USA tremens

"Iris" propone, Cinerofum raccoglie. Nel 2008 i Fratelli Joel e Ethan Coen si prodigarono in un divertissement in salsa spy. "Burn after reading" (s.i. "A prova di spia") è commedia senza fronzoli; cogli orpelli estetici, ironici quanto pungenti, dei due grandi registi, quello , ma senza bucare. Non il loro più "strutturato"...

Young boarder

Nella sezione "Independent Korea" dell'ultimo Festival del cinema coreano di Firenze, ha partecipato anche l'attore-regista, classe 1979, Lee Hwan. Suo secondo lungometraggio, "Anche i giovani contano" (t.o. "Young adult matters", "Eo-reun-deul-eun mul-la-yo"!), del 2020, è un racconto ai limiti delle adolescenze urbane. Tanto chiasso, molto spreco.

Tocco di classi

Il penultimo del cofanetto DVD lo è stato anche per Ernst Lubitsch. "Fra le tue braccia" (t.o. "Cluny Brown"), del 1946, appartiene alle vette del regista berlinese. Capolavoro della commedia sofisticata, mostra il Lubitsch raffinato e affascinante, provocatorio e acuto: è sempre la Classe.

Turbe ferme

Rincontrando, nella sezione "Orizzonti Coreani" dell'ultimo "Florence FF", il regista Hong Sang-Soo (1960), si può nuovamente soffrire della sua impalpabile leggerezza. "La donna che fuggi" (t.o. "The whoman who ran"), del 2020, turbe femminili, è stato votato "Insulso, *" da uno spettatore severo...

Revolution de libertad

Il Cinerofum ha già incontrato Tulio Demicheli. Ne vengon fuori sempre western godibili. Con l'eroe giusto, con sane simpatie rivoluzionare, a difesa degli oppressi. Mica per dollari, ma per qualche amico in più. "Un uomo e una colt", 1967.

Happy Così

Avanti anche coi sudcoreani. All'ultimo Florence Festival partecipò anche la regista cinquantenne Hong Ji-Yeong, con una romantica commedia corale. "New year blues" fa come insegnano i registi newyorkesi, accoppiando angeli e demoni ai tempi del Denaro.

Dirty vengeneananence

Aridaje uno spaghetti all'italiana. Ancora una volta Django. Eh no. Scritto e diretto dal romano, classe 1925, Sergio Garrone, "Django il Bastardo" (1969) è un western che, diretto oltreoceano, sarebbe cult. Qui, da noi, resta maiuscolo.

Famiglia gelo

Difficile rimanere incolumi all'avvolgente e angosciante cinema di Rainer Werner Fassbinder. Percorrendo i suoi lavori per la [TV], si scoprono preziosi terribili scorci sui mattatoi della terra, sui mortiferi marchingegni del pensiero: "Selvaggina di passo" (t.o. "Wildwechsel"), del 1972, avvisa tutti di una rivoluzione violenta.

Piccoli amici grandi

Risalendo la filmografia di Andrej Tarkovskij, si passa per il celebre mediometraggio, del 1960, con cui il regista sovietico si diplomò all'istituto cinematografico di Mosca. Prime foto d'infanzia, che poi svilupperà, coi colori dell'immaginazione. "Il rullo compressore e il violino": una giornata fantastica, rovinata da un lockdown, non fermerà il cinema.

Tornare è morire

Ritorno al Western. Ma a quello singolarmente autoriale di Peter Fonda (1940-2019). Il primo dei tre lungometraggi dell'attore e regista newyorkese, figlio d'arte, di avi genovesi, che scrisse lo splendido spensierato cavalcare, stavolta ci racconta d'un tribolato ormeggio in porto, non più possibile. "Il ritorno di Harry Collings", 1971, finirà come scritto nei destini dell'Ovest.

Vuote a prendere

Il tempo beve energy drink. Quanto è passato dall'ultima volta che Rainer Werner Fassbinder bazzicasse il Cinerofum? Un lustro... .. . Matti. Quindi ci ritroviamo, almeno io, a bere distrutti in una baracca da soldati, a guardare, donne e uomini che si dimenano, rotolandosi in amori di poltiglia: "Pionieri a Ingolstadt", sceneggiato [TV] del 1971.

Piazza pulita

Nella sezione "Orizzonti coreani" dell'ultimo Florence Korea FF, era ospitato anche "Innocenza", del 2020, scritto e diretto dal sudcoreano, classe 1977, Park Sang-hyun. Esordio alla regia che conferma-ribadisce la maturità della scuola cinematografica coreana, da cui ormai ti aspetti sempre di più, ma senza lamentarti. Thriller che finisce in aula, senza risentirne.

Antipastista

Avanti con Ernst Lubitsch. Il regista berlinese, il cui tocco tutto poteva sfiorare senza scandalo, nel 1938 realizzò un'aria mitteleuropea, allegra e distaccata, sulle ridicole fisime di Cuore e Capitale. "L'ottava moglie di Barbablù" non sarà come le altre, ma peggio.

Gretabla

Al Trieste Film Festival 2021, tra i "DOC." anche l'angosciante quanto stimolante (per i non dormienti) "Paesaggio zero" (2020) dello zagabrese, classe 1988, Bruno Pavić. Uno può girarsi dall'altra parte, ogni giorno, ma Moloch Irrisolto resta lì, immobile, a ridere della sua colpevole assassina retorica filiale.

Superganzi

Gnam dei confetti in cofanetto. "Partita a quattro" (t.o. "Design for living"), di Ernst Lubitsch, provocatore dal guanto bianco, è una sfida a tutti gli Heyes che verranno. Menaggio a tre, nel 1933, perché si possono amare due persone: le ore son tante, quasi infinite (se non s'fa.).

Sussurra

Kaplanoğlu finito. Perlomeno, la trilogia di Yusuf, poi si vedrà. L'ultimo sguardo autobiografico, sempre a ritroso, sempre immobile, di Semih Kaplanoğlu porta all'infantile nettare d'alveare, "Miele" (t.o. "Bal", 2010). Il calore del focolare vince anche l'Orso d'Oro, sin quando la brace si spegne. E tocca andare...

Look at Psycho

Al Cinerofum torna Michael Mann. Il regista del look curato, attento alle subconsce psicologie, nel 1986 si prodigò in una splendida pellicola blu, ritmata dai primi battiti d'ali del Drago Rosso. "Manhunter" (s.t. italiano "Frammenti di un omicidio") scorre come una lama nella carne.

So cosa darei

Torniamo al cinema di un certo livello. Ad Ernst Lubitsch, maestro dell'allusione, del tocco raffinato che tutto può sfiorare. Coadiuvato da interpreti scafati, nel 1932, il regista tedesco diresse una commedia sofisticata leggera, cantata. "Un'ora d'amore", arietta sulla scappatella che male non fa.

Pluriniente

Sulla scia dei registi piacioni ai teenager d'ogni decade, sta Richard Linklater. Incontrammo già, piacevolmente, il regista di Houston così attento ad interessare senza urti.
Amo il mio naso, così tarchiato, ma autorevole: a bloccarmi dinanzi al cinema, se la locandina riporta "Boyhood" (2014). Pellicola "pluripremiata", "innovativa", non solo non colpisce, ma nemmeno incuriosisce. Le riprese prolungate nel tempo, dodici anni, paraculata da "figo", è tutto ciò che può generare fan. Il peggio è che basta. Peccato.

Banditi in Minnesota

I western non finiscono mai. Anche il poliedrico regista sceneggiatore Philip Kaufman si cimentò con la letteratura del "Far West", nello specifico con una delle sua più celebri saghe, quella de "La banda di Jesse James" (1972, t.o. il più concreto "The Great Northfield Minnesota Raid"). Accerchiamento psicologico, gli eroi di una volta,sono i fuorilegge di oggi.