Taglia il gallo

Nella nostra iniziativa a tre, Elena, io e Monica Vitti, la seconda tappa ha previsto una sosta da Mario Monicelli. Era il 1968 quando rese altisonante, gridato, un soggetto semplice quanto l'istintiva simpatia dei due grandi interpreti del cinema romano. "La ragazza con la pistola".

Il re delle canzoni

Se c'è un mare di celluloide in cui m'è dolce naufragar è quello orientale. Pagaiando attorno a Xi'an, cercando altre magnificenze di Zhang Yimou, ho incontrato Chen Kaige. Pechinese classe 1952, firma raffinata che nel 1984 irruppe nella Quinta Generazione del cinema cinese. "Terra gialla" è un'opera prima così completa che, assieme ad altre recentemente viste, riabilita d'un colpo gli anni '80 del '900 cinematografico.

Fine giostra

Volevo anche aggiornarvi sull'ultima iniziativa scontata. Offerta pacchetto, per l'occasione. Scomparsa Monica Vitti, Il Cinerofum, vuole ringraziarla per le ore trascorse assieme, con altre. Vitalità calibrata con sapienza, l'attrice romana, nel 1979, fu splendidamente diretta da Ettore Scola in un triangolo all'italiana, "Dramma della gelosia", concluso in tragedia umana.

Tutti a soqquadro

La seconda volta che incontro John Cassavetes regista (dopo sette anni, Foglius gratia) è per buttar giù d'un fiato il suo corroborante esordio. Del 1959, roba da due dollari che sa d'antigelo, "Ombre", liquoraccio che scalda il cuore. Etichetta che diviene manifesto.

Wuxia

Eh cavolo, Zhang Yimou fa apprezzare anche il wuxiapan, il barocco genere storico cinese. Tale il pregio delle stoffe e degli arredi imperiali. "La città proibita" (lett. "La città interamente rivestita di armature dorate"), del 2006, è produzione coi mezzi, all'altezza della cura e della fantasia dell'autore di Xi'an.

Ma per denaro

Perché Fred Zinnemann (1907-1997) passasse dalla "Valéry", doveva arrivare una soffiata da Mino. "L'ho visto a Genova, in centro". Era il 1973 quando i regista austriaco (oggi polacco), presto californiano, fece la spola tra Parigi e il capoluogo ligure, sulle orme del killer senza nome assoldato per il presidente De Gaulle. Tutto al millisecondo per "Il giorno dello sciacallo".

Natura trema

Il terzo giorno di un'anormale sessione cinematografica, ha colto in sala Valéry anche Robert Hamton. Scorgendo dietro Mario Bava, non mi sono fatto fregare, smascherando la "Regia di" Riccardo Freda. Nel 1959, il prolifico autore diresse un horror fantascientifico, con Madre Natura, per pura coincidenza astrale, incazzata come una Bestia. "Caltiki il msotro infernale".

"Sotto allora"

Il terzo giorno è cominciato mantenendo l'elevato livello degli ultimi mesi. Con John Sturges, per quanto visto, non si rischia. Anzi, dal cineasta dell'Illinois, già nel 1955, un vero gioiello, dalla scrittura solida e dall'estetica raffinata. Maestria registica che trasforma un western tardivo in un thriller che non dimostra l'età: "Giorno maledetto" (t.o. "Bad day at Black Rock").

Qua Espiazione

Il secondo giorno in solitaria, ammaliato dal cinema orientale, capiente pot multicolore, l'ho concluso dalle parti di Hirokazu Kore'eda. Autore caro al Foglio, nel 2001, diresse "Distance", pellicola che parte da un'idea affascinante, poi spreca in un convenzionale, ma curatissimo, rientro.

Rosso silenzio

Non ho resistito. Mesi lì a guardarlo, nessun incentivo. Assurdo per riguardo verso uno dei nostri miti luminosi, mi sono avventato su Kim Ki-duk. Sua terza pellicola, del 1998, "Birdcage Inn" (t.o. "Paran daemun"), è un tuffo nella sua sofferta poetica. Splendido squallido anfratto dell'umano, dove emozioni e violenze s'aggrovigliano a ore.

CONTRO LA GUERRA

La mattina seguente illuminò la sala Valéry con un bianco e nero di rara forza e delicatezza. Opera unica dello sceneggiatore statunitense Dalton Trumbo (1905-1976), "E Johnny prese il fucile", del 1971, è una perla luminosa, e resistente, che attraversò i fuochi ardenti dei dolori (crimini) della guerra. "Grand premio speciale della Giuria a Cannes", monito esplosivo già perso nel vento.

Melocampo

Alla fine di quella prima giornata, udite udite, pure Nagisa Oshima (1931-2013), già nel mirino per colpa di Simone, ha voluto provare la rinomata "Valéry". Nel 1983, l'esponente della Nouvelle Vague nipponica realizzò una pellicola per il grande pubblico, i cui pregi sono ravvisabili nella cura estetica. Semmai, "Furyo" (t.o. "Merry Christmas Mr. Lawrence"), nonostante le Star in campo, fa brillare la poetica, pregna di rude dolcezza, dell'interprete Kitano.

Alfabeto Stanze

Poi, dopo quattro mesi, è ripassato Mario Bava. Il regista che nel 2021 ha lasciato uno dei segni più tangibili tra i nostri riferimenti, nel 1963 diresse la sua prima vera perla, lucida di tensione, amaliante di paurosi riflessi. "La ragazza che sapeva troppo".

Fede quadrata

Tre giorni senza Elena, ricapitoliamo i passaggi dei grandi maestri nella sala Valéry. Il primo è stato quello di Alfred Hitchcock che, nel 1927, ancora privo del sonoro, carburò i suoi futuri meccanismi. "Vinci per me!" (triplamente più significativo il t.o. "The ring"), è consigliato a tutti gli appassionati del regista londinese, ché ne racchiude meravigliosamente tecnica e spirito.

Anime parallele

Già al secondo lavoro, Wong Kar-wai perfezionò decisamente la sua robusta arte d'autore, allontanandosi dai topoi più in voga, plasmando luoghi e melodie, del cuore, che di divverrano i suoi. Era il 1991, "Days of being Wild".

Azione morale

Tirato con uno Stratton, volevo fare ancora due chiacchiere con August Blom. Del 1911, "La ballerina" e "Le tentazioni di una grande città" proseguono la critica sociale intrapresa nei film d'azione del regista di Copenhagen.

Kiroku

Boom
! Data la difficoltà di soddisfare le due girls, lascio prendere le decisioni a Mino. Che sfodera un autore che lascia la "Valéry" a bocca aperta, per pulizia registica e forza espressiva. Con Masaki Kobayashi (1916-1996), "cintura di tutti i colori" di Cinema, vengono in mente molte grandi firme cinematografiche, per poi stagliarsi la sua, poderosa e innovativa. Istantaneamente. "Kwaidan", evocando terribili "Storie di Famtasmi".

"Oh Roy..."

A breve distanza, un'altra pellicola di Raoul Walsh, elegante quanto efficace firma statunitense. Nel 1941, Walsh diresse Humphrey Bogart e Ida Lupino in un noir dall'intreccio così scontato da dover chiamare tutta la sua, e loro, maestria, per trasformarlo in una rarità. "Una pallottola per Roy" (t.o. "High Sierra") Dal "cofanetto" di Frd, sempre più insospettabili gioielli.

Farsastorie

Incontrare Robert Altman può comportare svariate visioni. Come solo i grandi autori sanno fare, può alzarsi sul genere, giocando coi canoni, irridendo una Nazione. Con "Buffalo Bill e gli indiani", Orso d'oro 1976, una commedia grottesca diviene un potente J'accuse, il western più folle, il più intelligente.

Muy semplice

Inattesa e intrigante quest'avventura nel western sociale, tirato per la camicia (bianca, sporca, strappata), dal buon FrD. Gli antieroi fuoriusciti dalla mente dei registi italiani di quegli anni non le mandavano a dire. Ancora Sergio Corbucci, con "Vamos a matar companeros", del 1970, come potete immaginare, prima divide i carrarmatini, poi chiede di scegliere il colore.