Non capire

All'ultimo Florence Korea, anche lo stralunato "Me e me" (2020), esordio alla regia dell'attore, classe 1964, Jung Jin-Young. Thriller psichiatrico, c'è di mezzo un famarcum venenoso, green pass delle nostre esistenze, meglio non indagare...

Fregola con carne

Elena chiede di vedere un Fassbinder. Cose dell'altro cinema...il nostro. Permessi per le Sale, la "Valéry" s'attrezza. Da altra produzione televisiva, sempre sempre la stessa messa in scena dei contrasti forti dell'anima. "La moglie del capostazione" (t.o. "Bolwieser"), del 1977, mi ricorda Rainer Werner Fassbinder.

Gatti di mercato

Nel giorno in cui fa capolino il promettente blog de Marigrade (nuovo link a dx -> !), vengo colto da gioia e cruccio, come il celebre duo di "Borsalino" (1970). Conosciamo, quindi, il lionese Jacques Deray (1929-2003), regista della mala e di chi la segue. Molti sorrisi, sino all'ultimo.

Chatting mambo

Nel 1955 Michelangelo Antonioni sfiorò il Leone di Venezia, finendo in argento causa Ordet maggiore. "Le amiche", eleganti e disperate, beccano coi polli della zona, per qualche briciola in più. Gite in auto e vesti pregiate risolvono nulla.

Passato Pressa

Diretto dal cagliaritano classe 1913, Anthony Wileys, ehm, Mario Sequi, un titolo quantomeno intrigante. "Gli uomini dal passo pesante", del 1965, è una produzione italiana che suona bene anche in americano (?), "The tramplers". Merito di regista, collaboratori e una banda di ottimi interpreti, nessun paura dei primi piani.

Human flesh

Nel 1969, Federico Fellini, al centro della sua creatività, si fece guidare dalle provocanti avventure dell'Eros, discendendo nei vuoti amplessi dell'Uomo. "Fellini Satyricon" è forse il più pachidermico dei Fellini, non per questo il meno scatenato.

USA tremens

"Iris" propone, Cinerofum raccoglie. Nel 2008 i Fratelli Joel e Ethan Coen si prodigarono in un divertissement in salsa spy. "Burn after reading" (s.i. "A prova di spia") è commedia senza fronzoli; cogli orpelli estetici, ironici quanto pungenti, dei due grandi registi, quello , ma senza bucare. Non il loro più "strutturato"...

Young boarder

Nella sezione "Independent Korea" dell'ultimo Festival del cinema coreano di Firenze, ha partecipato anche l'attore-regista, classe 1979, Lee Hwan. Suo secondo lungometraggio, "Anche i giovani contano" (t.o. "Young adult matters", "Eo-reun-deul-eun mul-la-yo"!), del 2020, è un racconto ai limiti delle adolescenze urbane. Tanto chiasso, molto spreco.

Tocco di classi

Il penultimo del cofanetto DVD lo è stato anche per Ernst Lubitsch. "Fra le tue braccia" (t.o. "Cluny Brown"), del 1946, appartiene alle vette del regista berlinese. Capolavoro della commedia sofisticata, mostra il Lubitsch raffinato e affascinante, provocatorio e acuto: è sempre la Classe.

Turbe ferme

Rincontrando, nella sezione "Orizzonti Coreani" dell'ultimo "Florence FF", il regista Hong Sang-Soo (1960), si può nuovamente soffrire della sua impalpabile leggerezza. "La donna che fuggi" (t.o. "The whoman who ran"), del 2020, turbe femminili, è stato votato "Insulso, *" da uno spettatore severo...

Revolution de libertad

Il Cinerofum ha già incontrato Tulio Demicheli. Ne vengon fuori sempre western godibili. Con l'eroe giusto, con sane simpatie rivoluzionare, a difesa degli oppressi. Mica per dollari, ma per qualche amico in più. "Un uomo e una colt", 1967.

Happy Così

Avanti anche coi sudcoreani. All'ultimo Florence Festival partecipò anche la regista cinquantenne Hong Ji-Yeong, con una romantica commedia corale. "New year blues" fa come insegnano i registi newyorkesi, accoppiando angeli e demoni ai tempi del Denaro.

Dirty vengeneananence

Aridaje uno spaghetti all'italiana. Ancora una volta Django. Eh no. Scritto e diretto dal romano, classe 1925, Sergio Garrone, "Django il Bastardo" (1969) è un western che, diretto oltreoceano, sarebbe cult. Qui, da noi, resta maiuscolo.

Famiglia gelo

Difficile rimanere incolumi all'avvolgente e angosciante cinema di Rainer Werner Fassbinder. Percorrendo i suoi lavori per la [TV], si scoprono preziosi terribili scorci sui mattatoi della terra, sui mortiferi marchingegni del pensiero: "Selvaggina di passo" (t.o. "Wildwechsel"), del 1972, avvisa tutti di una rivoluzione violenta.

Piccoli amici grandi

Risalendo la filmografia di Andrej Tarkovskij, si passa per il celebre mediometraggio, del 1960, con cui il regista sovietico si diplomò all'istituto cinematografico di Mosca. Prime foto d'infanzia, che poi svilupperà, coi colori dell'immaginazione. "Il rullo compressore e il violino": una giornata fantastica, rovinata da un lockdown, non fermerà il cinema.

Tornare è morire

Ritorno al Western. Ma a quello singolarmente autoriale di Peter Fonda (1940-2019). Il primo dei tre lungometraggi dell'attore e regista newyorkese, figlio d'arte, di avi genovesi, che scrisse lo splendido spensierato cavalcare, stavolta ci racconta d'un tribolato ormeggio in porto, non più possibile. "Il ritorno di Harry Collings", 1971, finirà come scritto nei destini dell'Ovest.

Vuote a prendere

Il tempo beve energy drink. Quanto è passato dall'ultima volta che Rainer Werner Fassbinder bazzicasse il Cinerofum? Un lustro... .. . Matti. Quindi ci ritroviamo, almeno io, a bere distrutti in una baracca da soldati, a guardare, donne e uomini che si dimenano, rotolandosi in amori di poltiglia: "Pionieri a Ingolstadt", sceneggiato [TV] del 1971.

Piazza pulita

Nella sezione "Orizzonti coreani" dell'ultimo Florence Korea FF, era ospitato anche "Innocenza", del 2020, scritto e diretto dal sudcoreano, classe 1977, Park Sang-hyun. Esordio alla regia che conferma-ribadisce la maturità della scuola cinematografica coreana, da cui ormai ti aspetti sempre di più, ma senza lamentarti. Thriller che finisce in aula, senza risentirne.

Antipastista

Avanti con Ernst Lubitsch. Il regista berlinese, il cui tocco tutto poteva sfiorare senza scandalo, nel 1938 realizzò un'aria mitteleuropea, allegra e distaccata, sulle ridicole fisime di Cuore e Capitale. "L'ottava moglie di Barbablù" non sarà come le altre, ma peggio.

Gretabla

Al Trieste Film Festival 2021, tra i "DOC." anche l'angosciante quanto stimolante (per i non dormienti) "Paesaggio zero" (2020) dello zagabrese, classe 1988, Bruno Pavić. Uno può girarsi dall'altra parte, ogni giorno, ma Moloch Irrisolto resta lì, immobile, a ridere della sua colpevole assassina retorica filiale.