Mesi fa, appena primavera, leggendo "Cocoon" (s.i. "L'energia dell'universo", 1986), decisi di affrontare questa pellicola pluri-proiettata dalla "Fininvest", che schivavo da imberbe senza problemi di età, né di fantasia. Pronto per i blockbuster in apertura, un altro di film dello statunitense Ron Howard per restare in superficie, a galla, basta non approfondire, non andare a fondo. Just a little nuotatina, tra Alphaville e Mercury.
Il braccio calato
Ormai cinedipendenti cronici Elena ed io precipitati nella "Sala 1" dell'"Ariston" ché l'unica pellicola accettabile pare essere "Kafka a Teheran" (t.o. "Versi terrestri"). Antitotalitaria diretta a quattro mani da Ali Asgari e Alireza Khatami, in sketch uniti nella denuncia sgomenta degli effetti mefitici di una società capitalista intrisa di religione. La burocrazia come arma, di sottomissione, controllo, in una parola dominio.
Tipo sparato
Sabato sera della settimana scorsa siamo andati a vedere l'ultimo di Wes Anderson. Come previsto, "Asteroid City" è merda secca (in inglese "bull shit"). I quattro all'uscita: un basito, un'incredula, un'interrogativa e un incazzato. Che vi aveva avvisato!
Paesi buoi
William Wyler torna al Cinerofum riprendendosi ciò che gli spetta. Il regista di drammi ed epopee ad elevata profondità di campo e non solo, zittisce ogni precedente critica con un western sontuoso: "Il grande paese", del 1958, ha il sapore dell'opera completa, con l'immensità della natura che osserva attonita uomini-attori nella loro quotidiana farsa.
Non (v') è uno Stato per Onesti
Ieri sera su TV2000 l'occasione per rivedere Fred Zinnemann. "Sontuosa ricostruzione storica" britannica, imperniata attorno a Tommaso Moro e alla sua integrità suicida, "Un uomo per tutte le stagioni" ha dalla sua tutto ciò che rende un film uno dei cento migliori del XX secolo. La sceneggiatura alla 3a, tanto cara al regista austriaco (o polacco), e un cast di attori superlativo. Incetta di premi, senza sconti.
Tra dire e amare
Il secondo film del mini ciclo dedicato ad Éric Rohmer, e proiettato nello "Studio Negri", ha previsto il film più celebre del regista esponente di spicco della "Nouvelle Vague". "La mia notte con Maud", del 1969, porta avanti il dialogo tra individui, conoscenti o amanti o quasi, alle prese con le briglie estenuanti delle circonlocuzioni borghesi.
Lotta condannata
In questi giorni in Piazza della Stampa, nei Caruggi, è tornato il cinema in strada. La nuova rassegna "Al secondo sguardo - La società, la violenza, le donne", offre una panoramica sulla donna ai tempi del Capitale. La scorsa domenica si è partiti con "Monster", del 2004, della californiana, classe 1971, Patty Jenkins. Non solo una Charlize Theron irriconoscibile quanto convincente, ma donne ferite e riunite da relazione travolgente e morbosa, una storia vera che non salverà nessuno. I sette spettatori non hanno aperto becco.
Cicale parlanti
Tra i DVD raccolti in Passo della Lodola, anche un trittico di Éric Rohmer che ho assunto in proiezioni solitarie. L'anonima cineteca di Santa Brigida, che riconosco nell'edizione, propone innanzitutto "La collezionista", del 1967. Secondo lungometraggio del regista di Tulle, che presentò al grande pubblico l'altra idea di cinema, la sua "preferita".
Nucleo del problema
Intrapresa la passeggiata con Christopher Nolan, nei suoi riflessivi salti temporali, sulle conseguenze delle nostre carenze, è difficile trattenersi da "Oppenheimer". Nel punto esatto della storia e della mente in cui si è scientificamente provato che il pianeta è a disposizione. Tumore irrisolto generato da una società affamata e schiava di potere...e gerarchie.
Incontri solitari
Desiderosi di luci spente, diffidenti verso altisonanti e roboanti, con Elena verso l'"Ariston" in direzione "un film mongolo". Esordio alla regia dell'attore Balžinnâm Amarsaihan, classe 1977 di Ulan Bator, "L'ultima luna di settembre" (2022) è un buon filmetto a cottura lenta, sui sapori di una volta, con più d'un rischio d'attaccarsi alla padella. Niente di bruciato, ma un piatto piuttosto scontato.
Turismo diplomatico
Dietro "Foglio", lungo i noir americani degli anni 40 del XX° secolo. Ancora John Huston, ancora Humprey Bogart, in un altro thriller, della forma del classico differente. Marciava spedito Marcellus, lasciando dietro di sé perle luccicanti e misteriose. "L'isola di corallo" rende il poggio caraibico "Key Largo" (t.o., 1948) il più soffocante dei luoghi.
Olo di te, tu di me
Dato che ormai anche Paul Verhoeven è dei "nostri", scriviamone due su uno dei suoi film più spregiudicati e visionari. Divenuto "cult" negli anni in cui era doveroso esserlo, "Atto di forza" (t.o. "Total recall", 1990), è un allestimento fantastico creativo e avvolgente, quanto un buon videogame (...). L'atmosfera è tutto. Il resto nulla, o quasi.
Amoremalmente
Evidente che per "Foglio" Otto Preminger sia un autore da non dimenticare. Nel 1947, il regista, e attore, austriaco diresse un cupo sentimentale, romantico a tinte dolorose. "L'amante immortale" (t.o. "Daisy Kenyon") è un'altra sua pellicola femminile, che immortala la donna, braccata dai sopravvissuti.
Tipi d'oro
Un film di cui è semplice scrivere è "Ultima notte a Warlock" (t.o. "Warlock"), western perfetto del 1959 di Edward Dmytryk. Abbiamo già incontrato il "traditore" degli antimaccartisti, ma questa è tutta un'altra storia. Grandi interpreti del cinema per un'amicizia impossibile ai tempi delle pistole.
Specchi seguenti
In occasione del suo esplosivo ultimo, il "Sivori" propone il film d'esordio del londinese Christopher Nolan. Come in passato, la preziosa proposta del "Circuito Cinema" genovese permette di tastare la mano del regista prima di formarsi (o sformarsi). Quando l'autore è, ancora, "indipendente", costruendo scrivendo producendo la propria idea di cinema. In questo caso, è possibile rintracciare i caratteri del suo universo cinematografico: specialista dello storytelling temporale, su psicologie e memorie di protagonisti complessi(ati). Il bello viene quando dietro, dagli inizi, c'è una concezione artistica, struttura resistente quanto affascinante. "Following", debutto del 1998.
La ragione delle Cose
Nel giorno della dipartita del regista genovese Montaldo, moretti e bon, sfreccio a casa, ché c'è il nostro nuovo idolo, "CampioneSport" (can. 61), che propone un altro Superbo. Tre anni senza Pietro Germi, troppi. Quindi, per il suo terzo film, in corsa verso Sciacca nella terra di Sciascia, nell'accecante bianco e nero di sole che non arriva sotto le coppole dei Don massari. "In nome della legge", del 1949, è ingenuo ma non troppo.
Mela, peccato!
Il Cinerofum, attraverso una visione minore del 2013, ha già incontrato Barry Levinson. Nel 1996, il regista di Baltimora diresse un'opera drammatica e scabrosa. Carcere e Chiesa, però, se la sfangano sempre nella terra degli "Sleepers". Un effetto ricercato, spesso, non trova altro.
Moby France
Momentaneamente sospesi i contatti col fidato "Foglio", camminiamo tra sale grandi e piccole. La TV ad accompagnarci nel cinema distribuito. Un regista che, da una quarantina d'anni, trova stanza nei palazzi è senza dubbio Peter Weir. L'australiano, nel 2004, diresse un elegante romanzo marinaro, kolossal imperiale, col budget di cui dispongono vincitori e candidati Oscar. "Master & Commander - Sfida ai confini del mare" (s.o. "The Far Side of The World"): molto trambusto, per così poco.
Monica Forever
Preso l'impegno, leggo "Clint Eastwood" e mi rassegno. Unica via per coprire una filmografia che pare non interrompersi mai. "Potere assoluto", del 1997, è un thriller a sfondo politico, con la facile messa alla berlina del fedifrago Presidente di turno. Ladro gentiluomo e Politico indecente, la semplice e popolare impostazione che fa scorrere tutto.
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