Tra le vallate del Texas mi sono imbattuto in un regista travolto e relegato dal maccartismo. Quale motivo più valido per tirare Edward Dmytryk nel mezzo della Valéry? Il regista canadese di origini ucraine, che si fece da solo, non s'è certo presentato col suo file migliore. Perso nella squilibrata verbosità, sacrosanto disgusto, "Alvarez Kelly" (1966) non può che lasciar campo aperto alle bestie, meno idiote dei militari e disumane degli uomini.
Piazza Chino Rocco
Rivisto ieri, ché Elena doveva toccare con. "Milano calibro 9" è un filmone del 1972 di Fernando Di Leo. Già incontrato sul 'Rofum col discusso scabroso di ventenni, il regista pugliese ribadisce la lucida e secca, resa incandescente, visione della società; con una pellicola cresciuta cult, milano rock progressiva che tira pugni e svuota il caricatore. La spirale allucinatoria trafigge la tempia.
Anzi che ava
11 giorni con Mario Bava. 10 e mezzo, va'. Ve lo consiglio. L'autore colorrorifico (dai su...), docente anti-cattedra di Estetica della Paura, nel 1975, vide senza volere il proprio nome legato al titolo "La casa dell'esorcismo", del "suo" produttore Alfredo Leone. Il film, quindi, è "directed by Mickey Lion", che, dopo tre anni, ripossessò sia Lisa sia il diavolo.
Dipende...
Se una commedia di Mario Bava "rischia" di trapassare il cuore, esattamente come le perle terribili del mare che gli è consono, si mette in luce, se ancora ve ne fosse, la versatilità del regista sanremese. Mastro lambiccatore di generi, in "Quante volte...quella notte" (ancora 1971) solletica con un mnemonico gioco di viste, "Cubo di Kuro" in cui l'apparenza si scatena.
E Flachi, l'hai mai visto?
Balza in testa alla coda, il film, appena visto, di Abbas Kiarostami. Perché vien facile sbrigliar pensiero e parole sulle dolci note, in immagini, del regista iraniano: "Il sapore della ciliegia" (1997, Palma d'oro). En plain air, su strade ausiliarie: un landrover di dolore, lungo le curve periferiche della vita.
Arcistufi
Continua il Trieste Film Festival, attento e presente. In concorso, anche una buona pellicola bulgara su xenofobia e razzismo. Tema sempre urgente. Quella dei migranti, emergenza permanente e inestricabile delle democrature. "Paura" (2020), scritto e diretto da Ivaylo Hristov, sofiese classe 1955 (non nuovo all'argomento), avanza sprezzante, a testa alta, fucile in mano se, sino al calore al centro della gelo.
Eva tra i dollari
Balzo mascherato in avanti e siamo al 1968, quando Mario Bava si dilettò con "Diabolik" (t.o. "Danger: Diabolik"). L'artista ligustico, che ve lo dico a, nei colori e architetture del fumetto delle sorelle milanesi Giussani, trova la terra permessa, dove sbrigliare la propria arte, manuale, creativa; ironica giallonera.
Rabbia muta
Riprendo il "Trieste Film". Le pellicole in concorso proseguono lungo il sentiero irto di dolore e carico di rabbia. "Padre", serba del 2020 scritta e diretta da Srdan Golubović (1972), ha convinto sia Elena sia me: rassegna lucida, proprio perché disperata, sulle nostre gloriose Istituzioni. Reale triste.
Futuro ricordo
Non aveva senso continuare a parlare della prima perla raccolta di Chris Marker; ne ha molto, invece, esplorare la sua filmografia. E' ancora causa Simone, che "Sans soleil", del 1983, giunse ad impreziosire il Cinerofum. Cinema in versi. Liriche sostanziose (colla mano che stringe in basso, indicando "ciccia"), meravigliose. Non solo. Docusperimentale che scuote mezzo e destinatario. Su su, guardare, che siamo in ritardo.
Bella gente
Niente. Altro western. Western solidi, ben fatti diremmo, dove il regista capace, si attiene alla sceneggiatura costruita con attenzione. Gli interpreti chiudono il cerchio perfetto. Il direttore d'orchestra, in questa pellicola del 1948, è lo statunitense Sidney Lanfield (1989-1993); il soggetto viene dall'omonimo romanzo, dell'anno prima, del connazionale Luke Short; l'affascinante figura è "La città della paura" (t.o. "Station West").
Capperi Buoni
Chiacchierando con Bava, nella "Valéry", il regista ligure mi ha raccomandato un suo collega romano, Lucio Fulci (1927-1996). Quindi m'incammino, dall'esordio del regista romano. "I ladri", del 1959, è una commedia da consueti ignoti, "capperi" movie nostrani. Totò spumeggiante e una banda senza alcuna speranza. L'atmosfera è quella criminalfumosa di Fred Buscaglione, bianco e nero e ritmo altro sono merito del poliedrico prolifico regista. Inutile dirlo, proseguiremo con gusto.
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