Dovere di ammazzare
Periodo di mescolanza di celluloide fresca fresca (grandi schermi), retrò, di nicchia o classica ("Foglio"). Con la TV si può recuperare e incontrare, dopo quasi tre anni, Nicholas Ray. Nel 1951, l'autore del Wisconsin parve più concentrato sui luccichii del "Technicolor" che sull'igiene delle idee. Gli USA dovevano essere i salvatori del mondo, "I diavoli alati" (t.o. "Flying Leathernecks") angeli della morte dalla disciplina bislacca, etica assassina.
Affari Mondiali
Massimo un anno e Alfred Hitchcock lo devi vedere. Due mesi fa non abbiamo retto, invitando nella "Negri" il suo "Il prigioniero di Amsterdam" (t.o. "Foreign Correspondent"), classe 1940. Intrighi internazionali da Guerra Mondiale, coi dovuti espedienti scenografici, Sir "Hitch" scattante e burlone già vedeva una vittoria avventurosa (Sei "Nominations").
Storia di un vigliacco
Non demordere, inseguire tutte le tracce, aggrapparsi a ogni fronda di celluloide. Un fatto: è grazie a RaiPlay se, dopo 10 anni, Jean Renoir è tornato al Cinerofum. Nel 1943, "Le Patron" era a Hollywood, smanioso di additare paura e immobilismo dei suoi colleghi francesi. "Questa terra è mia" ha il fascino e la pesantezza di uno slogan non risolutivo.
Amor Sioux
Non sono Kirk Douglas. Non mi so difendere dagli agguati, cercatori d'oro o indiani che siano. Tanto meno da quelli del cinema western. In un frangente simile ho conosciuto André De Toth, regista ungherese Endre Antal Miksa (1912-2002), un passato alla Korda, determinato e preciso. Nella folta schiera dei "mestieranti", con qualche mostrina in più. "Il cacciatore di indiani" (t.o. "The indian fighter", 1955) non è il peggiore dei loro nemici.
Crollo di nuvole
Era l'ennesimo sabato sera da dimenticare: un western domenicale può aiutare. Magari uno atipico, con qualche ossessione allucinatoria che, come un Acab tra i Cheyenne, permetta di scappare nel Dakota e sfuggire a se stessi. Dopo tre anni, il Cinerofum ritrova J. Lee Thompson che ringrazia per la sua semplice ma avvolgente narrativa. "Sfida a White Buffalo" (t.o. "The White Buffalo"), 1977.
In nome del Tenessee
Un'occhiata al regista e alla "Bibbia", mi dicono di tentare. Quindi porgo la mano a Roger Donaldson, regista australiano, presto zelandato, che nel 1985, al quinto lavoro, volle rendere omaggio ad "Una donna, una storia vera". Titolo originale "Marie", come Marie Ragghianti, con gli occhi di Sissy Spacek che dicono resa ma fanno opposizione. Mariti, superiori, capi, giudici e politici non la fermeranno. Discretino.
Schizzi resistenti
No ma poi vi racconto. E' che siamo nel bel mezzo del "cinema neorealistico" e Carlo Lizzani, al suo secondo impegno, pareva ulteriormente determinato nel ridisegnare le giornate in celluloide. Il passo ai piccoli gesti e alle grandi passioni degli ultimi, con un taglio che, complice la penna, che era già una m.d.p., di Vasco Pratolini, si fa beffa dei classici, divenendolo a sua volta: "Cronache di poveri amanti", del 1954, è un affaccio sul popolo stretto.
A spasso tra gli spari
Ricominciamo dall'ultimo, che è anche l'ultimo di uno dei "primi". Intendo Michael Curtis, intendo "I Comanceros". Ci imbattiamo per la terza volta nel regista ungherese statunizzato che, nel 1962, ancora girava con stivali e speroni, a suo agio, attorniato da attori che si divertivano quanto convincevano.
La lotta si fa
Poi Elena agguanta "Il cinema neorealistico italiano" di Giulio Cesare Castello ("RAI, Torino, 1962") e famelica ne chiede. La "Negri", incredula, si tinge immantinente del bianconero concreto e raffinato di Carlo Lizzani. Il regista ex-partigiano romano esordì, nel 1951, con una pellicola ambientata qui dietro, nella Val Polcevera resistente. Stupenda perché grezza: "Achtung! Banditi!", la solidarietà nella lotta.
Chela furiosa
Nella polvere dei Western puoi incontrare anche Henry King (1886-1992), nome da Galleria del Cinema. L'autore e attore americano, marchiato da "Stile sobrio" e "Scene d'azione efficaci", nel 1958, diresse la quartultima del suo centinaio di pellicole. Classico western di revenge, senza strattoni, solo nel finale squassa un canone, ma con morali bibliche ormai lise. "Bravados"...non più di tanti altri.
Fregole al limone
Cerco di riprendere il ritmo, partendo dall'ultimo (di)battito. Due giorni fa ho letto Mike Nichols quindi ho proposto ad Elena il suo, di lui, "Closer", del 2004. Pellicola che potrebbe aver visto, ma che evidentemente non le ha solcato il cerebro. Quattro star da tre continenti per rappresentare gli amori vacui d'oggi. Tra ormoni impazziti e leggerezze dell'essere, finiranno soli e feriti, o uniti e infelici. Pastiche.
Mini-giga
Sulle orme tracciate da "Foglio", Elena ed io ancora nel paese carioca, stavolta senza allegorie: è sufficiente mettere a fuoco gli affetti feriti, dimenticati. Ricordo la prima volta che uscì "Central do Brasil", non è dissimile dall'ultima: Walter Salles nel 1998 realizzò una dolce pellicola senza colature di alici in nessun cazzo di wonderlayer.
Desertao di preti e condottieri
Ulteriormente nel deserto del Nordeste brasiliano, come indicatoci da "Foglio", Elena ed io ci siamo trovati, tra reietti, nell'arido sertao. Davanti a noi la dissacrante e ritmata visionarietà di Glauber Rocha (1939-1981). Nome che supplica da anni nella vetrina del "Libraccio", d'un altro autore latino che chiede conto a santi e comandanti. Fanatismo per dominio, in salsa tipicamente colonialista. "Il dio biondo e il diavolo nero", 1964.
Acque scure
La televisione permette di recuperare classici e successi. Il canale "Iris" ritiene di cogliere pigliare tutto martellando sul mestierante con santi a Hollywood. Nel 2003 Clint Eastwood fece incetta di nomination e osanna, tratteggiando a tinte fosche un caso di cronaca con tutta l'America attorno. "Mystic River" è un meccanismo drammatico $$$ guaranteed. Proprio "L'occhio di Clint".
Riconoscine il Virus!
Il Cinema è così. Incursione (cosa? "Audiovosiva!", ahhh) di John Sturges illuminante, con quella giornata splendidamente travagliata (Elena folgorata), e alla sera ci si può ritrovare a vederne un altro. Impossibile raggiungere le vette di "Black Rock", ma gli anni erano quelli in cui il regista dell'Illinois era caldo: è del 1965 "Stazione 3: top secret" (t.o. "The Satan Bug"). Spy movie glamour, col "super virus" nelle mani di un pazzo miliardario...non resta che scattare.
Capezzoli di serpente
Incursione del cinema "Romantico", tramite il canale TV2000 che, per il ciclo "Autentiche per vocazione", propone una Audrey Hepburn, sorprendente come al solito, intensa e veritiera. La visione del matrimonio del "re del musical di Hollywood" Stanley Donen (1924-2019), spietatamente amara ma felicemente incosciente, si frammenta negli skatch agrodolci di "Due per la strada" (1967). Una volta sintonizzati, la skretchata di coppia trasporta.
Non è la stessa cosa
Traslocando lascia un andamento che divien recuperando. Era ancora gennaio quando, con Elena, trascorsi un nuovo sentirero brasiliano, indicato da "Foglio", quello del principio e del passato. Alzarsi in piedi con Anselmo Duarte (1920-2009), attore e regista che, nel 1962, non poté evitare la Palma d'Oro. "La parola data" (t.o. "O pagador de promessas") è un'accorata pellicola sociale. Como um lamiento, il popolino canta, "não é a mesma coisa!". Finché rabbia e indignazione iniziano a pestare sui tamburi sacri.
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