Coi suoi viaggi orrorifici Kaneto Shindô obbliga a guardare nell'abisso. Nel 1968, il capostipite dei J-Horror psicologici nipponici, raccontò di "Un gatto nero in un boschetto di bambù", "Kuroneko" per gli amici (a.k.a. "Black Cat"). Lo spirito della donna insorge contro il monopolio della violenza.
Alienopoli
Di anno in anno, su, per il cinema italiano, "Foglio" mi pone davanti al 1961, ergo al neorealismo lombardo di Ermanno Olmi. Pellicola stupenda, per manifattura e calore, sullo scontro esistenziale tra campagna e città. "Il posto" è dove si va a cercarlo, suicidio non assistito che ancora condanna donna e uomo.
A tavola!
Western che bluffano, anche. Come durante il mio primo incontro col regista statunitense Fielder Cook (1923-2003), pescato a tarda serata, nel quale ironia e amarezza si mescolano nel mazzo. Del 1966, "Posta grossa a Dodge City" (t.o., più centrato, "A Big Hand for a Little Girl") scherza col gioco, poggiando sul confortevole panno verde di un tavolo di interpreti esperti delle regole.
Mala Merce
Anche in questo bollente luglio, è passato Kaneto Shindô. Abbassando la temperatura, lontano da affetti, ma senza piacere, in piena siccità relazionale. "Compendio" (t.o. "Shukuzu"), del 1963, è uno splendido quanto angosciante ritratto di geisha. Il patriarcato legittima "la bestemmia del commercio di esseri umani", nei secoli dei secoli. In famiglia e fuori, la donna è sola.
Es una comedia
In fondo all'orrido delle sale cinematografiche, Elena ed io abbiamo raccolto una bobina, ancora una volta, catalana. Commedia a sfondo sociale, dove le demagogie varie, nazionaliste e xenofobe, assumono la forma più diffusa e accettata, quindi perniciosa. "I tuttofare" (2021, t.o. "Sis dies corrents"), scritta, diretta e montata dalla regista, classe 1980, Neus Ballús, fa sorridere con qualche lieve spunto.
Guida folle
Chiudo l'escursione con Hiroshi Teshigahara, col suo tributo a un artista la cui visione è strettamente legata a quella, elegantemente e fatalmente volatile, del regista giapponese. "Antonio Gaudí", del 1984, scorre lungo le strabilianti linee dell'architetto catalano. Deviazione affascinante, viaggio ulteriore, nello spazio silenzioso della mente.
Dall'Aldiquà
A Roy Andersson la seconda proiezione in sala "Chateaux". E' del 2014 la "terza riflessione dell'essere un essere umano" del regista svedese, che gli valse il "Leone d'Oro". "Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza". Ancora più immerso nell'assurdo, nell'ironia, mira contro eserciti e strutture disumane. E tutto il codazzo grotteschissimo di zombie.
"U.S. Guano"
Stravaccato nella Valéry, stanchino, accaldato, Don Siegel; ma sempre in grado, con un mignolino, di muovere fili e funi. Del 1959, "Sull'orlo dell'abisso" (t.o. "Edge of eternity") è un b-movie, bestseller sopra l'ombrellone, che fa muovere il piedino e gustarsi una trama semplice quanto acrobatica.
Pesche solari
Nelle bacheche cinematografiche, il vuoto penumatico. Ma fa capolino una pellicola catalana, quindi chiamo pure gente. Siamo in cinque al "Sivori", per vedere "Alcarràs", del 2021, scritto e diretto dalla barcellonese, classe 1986, Carla Simón. Pellicola sociale che ottiene un ottimo "salario minimo" (Orso d'oro a Berlino), taglio semplice sulle esasperazioni di una società disumana e innaturale, in cui vince il mercato e perde la vita.
Duello cervello
Primo incontro così piacevole, che si è deciso di ricontattarlo. Renato Castellani nella "Valéry", vestito da gala, baldanzoso e passionale, con la bobina del suo esordio, del 1942. Sottotitolo: "La carica del Puskin, più l'energia del buon girato", "Un colpo di pistola" è un crescendo di amarezza. E bellezza.
Sam 'fottuti
Estasiati dal primo incontro col regista svedese Roy Andersson, dopo poco siamo di nuovo lì. In sala "Valéry". "You, the living", del 2007, perde in evocativa incisività (un extremis da poster non basta), accontentandosi della ineccepibile forma audiovisiva. Stavolta, l'apocalisse sono santi che camminano.
Vuoti limi
Aver stretto conoscenza con Apichatpong Weerasethakul, qualcuno potrà sorprendersi, non mi ha impedito di infilarmi, trascinando pure Elena!, nella minuscola e deserta "Filmclub" del Sivori", per mettere in saccoccia anche il suo penultimo, anno 2021: "Memoria". Con la coerenza dei mediocri, ritrovo il regista tailandese nel suo tempo e nel suo suono. Smarrito e fastidioso.
Piano fesso
Dalla sua postazione, ormai fissa, nella sala Valéry, Don Siegel mi ha intrattenuto con un'altra intrigante storia di dannazione ed espiazione. "Dollari che scottano" (t.o. "Private Hell 36"), del 1954, è il classico ultimo colpo, quello dopo il quale finirà...male.
Accorgersi
La storia del cinema italiano, secondo "Foglio", passa per l'anno 1960. Per il 'Rofum, ciò comporta il giorno in cui Vittorio De Seta (1923-2011) irruppe nei suoi torrenti di celluloide. "Banditi a Orgosolo" è cinema-vero della migliore scuola. Racconti documentati con l'occhio di un'acuta estetica.
Uniti, tutto
Dopo qualche mese, non ho resistito, l'ho rinvitato. Con piacere, nella "Valéry", questa volta Donald Siegel si è accampato. Il poliedrico regista di Chicago, nel 1954, diresse una determinata e accorata pellicola carceraria: "Rivolta al blocco 11" tratta un crimine di stato ancora in piedi, sempre in espansione: la prigione.
Desocietà
I viaggi del Cinema. Da un'amichevole soffiata colombiana ad una gelida pellicola svedese. In Piazza delle vigne, meroledì scorso, oltre ai ragazzi di "Vedo Terra", ha irrotto il regista svedese, classe 1946, Roy Andersson. Mai individuato dal radar del Cinerofum, lo colpisce con un missile carico di esplosivo, splendido graffiante, surrealismo scandinavo. "Canzoni del secondo piano", "Gran premio della Giuria" a cannes 2000.
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