Strano piace

Sentire Elena che dice "Un altro Ernst Lubitsch?", è poco credibile (azzeccare il nome...). Ma è successo. Dopo sei secondi inserivo il DVD del sestultimo dell'autore dal tocco che tutto può sfiorare, senza rompere, anzi divertendo, nei modi competenti. "Quell'incerto sentimento" (1941), non dà sicurezze, ravviva i giorni di chi ne ha troppe.

Apiedi

Metodo, ci vuole metodo. Se diciamo Roman Polański, ne guardiamo uno. Anche quando l'autore parigin-polacco, scarico di idee, si rifugia nelle buie sporche stradine vittoriane a seguire i passi degli sfortunati e cattivi personaggi dickensiani. "Oliver Twist", del 2005.

Rendi e scappa

Ormai è Elena che spinge. E' lei che comanda, ancora, Aki Kaurismäki. Il quinto film del dolce, caldofreddo, autore finnico ribadì i cardini del suo personale stile. Secondo appuntamento coi perdenti, personaggi rosa e neri per un giorno: un'altra goffa rivalsa, finita bene. Con "Ariel", del 1988, Kaurismäki rodava.

Aveva ragione

Un western che potrebbe fare il paio con l'ultimo di Walsh è "La terra degli Apache" (t.o. "Walk the proud land"), del 1956, di Jesse Hibbs. Da poco conosciuto, il regista mi lasciò una discreta soddisfazione, ora dissolta colpa d'un intreccio pedante e noioso. Dove sì, l'integrazione viene ipotizzata ma, si badi bene!, declinata in razza bianca e cristiana.

Al valore piritare

Anche per l'infinita filmografia di Raoul Walsh, un centinaio di film per una carriera che buca il muro del sonoro, esiste il limite ultimo. Il regista newyorkese, nel 1964, si congedò con una pellicola stanca, inaspettatamente in ritardo quanto a tematiche. Western troppo classico, perso tra fideistico militarismo e il suo raffazzonato contrario. "Far West" (t.o. "A Distant Trumpet") è anche l'ultimo da ricordare.

Ecco Aki!

Il contributo dato dal Foglio e, indirettamente, da Simone, alla traiettoria seguita dal Cinerofum, inizia a sentirsi. Grazie a questi, dopo cinque anni, è tornato in sala Valéry Aki Kaurismäki. Fremente attesa per il suo terzo lungometraggio, del 1986, "Ombre nel paradiso". Elena ed io a gustare l'acerba, già succulenta, poetica del raffinato ironico autore finlandese.

Nulla Selva

Ho capito, approfondire Apichatpong Weerasethakul vuol dire scottarsi. Meglio esser rapidi. Nel 2005, il regista tailandese scrisse e diresse un mediometraggio che prosegue per il sentiero dell'autoincensamento, sino a perdersi nel bosco. "Wordly desires" è "experimental project", un'"installation". Apich! Dove vai, torna qui!

Leoni coltelli

Cavalcare, correre e cavalcare dall'inizio alla fine. Per la vita. Per la Revolucion. Incontriamo Sergio Sollima per la terza volta, chiudendo il trittico western dedicato idealmente alla Libertà dei popoli oppressi. "Corri uomo corri", del 1968, è il più "ideologico", sospeso nell'intimo andirivieni del protagonista.

Fogna menzogna

Filmone. Titolo celeberrimo, "La gatta sul tetto che scotta", del 1958, permise a Richard Brooks di dirigere a proprio piacere un duetto, e compartecipanti, composto da sommi interpreti. Un dolore dentro che brucia l'anima, nemmeno un appiglio tra pareti rese scivolose dalla menzogna.

La legge della legge

Le spumeggianti vicende, finite in malo modo, narrate nel celebre film di Jacques Deray sulla determinata ma gioiosa mala marsigliese, trovarono prosieguo in "Borsalino and Co.", del 1974. Assente giustificato Belmondo, il tutto si fa più cupo e distruttivo. Secondo me guadagnandoci, dato che pecca fu proprio l'eccessiva leggerezza del primo racconto. Dipende dall'umore.

Guardie d'oro

Le incursioni del Cinerofum nel western, o viceversa, non cennano a cessare. "Vivo per la tua morte", del 1968, ci fa conoscere Alex Burks. Ovvero il regista Camillo Bazzoni, scomparso poco più di un anno fa (1934-2020). Operatore alla macchina, al primo dei suoi tre cimenti, l'emiliano dimostrò di saper gestire intreccio, attori, immagini.

Diversivo

Appena finito di vedere "Frantic", in sala Valéry, soddisfazione per due ore di cinema curato e avvincente. Thriller del 1988, in esso Roman Polański reinfuse quella suspense da brivido freddo, con intrigo mediorientale, che lo rese firma riconoscibile.

Ombretto Sangue

Simpatia quasi illimitata per gli scalpitanti autori sudcoreani. Può capitare, però, qualcosa non scatti. Spesso con Park Chan-wook, l'autore che nel garbuglio cervellotico cerca sensazioni e immagini più forti. Del 2005, "Lady Vendetta" (t.o. "Sympathy for Lady Vengeance", in effetti più indicativo dell'ambizione dell'opera) è un bellissimo rompicapo, i cui pezzi sono tenuti assieme a fatica.

Droga della guerra

Con Fernando Di Leo, lo sapete, ho un certo feelin'. Mannagg'anved'aiagh, mo te' magno, cinquantenne direttore pazzo. Chissà che ti venne in mente, nel 1984, di girare "Razza violenta". La sinfonia della violenza non s'eleva e, a terra, rimane solo un rambo del mio Stivale.

Bella John

Al brindisi di capodanno è venuto fuori che, "in effetti, a Paul Newman sto a zero". Quindi lesto Frd mi rifila "Hombre", John Russell da amare, meticcio di vita e pensiero per vedere meglio. Pellicola del 1967, denuncia muta, scritta e diretta da Martin Ritt. Bastano poche parole, per smascherare complici, coinvolti. E inerti.

Amarepart

Per la quarta volta, ecco Apichatpong Weerasethakul in sala Valéry. Il metro poetico del regista, temi e linea sono chiari. Nel 2015, con "Cemetery of Splendour", il thailandese realizzò forse il suo lavoro più solido, mannaggia per quel solito stroppiare, qui colato pure in luce verderossablu.

Uniamoci

Come mi fosse sfuggito "Il fabbricante di gattini" (t.o. "Katzelmacher"), del 1969, non saprei. Secondo lungometraggio di Rainer Werner Fassbinder, appartiene quindi alla sua primissima, creativa e provocatoria, curva artistica. Cinema di rottura contro il dilagante pensiero borghese.

Piccoli reparti tra amici

Ancora Apichatpong Weerasethakul. Il quinto lavoro del regista di Bangkok, "Syndromes and a Century" (t.o. "Sang sattawat", lett. "Luce del secolo"), del 2006, è un altro compito esercizio, sinuoso quanto autoreferenziale, alfine inconcludente.

PsychoMama

Come dicembre, scrivevo, nella sala "Valéry", gennaio continua a portare il freddo di Rainer Werner Fassbinder. "Paura della paura", film-TV del 1975, prosegue i temi del regista bavarese. Prezioso bignami, rilegato con tutta la sua classe, ad uso del pubblico televisivo.

Tropico del Cancro

L'anno successivo comincia come termina quello precedente. Sono ancora nel Sud Est Asiatico, connesso alla foresta tropicale assieme al nuovo amico, Apichatpong Weerasethakul. Nel 2002, il regista tailandese, al suo secondo lungometraggio, ottenne "Un certain regard" presso le giurie francesi. "Beatamente tuo" (t.o. "Sud sanaeha") è sapiente quanto sfrontato cinema autoriale, con sequenze prolisse a sfidare mercato e pubblico. Indubbia poetica delle calma e della rigenerazione che, naturalmente, può sollucherare i critici del mestiere.