Lolita senza colori

Cerchiamo di tenere il passo con le visioni nelle grandi sale, alcune delle quali ottime, come questa, alle quali il 'Rofum ha assistito in questo 2023. Partiamo dall'ultima, "L'amore seconda Dalva" (2022), produzione franco-belga diretta dall'esordiente di Sedan, classe 1985 di Sedan, Emmanuelle Nicot. Consigliatissima, per la forza drammatica, dardenniana, della rappresentazione e per lo spessore di una scrittura, che innalza un'altra "donna" del cinema, bimba senza infanzia, tra i personaggi da ricordare.

Callate macho

Avevo già incontrato il primo Pedro Almodóvar. Elena no e questo primissimo "Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio", datato 1980, le ha rivelato un "nuovo" autore, quello vecchio. Sfacciato, provocatorio, senza filtri tra i colori della movida LGBT madrilena.

Thrilla tutti

Elena ormai setaccia pellicole televisive con un disinvoltura. La regia di Brian De Palma le salta all'occhio conducendola ad una "Femme fatale" pronta a tutto, "cattiva, davvero cattiva"", ma bella come una farfalla letale tra i battiti del destino (2002). Thriller citazionale, noir tamarro.

Forca facile

Tra tanto internazionalismo (cinematografico), non dimentico che "Foglio" sta tenendo un seminario sul grande cinema americano. Al quale appartiene anche "Furia" di Fritz Lang, del 1936. La prima pellicola girata a Hollywood dall'esule ungherese è una bomba. Orologeria che ticchetta sotto l'epidermide della massa quando è vuota o piena di polvere reazionaria (forcaiola, xenofoba, puritana).

TESCHI

Ma lasciatemi concludere (e chi ti s'!) col miniciclo dedicato al cinema brasiliano. Il quarto suggerimento di "Foglio" porta al 2007, al (discusso) "Leone d'Oro" a Berlino e che parrebbe rientrare, perciò, nella selezione del nostro anonimo cinefilo. Il film di José Padilha, carioca classe 1967, vi appartiene anche per l'originalità d'idea e messa in scena (montaggio). "Tropa de Elite" (s.i. "Gli squadroni  della morte") trucca gli assassini come eroi, come la maggior parte delle pellicole. Avvezzi ormai ai western e alle rappresentazioni del dominio, guardiamo la fattura, ché non basta un film a sciacquare le mani dei servi del padrone.

Ma cosa vuoi che...

"Foglio", dicevo. Mesi fa, ci era venuta una voglia di David Cronenberg (astinenza lunghetta). Il nostro fidato suggeritore, quindi, porse "La zona morta" (1983) sul nostro 50equalcosapollici. Stavolta, soltanto, sotto c'è la scrittura comandata di Stephen King, col racconto fantascientifico a dipingere una strage realistica. Labilità democratiche.

GATTI MORTI

Dov'ero rimasto con Agnès Varda? Ah, già. A "Le creature", queste minuscole e impreparate generazioni del 1966, zombie zoppicanti sulle proprie fisime di autori (creatori) charmante. L'improvvisazione del caso e il sadismo di certi presunti demiurghi rendono la vita...quello che (non) è.

Dovere di ammazzare

Periodo di mescolanza di celluloide fresca fresca (grandi schermi), retrò, di nicchia o classica ("Foglio"). Con la TV si può recuperare e incontrare, dopo quasi tre anni, Nicholas Ray. Nel 1951, l'autore del Wisconsin parve più concentrato sui luccichii del "Technicolor" che sull'igiene delle idee. Gli USA dovevano essere i salvatori del mondo, "I diavoli alati" (t.o. "Flying Leathernecks") angeli della morte dalla disciplina bislacca, etica assassina.

Due fratelli

Era ancora gennaio quando imperterriti, nella "Negri" ghiacciata, con Elena raccoglievamo anche le proposte italiane di "Foglio". Arrivando al 1998, incontrammo Gianni Amelio col suo "Leone d'Oro". Flebili  echi neorealisti dalla nebbia, persi nella mancanza di cura e di scrittura. "Così ridevano".

Affari Mondiali

Massimo un anno e Alfred Hitchcock lo devi vedere. Due mesi fa non abbiamo retto, invitando nella "Negri" il suo "Il prigioniero di Amsterdam" (t.o. "Foreign Correspondent"), classe 1940. Intrighi internazionali da Guerra Mondiale, coi dovuti espedienti scenografici, Sir "Hitch" scattante e burlone già vedeva una vittoria avventurosa (Sei "Nominations").

Storia di un vigliacco

Non demordere, inseguire tutte le tracce, aggrapparsi a ogni fronda di celluloide. Un fatto: è grazie a RaiPlay se, dopo 10 anni, Jean Renoir è tornato al Cinerofum. Nel 1943, "Le Patron" era a Hollywood, smanioso di additare paura e immobilismo dei suoi colleghi francesi. "Questa terra è mia" ha il fascino e la pesantezza di uno slogan non risolutivo.

Amor Sioux

Non sono Kirk Douglas. Non mi so difendere dagli agguati, cercatori d'oro o indiani che siano. Tanto meno da quelli del cinema western. In un frangente simile ho conosciuto André De Toth, regista ungherese Endre Antal Miksa (1912-2002), un passato alla Korda, determinato e preciso. Nella folta schiera dei "mestieranti", con qualche mostrina in più. "Il cacciatore di indiani" (t.o. "The indian fighter", 1955) non è il peggiore dei loro nemici.

Crollo di nuvole

Era l'ennesimo sabato sera da dimenticare: un western domenicale può aiutare. Magari uno atipico, con qualche ossessione allucinatoria che, come un Acab tra i Cheyenne, permetta di scappare nel Dakota e sfuggire a se stessi. Dopo tre anni, il Cinerofum ritrova J. Lee Thompson che ringrazia per la sua semplice ma avvolgente narrativa. "Sfida a White Buffalo" (t.o. "The White Buffalo"), 1977.

In nome del Tenessee

Un'occhiata al regista e alla "Bibbia", mi dicono di tentare. Quindi porgo la mano a Roger Donaldson, regista australiano, presto zelandato, che nel 1985, al quinto lavoro, volle rendere omaggio ad "Una donna, una storia vera". Titolo originale "Marie", come Marie Ragghianti, con gli occhi di Sissy Spacek che dicono resa ma fanno opposizione. Mariti, superiori, capi, giudici e politici non la fermeranno. Discretino.

Schizzi resistenti

No ma poi vi racconto. E' che siamo nel bel mezzo del "cinema neorealistico" e Carlo Lizzani, al suo secondo impegno, pareva ulteriormente determinato nel ridisegnare le giornate in celluloide. Il passo ai piccoli gesti e alle grandi passioni degli ultimi, con un taglio che, complice la penna, che era già una m.d.p., di Vasco Pratolini, si fa beffa dei classici, divenendolo a sua volta: "Cronache di poveri amanti", del 1954, è un affaccio sul popolo stretto.

A spasso tra gli spari

Ricominciamo dall'ultimo, che è anche l'ultimo di uno dei "primi". Intendo Michael Curtis, intendo "I Comanceros". Ci imbattiamo per la terza volta nel regista ungherese statunizzato che, nel 1962, ancora girava con stivali e speroni, a suo agio, attorniato da attori che si divertivano quanto convincevano.

La lotta si fa

Poi Elena agguanta "Il cinema neorealistico italiano" di Giulio Cesare Castello ("RAI, Torino, 1962") e famelica ne chiede. La "Negri", incredula, si tinge immantinente del bianconero concreto e raffinato di Carlo Lizzani. Il regista ex-partigiano romano esordì, nel 1951, con una pellicola ambientata qui dietro, nella Val Polcevera resistente. Stupenda perché grezza: "Achtung! Banditi!", la solidarietà nella lotta.

Chela furiosa

Nella polvere dei Western puoi incontrare anche Henry King (1886-1992), nome da Galleria del Cinema. L'autore e attore americano, marchiato da "Stile sobrio" e "Scene d'azione efficaci", nel 1958, diresse la quartultima del suo centinaio di pellicole. Classico western di revenge, senza strattoni, solo nel finale squassa un canone, ma con morali bibliche ormai lise. "Bravados"...non più di tanti altri.

Fregole al limone

Cerco di riprendere il ritmo, partendo dall'ultimo (di)battito. Due giorni fa ho letto Mike Nichols quindi ho proposto ad Elena il suo, di lui, "Closer", del 2004. Pellicola che potrebbe aver visto, ma che evidentemente non le ha solcato il cerebro. Quattro star da tre continenti per rappresentare gli amori vacui d'oggi. Tra ormoni impazziti e leggerezze dell'essere, finiranno soli e feriti, o uniti e infelici. Pastiche.

Mini-giga

Sulle orme tracciate da "Foglio", Elena ed io ancora nel paese carioca, stavolta senza allegorie: è sufficiente mettere a fuoco gli affetti feriti, dimenticati. Ricordo la prima volta che uscì "Central do Brasil", non è dissimile dall'ultima: Walter Salles nel 1998 realizzò una dolce pellicola senza colature di alici in nessun cazzo di wonderlayer.