Detto, fatto (fatto). Ecco "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti", quella Palma d'Oro tailandese del 2010 in cui ho inciampato. Quarta pellicola del regista classe 1970, Apichatpong Weerasethakul, può causare perplessità, come ad Elena, o stupire fugacemente col suo naturalismo metafisico orientale; in ogni caso, non certo un'annata miracolosa...
Sogni
Inizia a prendere corpo (ouh...) la relazione tra il Cinerofum e Hong Sang-soo. Il regista sudcoreano, "habitué dei quattro maggiori festival europei", che abbiamo approfondito grazie al Festival del cinema coreano di Firenze, nel 2010 realizzò una della sue pellicole più celebri e, chissà, riuscite. "Un certain regard" a Cannes 2010 (Palma tailandese subito doverosa), indiscutibile padronanza della narrazione, ma poche pietre nella scarpa. Non pensiamoci adesso, "Hahaha".
Beredice
Nella "Retrospettiva a Moon So-ri", dell'ultimo "Korean FF" di Firenze, è stato presentato anche "Ode all'oca", del 2018. Scritto e diretto dal regista cinocoreano, autonomo di Yanbian, classe 1962, Zhang Lü, è una pellicola sentimentale sulle fughe dall'amore, derive&approdi, per altri porti. Buon tocco.
NO NUCLEAR !
Grazie ai fiorentini del "Korean Film Festival", edizione 2021, il Cinerofum ha potuto sprofondare nel regista che adora più ciecamente. Ad un anno dalla morte, non smette di compiangere Kim Ki-Duk, che nel 2015 gridò un'altra pellicola a difesa della terra: "STOP" (2016) è basta al nucleare, finis all'elettricità, stop ad un sistema che, in cambio della rinuncia alla vita, ci ha fatto accettare la morte.
Fantazia
L'ultimo "Trieste Film Festival" proponeva la sezione "Wild roses", dedicata alle registe emergenti. Esordio che, per Agnieszka Smoczyńska, polacca classe 1978, fu rappresentato da "Il richiamo" (t.o. "Córki Dancingu", lett. "Le figlie della danza"), pellicola fantasiosa quanto impalpabile, tra canzoncine e sentimenti invero sconfortanti.
Donna e uomo
Al "Korean FF" di Firenze, edizione 2021, la sezione "Retrospettiva Moon So-ri" mi trovava sempre lì (nella "Valéry"). Che fosse il terzo lungometraggio di Im Sang-soo, autore di Seul. classe 1962, il film erotico "La moglie dell'avvocato" (t.i. "A good lawyer's wife"), frustrazione borghese come tante, girata nel 2003, poco importa. Tutto il sex appeal della versatile e completa interprete sudcoreana...basta così.
Democrature
All'ultimo "TriesteFF", sezione "Fuori dagli sche(r)mi", anche il grido di libertà lanciato dello scrittore e regista ucraino Oleg Sentsov (o Sencov), nato in Crimea nel 1976. Tratto dall'omonima pièce scritta nel 2011, "Numeri", del 2020, ne porta sullo schermo tutta la banalità del male. "Realizzato a distanza, dalla prigione ["diretto dal gulag"] è una sorta di manifesto", che dovremmo guardare bene, soprattutto in...ogni tempo.
Ecce bellum
Park Chan-wook, sempre all'ultimo "Festival del cinema coreano di Firenze", sezione "New Korean Cinema", ha riproposto un'ottima summa del cinema suo e dei suoi connazionali: spettacolarizzazione sbrigliata, tenuta in strada da una poetica così grave di questioni umane che resta su come un monito inascoltato. "Joint Security Area", del 2000, è contro tutte le guerre...secondo voi è da vedere?
Versi avversi
Non me ne vogliano i nuovi autori sudcoreani, che possono accertare la spassionata simpatia per il loro cinema in genere, ma ora arriva il bello dell'ultimo "Florence Korean Film Festival". Le pellicole mancanti di Kim Ki-duk. Suo secondometraggio, del 1997, "Animali Selvaggi", parla di amicizie urbane rifugiate. La poesia della strada può far male.
Se sente
All'ultimo Trieste Film Festival partecipò il Cinema Indipendente. Nelle vesti onorifiche di Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Dal "Premio Salani 2021", "Samp", è un "thriller fantasy" (un presidente arrestato), che permette ai due autori di giocolavorare col mezzo cinematografico. "Basata sulla taranta come cura dal disagio", bisogna provarne parecchio.
Sabbie d'interesse
Abbiamo già incontrato l'attore e regista Mark Rydell. Nel 1984, l'autore newyorkese realizzò un'altra pellicola sui sentimenti buoni, coi toni leggeri di ragazzi e fattorie, minacciati entrambi, là dove le passioni del cuore vengono inondate dagli interessi del Capitale. "Il fiume dell'ira" (t.o. "The river").
Legge proibisce
Emozioni Cinema. Serata "facile", quella organizzata nella sala Valéry più viva che boh. Vince a mani basse causa gratia John Steinbeck, James Dean, Elia Kazan e "La valle dell'eden" del 1952. La pellicola, del 1955, trionfa senza spinte né retoriche (ma broadway gremita). Testo immortale, regia solenne, la prima trepidante prova di James Dean. Cal in persona. Ma non solo. Un frammento che può ingigantirsi all'infinito.
Indietro tutta
La Sezione, all'interno della ben nota rassegna che ormai sapete, è quella del "New Korean Cinema" degli anni 1990. Ma avrebbe potuta anche essere quella per "Moon So-ri". A noi, stavolta, interessa solo il regista. Lee Chang-dong, sapete, fa tremare i 'rofumiani. "Caramella alla menta", del 1999, ha fatto pressoché lo stesso.
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