Sentire Elena che dice "Un altro Ernst Lubitsch?", è poco credibile (azzeccare il nome...). Ma è successo. Dopo sei secondi inserivo il DVD del sestultimo dell'autore dal tocco che tutto può sfiorare, senza rompere, anzi divertendo, nei modi competenti. "Quell'incerto sentimento" (1941), non dà sicurezze, ravviva i giorni di chi ne ha troppe.
Rendi e scappa
Ormai è Elena che spinge. E' lei che comanda, ancora, Aki Kaurismäki. Il quinto film del dolce, caldofreddo, autore finnico ribadì i cardini del suo personale stile. Secondo appuntamento coi perdenti, personaggi rosa e neri per un giorno: un'altra goffa rivalsa, finita bene. Con "Ariel", del 1988, Kaurismäki rodava.
Aveva ragione
Un western che potrebbe fare il paio con l'ultimo di Walsh è "La terra degli Apache" (t.o. "Walk the proud land"), del 1956, di Jesse Hibbs. Da poco conosciuto, il regista mi lasciò una discreta soddisfazione, ora dissolta colpa d'un intreccio pedante e noioso. Dove sì, l'integrazione viene ipotizzata ma, si badi bene!, declinata in razza bianca e cristiana.
Al valore piritare
Anche per l'infinita filmografia di Raoul Walsh, un centinaio di film per una carriera che buca il muro del sonoro, esiste il limite ultimo. Il regista newyorkese, nel 1964, si congedò con una pellicola stanca, inaspettatamente in ritardo quanto a tematiche. Western troppo classico, perso tra fideistico militarismo e il suo raffazzonato contrario. "Far West" (t.o. "A Distant Trumpet") è anche l'ultimo da ricordare.
Ecco Aki!
Il contributo dato dal Foglio e, indirettamente, da Simone, alla traiettoria seguita dal Cinerofum, inizia a sentirsi. Grazie a questi, dopo cinque anni, è tornato in sala Valéry Aki Kaurismäki. Fremente attesa per il suo terzo lungometraggio, del 1986, "Ombre nel paradiso". Elena ed io a gustare l'acerba, già succulenta, poetica del raffinato ironico autore finlandese.
Nulla Selva
Ho capito, approfondire Apichatpong Weerasethakul vuol dire scottarsi. Meglio esser rapidi. Nel 2005, il regista tailandese scrisse e diresse un mediometraggio che prosegue per il sentiero dell'autoincensamento, sino a perdersi nel bosco. "Wordly desires" è "experimental project", un'"installation". Apich! Dove vai, torna qui!
Leoni coltelli
Cavalcare, correre e cavalcare dall'inizio alla fine. Per la vita. Per la Revolucion. Incontriamo Sergio Sollima per la terza volta, chiudendo il trittico western dedicato idealmente alla Libertà dei popoli oppressi. "Corri uomo corri", del 1968, è il più "ideologico", sospeso nell'intimo andirivieni del protagonista.
La legge della legge
Le spumeggianti vicende, finite in malo modo, narrate nel celebre film di Jacques Deray sulla determinata ma gioiosa mala marsigliese, trovarono prosieguo in "Borsalino and Co.", del 1974. Assente giustificato Belmondo, il tutto si fa più cupo e distruttivo. Secondo me guadagnandoci, dato che pecca fu proprio l'eccessiva leggerezza del primo racconto. Dipende dall'umore.
Guardie d'oro
Le incursioni del Cinerofum nel western, o viceversa, non cennano a cessare. "Vivo per la tua morte", del 1968, ci fa conoscere Alex Burks. Ovvero il regista Camillo Bazzoni, scomparso poco più di un anno fa (1934-2020). Operatore alla macchina, al primo dei suoi tre cimenti, l'emiliano dimostrò di saper gestire intreccio, attori, immagini.
Ombretto Sangue
Simpatia quasi illimitata per gli scalpitanti autori sudcoreani. Può capitare, però, qualcosa non scatti. Spesso con Park Chan-wook, l'autore che nel garbuglio cervellotico cerca sensazioni e immagini più forti. Del 2005, "Lady Vendetta" (t.o. "Sympathy for Lady Vengeance", in effetti più indicativo dell'ambizione dell'opera) è un bellissimo rompicapo, i cui pezzi sono tenuti assieme a fatica.
Bella John
Al brindisi di capodanno è venuto fuori che, "in effetti, a Paul Newman sto a zero". Quindi lesto Frd mi rifila "Hombre", John Russell da amare, meticcio di vita e pensiero per vedere meglio. Pellicola del 1967, denuncia muta, scritta e diretta da Martin Ritt. Bastano poche parole, per smascherare complici, coinvolti. E inerti.
Tropico del Cancro
L'anno successivo comincia come termina quello precedente. Sono ancora nel Sud Est Asiatico, connesso alla foresta tropicale assieme al nuovo amico, Apichatpong Weerasethakul. Nel 2002, il regista tailandese, al suo secondo lungometraggio, ottenne "Un certain regard" presso le giurie francesi. "Beatamente tuo" (t.o. "Sud sanaeha") è sapiente quanto sfrontato cinema autoriale, con sequenze prolisse a sfidare mercato e pubblico. Indubbia poetica delle calma e della rigenerazione che, naturalmente, può sollucherare i critici del mestiere.
Iscriviti a:
Post (Atom)
