Emancipa fico

Leggo Nicolas Winding Refn e, memore del suo cinema di vent’anni fa, mi fiondo a vedere l’ultimo film del regista danese con cui, en passant, si sono specializzati alcuni criminologi. Quale cambiamento: non riconosco NWR, niente più giacca dozzinale e lugubri scantinati: mi sono perso qualcosa e “Her Private Hell” mi trasporta un una dark story fantastica e glamour, con un utilizzo di effetti speciali pari solo a quello dei simbolismi. Ci ho provato, ma non è il mio universo.
E chi lo sapeva? Mica leggo trame o recensioni. Ma lo “affronto con lo spirito” di chi rispetta i canoni dei generi e accetta le scelte dei cineasti. Ella e Hunter faranno un film assieme. Bene. La musica introduce la cupa storia neogotica svoltasi nel “Tower Hotel”. C’è anche Dominique, ex e matrigna di Ella, che contribuisce alle “parole da biscotto della fortuna” cinesi di cui il film è ricco. Un padre pure troppo “premuroso” iscrive a questo seppur fantasy un altro stereotipo adatto a tutti i generi. Un linguaggio che non comprendo. Lynch, dicunt; purtroppo anche KillBill, Schroeder con le sue perverse illuminazioni. Compare il figo, l’eroe di turno, meglio per loro. Il picchiatore inarrestabile che permette di aggiungere “action movie” alle categorie del film. Povero Nico. Ah, ok, una pellicola sul femminicidio! Thriller, ma certo! Horror, come no! Alcuni passaggi filmici scontati, logori, abuso di rallenti; altri errati (la mano porta due volte alla bambina nella sequenza finale).
D’altronde, se entro in un cinema per vedere un film, non lo affronto con “lo spirito di chi si appresta a visitare una mostra o una videoinstallazione” (sarei un fan di T. Malick).
(depa)

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