Questa settimana, virus innominabile, sale vuote. Non un rammarico inaffrontabile, nel caso di "Criminali come noi" (t.o., umilmente, "La odisea de los giles", t.inglese "Heroic losers", con la sintesi degli anglosassoni), commedia argentina diretta da Sebastián Borensztein, bonaerense classe 1967. Con la star Ricardo Darín, scorre leggero e ridanciano: filmetto simpatico, che altro dire?
Triade colorata
Settimana scorsa. Film in scia con le opere orientali infiltratesi nelle nostre sale, ultimamente, in barba al virus dei tamarri. Ed è bene che le bobine possano spostarsi come da articolo 13 dei diritti dei loro padroncini umani, poiché "Il lago delle oche selvatiche" (2019) è una bellezza per gli occhi, con ritmo gangster di grande qualità. Da non perdere, questo quarto lungometraggio di Diao Ynan classe 1969, come Elena e io non abbiamo fatto.
Credi male
Osanna oscar, corsa d'oro alle opere di Bong Joon-Ho. Secondo lungometraggio dell'autore sudcoreano, "Memorie di un assassino", del 2003, è un ottimo poliziesco dove, dietro alla solita farsa poliziesca, s'annidano riflessioni fondanti: l'insormontabile distanza tra realtà e apparenza, proporzionata a quella tra libertà e Stato (di polizia). Il taglio ironico e pungente del capellone di Taegu era già arrotato.
Sinfonia Borgata
E qualche giorno fa è stata la volta dei "Brutti, sporchi e cattivi" di Ettore Scola (1976). Più avanzo nella filmografia del regista avellinese più ne apprezzo poetica e mestiere. "Anvedi che scuffia pe' sta pelicola!". Emozionante immersione nella far borgata romana, terra di nessuno da western nostrano (ma de spaghetti pochi), dove la foia s'accresce con calura e inedia e i punti più basso e più alto paiono attaccarsi: magia popolare sporca e cattiva, appunto, tenuta su, oltre che dall'ottimo Manfredi protagonista, da un gran maestro italiano della Settima attorniato da artigiani consolidati.
Gioca guerré
Ed eccolo quel qualcosa sulla Grande Guerra da cui, una settimana fa, strappai Elena. Il 'Rofum, in quel dell'"Ariston", ha rincontrato l'inglese Sam Mendes, che non vedeva dai tempi della sua "Bellezza Americana" e che ritrova oggi, dopo le sbandate bondiane, con sottobraccio un'ottima pellicola d'azione. La Grande Guerra, come ogni altra, fu di carne e sangue, di terrore e follia, di violenza, dolore, morte. Su questo sfondo, il regista di Reading sviluppa la sua corsa eroica contro il tempo, la missione impossibile nelle linee nemiche, l'ultimo livello di un platform mortale, per noi fortunelli in sala, in terza persona. Non resta che godersi la partita fatale: please insert coin, "1917".
Stagioni di Stato
Ieri, con la santa pasiensa di chi non vuole mettere piede al "Corallo", abbiamo recuperato l'ultimo film di Roman Polański. Non che le mie aspettative chiedessero fretta. E infatti. Storia che dovrebbe essere raccontata e ascoltata dieci volte l'anno, quella di Alfred Dreyfus. Per la trasposizione cinematografica, questo "L'ufficiale e la spia" (2019), me ne basta una.
Born in USA
Ieri l'altro, memore dell'ultimo godibile "Mulo", ho strappato Elena da qualcosa sulla Grande Guerra, per immergermi nel cinema americano del quasi novantenne (90), in odor di leggenda, Clint Eastwood. "Richard Jewell" è un ottimo film sui diversi e spesso fallaci piani di lettura; sugli stereotipi cui ormai le nostre menti sono infarcite e succubi. Negli States sono i migliori in questo (diciamoglielo, sempre: siete i più grandi, the best); nella terra dove la macchina dei sogni ha preso piede, dove le armi si vendono più che gli hamburger, dove Stato vuol dire, più che ovunque, Controllo silenzioso, Violenza occulta e Prevaricazione travestita, è ben visibile il meschino traguardo raggiunto dalle società capitalistiche.
Lo chiamano lavoro, ma è sfruttamento
Settimana scorsa, l'ultimo di Ken Loach, "Sorry we missed You": le alienanti condizioni di lavoro nei Trasporti e nella Logistica sono tema sempre più attuale. Ché la follia disumanizzante della merce ha prevalso e le associazioni dei lavoratori (sindacacati) le si sono inchinate. Attraverso un racconto realistico, con interpreti ben lontani dallo star system e personaggi recuperati dallo strato sociale mai dimenticato dall'autore inglese, un pugno agli aguzzini, una carezza ai prigionieri.
Affetti in affitto
Ieri è stata una domenica intensa, seppur senza campionato (...), conclusasi degnamente coi ragazzi di Pellicceria Occupata e impreziosita dalla presenza di Zippino. "We still hate You Thatcher" è la nuova rassegna autogestita che, dopo il "Riff" di Loach, ha proposto il crescendo asfittico e nevrotico che l'inglese Mike Leigh realizzò nel 1988: "Belle speranze" è un ottimo film, abilmente danzante sulla sottile linea tra realtà e grottesco, separazione destinata a sparire nella folle avvilente gold rush cui siamo tutti iscritti.
Art VS Capitalism
Freschi de "Il secondo principio di un artista chiamato Banksy", mostra presso il "Ducale" dedicata al misterioso graffitaro-e-non-solo di Bristol, sabato sera in Sala Valéry s'è optato per il suo documentario "Exit Through the Gift Shop", del 2010. Timorosi del solito esercizio egotistico di un artista, lemme lemme, Elena ed io ci siamo ritrovati a riflettere (ridere e incazzarci) su arte, società, economia e...cinema. Secondo voi, "consigliato" o no?
Non entrate in quella sala
Poca roba nelle sale, un russo del meridione ci spinge, Elena, Mino e me, sino in cima alle "Battistine". Attraversar lo spiazzo e balzar sui Cappuccini (anche per noi, oggi) è un de-fatto che presto tronca. Il russo in questione ha 28 anni e pare saperci fare coi colori. Glielo concediamo, c'è just l'ingresso da rifare, ma basta films ché di vita ce n'è una. "La ragazza d'autunno", di Kantemir Balagov (1991), è una logorante rappresentazione di due ore e dieci sulla terra bruciata, ormai gelata fumante, che ogni guerra lascia. Desolazione d'anime perse, sullo schermo e...in sala.
Il primo sogno di FF
Meraviglioso "Lo Sceicco Bianco". Intorno all'ipotetico centenario di Federico Fellini (20 gennaio 1920-1993), nelle sale fioccano alcune sue opere. Tra cui il suo primo sogno, realizzato nel 1952, ode alla prosaica fantasia, alla magia popolare, tra incantesimi spiccioli e risate a bizzēf.
Ettore parte in 9a
La settimana scorsa, Ettore Scola in Sala Valéry col suo film d'esordio. Presentatosi a mani vuote, ché tanto "Se permettete parliamo di donne" (1964) è sul tutubo, il regista di Trevico scomparso 3 anni fa (il 19 gen all'anniversario), ha scherzato e giocato. Un pezzo di panduce, un gotto e via, serata eroto-grottesca, per una commedia che tratta, invece, parecchio di uomini, anzi, uno e nono: il Gassman mata-todo, attorniato da altre variopinte, tutte stupende, donne e attrici della storia del cinema di quegli anni.
Rackhia Dance
Settimane di riproposte anni '80 ('980), in televisione. Tra le varie, in Sala Valéry il celeberrimo "Dirty dancing", del 1987, diretto dall'italo americano Emile Ardoino (1943-1993). La storia di Baby legnosa in vacanza estiva, alla scoperta dei corpi, del ballo, e un po' di sé. Sogno a occhi aperti delle bruttine, volteggiar con Patrik Swayze, rivaleggiare con un'indemoniata irrefrenabile bionda.
Idiodeus
E' falso! Il primo dell'anno, invero fu l'ultimo! Ammettiamo. Beata Teona Strugar Mitevska, allora, regista classe 1974 di Skopje, che ci ha permesso di dare l'addio al 2019 con una pellicola intelligente, divertente, giusta. Ambientata nella Macedonia al secolo dello sciovinismo più becero, "Dio è donna e si chiama Petrunya" assume la grinta d'una risata tesa a seppellire l'idiozia che ammorba ogni società patriarcale e teologica, pus fuoriuscente a tutte le latitudini. In tal senso il drammatico, che permane, è frantumato dalla sagace ironia delle autrici.
I capanni dell'amor
Sul finire dell'anno, freddo com'era, Alain Resnais s'è rifugiato in sala Valéry, penetrandovi da ignoti canali televisivi. All'una e mezza. Come la protagonista, decidiamo, solo ed anche questa volta, di sfilarla ed assaporarla, questa pellicola del 1993. "Smoking" (t.o. "Smoking"), tratto da "Smoking / No Smoking". Come su quei cartelli "No smoking", o quegli altri "Smoking". Che poi debbo ancora capire cosa ho visto (in Italia non l'avranno mica compresso? Pare di sì, allora, giusto "Smoking", mutilato e rivendicativo: prendere nota della distribuzione italiana d'essai). Insomma, cosa può fare una sliding cigarette, un sì-no, un binario che porta di qui, e/o di là, un binario che decide algoritmi misteriosi, vitali.
Ti con Sex
Qualche giorno fa, pioggia pioggia, allerte allerte, altrofilm. In casa. "Sessomatto", (1977) di Dino Risi, è proprio quello che...per una serata tranquilla. Quando le si vuole dare una sferzata piccante. Causa Laura Antonelli, meglio aprire le finestre. Tranzilli, pensanti per bene: schivando là, addomesticando qui, la volgarità sta buona ("sciocchino, è un Dino Visi..."). Ma non la foja popolara, la prurigine caciarona, il rammarico sconcio, il rimpianto sugoso: ohé sono arrivati gli artisti, i baracconi dell'amooore!
Tempi di tappezzerie
Periodo di bassa avvilente, nei cinema. Verrebbe da dire Allerta Rossa ("Non entrate nelle sale!"). Meglio così: meno gliene date, alla sala Valéry, più se ne prende. Altro Woody Allen, allora, ché a Elena piace e a me...pure. Con l'allora sessantacinquenne vecchietto newyorkese come interprete, "La maledizione dello scorpione di giada" (2001) è uno spumeggiante intreccio tip tap che, tra poli, amori, opposti e odi, scivola sulla pista ben oleata dell'autore. Con molta leggerezza. Più che un soffio, uno spiffero (mai fastidioso).
Angusto Show
Ancua "Valéry". Nell'anno di Billie Holiday (scomparsa 60 anni fa), la sala del Cinerofum non ha potuto altro che aprirsi al trascinante ritmo, in bianco e nero, del magico sound d'oltreoceano. E se pronunci, in qualunque maniera, la parola Jazz, sullo schermo appare senza dubbio l'elegante, brioso, ironico, sinuoso e scatenato cinema di Woody Allen. "Celebrity", del 1998, è un viaggio caotico (nevrotico, logorroico) ed orgasmico nel mondo dello show-biz. Tra pietà ed affetto, bellezze magnetiche a sopperire a una dialettica alquanto glamour e...vuota, lo sterile ma profittevole bailamme cui tutti i qualunque paiono aspirare.
I frappè dei vicini
Per dirne un'altra, la seconda, venerdì scorso è ri-passato dalla "Valéry" Roman Polański. Ancora il suo ultimo nelle sale pubbliche, per noi inavvicinabile al "Corallo", Elena ed io abbiamo riparato a mancanza piuttosto grave per sedicenti "amici del cine". "Rosemary's Baby", del 1968, è un thriller psicologico ma nemmeno tanto. Poiché la bestia è reale, come la brama di successo che pervade la comunità.
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