Dall’ultima infornata cinematografica milanese, recuperato un titolo che dalla sua uscita si divulgò con prepotenza, prima nelle “sale”, poi sui vari canali di distribuzione digitale. “Whiplash”, del 2013, riporta al ‘Rofum il regista di Providence, classe 1985,Damien Chazelle. Dimestichezza con sceneggiature sferzanti e mezzi efficienti, il risultato è un film accattivante…si il pubblico con consunte quanto ormai smascherate retoriche individualiste made in USA. Ora, per arrivare alla fama, è concesso, anzi previsto, che un fulminato ti tratti come una merda. Thanks!
Interludio hollywoodiano tra tanto cinema autoriale, a riscoprire la ricetta che riempie i botteghini, canali e hard disk. La storia di un drummer determinato e talentuoso alle prese con le dinamiche (autoritarie) del Conservatorio. Eppure, affermazioni accademiche e sentimentali, parrebbe andar tutto bene al nostro Andrew (bravo Miles Teller, classe 1987 dalla Pennsylvania). Maestro kubrickiano, J.K. Simmons (1955, Michigan) perfetto nella figura del motivatore ossessionato (insegnante insopportabile ma, in fondo in fondo…!), in realtà l’erede del mentore di Charlie Parker (che, a quanto pare, tirò a quest’ultimo un piatto per scatenarlo).
Ci credeva Andrew, rincoglionito dalla brama di successo e consacrazione, ma “nessuno è indispensabile, tutti sostituibili” è il motto di ogni gerarchia. Come un pugile Andrew! Con qualche ripetizione…ma la musica è così! Ma no, il boccalone ritira fuori la batteria. Scambio di colpi, tra maestro e discepolo, mentre il Jazz la fa da padrone. Finale che, appunto, abbandona qualsiasi visione differente, nuova, libera, per rintrupparsi in quella più classica, codarda, sbagliata: vuoi vedere che era nel giusto il despota, a torturarti? Lo faceva per farti dare il massimo e raggiungere la gloria (la vecchia volpe J. Reitman tra i produttori…).
Rubiamo il montaggio sbalorditivo di Tom Cross e scappiamo via.
(depa)


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