a patata, che nel nome del signore ci racconterà le sue saggezze, intrise di Buoni Sentimenti. Poi verrà James Brown. Chiacchiere da trasferta. Fotografia, luci, inattesi sprazzi di cinema autoriale. Un autista grida “Libertà”. Suggestivi inserti con riprese con camera portatile a 8 (effettuate da uno dei protagonisti, aspirante cine-reporter). La capacità di tutti gli oppressi di dividersi. Louis Farrakhan (1933), così buono e saggio da essere un antisemita estimatore di Hitler (“un brav’uomo”). Ci sono anche dei repubblicani tra i neri, ci sta, per la gioia di zio Tom recuperatore. Un pullman di pastori. “Religioso e fedele ad Allah”. Nel 1963 non si credeva ai demagoghi e ai grandi leader (…), oggi sì!
Lee c’è, nella scrittura (non sua, ma dell’attore/regista del Bronx, classe 1965, Reggie Rock Bythewood) e nella regia multiforme. Ma comunque amen.
(depa)


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