Ancora immanenza delle
manifestazioni viventi, stavolta di “Erbe fluttuanti” nel 1959, nei
pressi di una compagnia di teatranti kabuki. Con le sue maschere, le sue
entrate e le sue uscite, i colpi di scena. Remake di sogni latenti e bisogni impellenti.
Problemi e Opportunità
Poi di corsa nella “FilmClub”, dopo tante mediorientali, per una pellicola brasiliana. “Il sentiero azzurro” (t.o. “O último azul”), film scritto e diretto dal recifense, classe 1983, Gabriel Mascaro. Gran Premio della Giuria al 76° Berlino per questo film ambientalista, anti-ageista, dal taglio molto giovanile...
Piani fatti
Un altro novembre appena partito che, con Elena, ci fiondiamo al “19 secondi”, aka “Ariston”, per un film statunitense
col giusto quantitativo di stelline critiche. Heist movie, anzi Caper,
che l’(anti)eroe di “The mastermind” è uno scapperato d’una volta.
Come gli anni ’70 del XX° secolo, così ben ricostruiti in questa pellicola
dall’ultimo Cannes che ha la caratura in voga tra i registi giovanili. Tecnologia
Hi-fi per sensibilità umane, troppo umane, nel nono film scritto e diretto dalla miamiana, classe 1965, Kelly Reichardt.
FROID
A Parigi, al cinema "Champo" per commuoverci dinanzi a "Nuvole fluttuanti", del 1955, di Mikio Naruse (1905-1969). Scopriamo i cineclub della città che li ha inventati e un maestro del cinema nipponico. Dolore infinito, gelido, guerreggiato. W la "Settima'.
Sopravvivere
A Parigi, al cinema “Ecoles” della Rue omonima, con Elena per “Teorema” scritto e diretto nel 1968 da Pier Paolo Pasolini. Ancora emozionati per la suggestiva sala, veniamo travolti dall’oscuro intellettualismo del regista friulano. Manco ho detto “borghes…” che il tizio davanti sì è esibito in uno SpezzaCollo d’altri tempi. Eppure, con tutta la sua complessità, è un film chiaro ed esplicito. "Pure troppo", diremmo oggi?
Anche le regine sono stupide
Reduci dalla Reggia delle Stragi e dei Massacri di Versailles, abbiamo accolto la proposta di Elena senza troppe resistenze. “Marie Antoinette”, scritto e diretto da Sofia Coppola nel 2006, confermò una figlia d’arte astuta, ambiziosa quanto pop, pronta a croisette come a operette, le piace studiare storia, ma adora le Banshees. Ma di che parlava il film?
Derive periferiche
Ma rimaniamo nel cinema classico francese. Cosa di meglio che ritrovare Marcel Carné, nel suo periodo d’oro, solo pellicole meravigliose, intense. E “Il porto delle nebbie”, del 1938, come i capolavori, lo è di rottura, di sbieco, col cipiglio di Jean Gabin che ancora semina il panico per le statali poco trafficate della Normandia.
Dolore di vanità
In vista delle passeggiate tra “Les dames du Bois de Boulogne”, abbiamo incontrato Robert Bresson al suo II° arrondissement. Nel 1944, la “Perfidia” aveva ancora il volto della celebrità, prima di decomporsi nei più miseri rigagnoli della società.
Facile epatica
Nelle chiacchiere tra il quartiere Belleville e “Le Chalet Savoyard” si è caduti spesso su di un film italiano che pare abbia destato entusiasmi non solo nostrani. L’artefice è il veneto Francesco Sossai, già incontrato al TriesteFF due anni fa. La qualità del tratteggio nostalgico è ribadita. Con “Le città di pianura”, però, è la visione dell’efficace paesaggista a lasciare perplesso. L’introspezione cede alla guasconneria. Attenzione, però, alle saggezze da bicchiere.
OsSessioNOI
Proseguiamo la passeggiata con Roman Polanski che, nel 1972, aveva ancora una volta voglia di scherzare: “Che?” cosa accadrebbe ad una donna precipitata in un mondo fantastico? Niente di diverso che se, quel mondo, fosse reale. Eppure, la sua mente andrebbe così libera…ma tanto.
Moda mangia
Tornato dall’esposizione di Daniele Ratti degli inestricabili interessi tra Israele e Italia, che impediscono a questa di prendere posizione contro il nazi-sionismo, ci vuole il clima più distensivo che il cinema possa offrite: il musical hollywoodiano. Su “TV2000”, con gran stile e un cicinino di arguzia, torna per la seconda volta la coppia Stanley Donen e Audrey Hepburn: “Cenerentola a Parigi”, del 1954, è cucito sulla “Funny Face” (t.o.) della celeberrima protagonista, ma con lei c’è un sessantenne poco meno famoso…
Non si sa!
Senza scordare i registi culto degli anni ’80 e ’90 del XXI° secolo. Pronunciare “John Carpenter” comporta sentirsi rispondere “Cosa?”. Sul ‘Rofum si può ribattere con “il suo sesto film”: “La cosa”, l’horror del 1982, quello con Kurt Russell. Ciò che ti aspetti che sia.
Amori unici
Nelle sale, ad ottobre, anche un film giapponese del 2024 dal titolo bugiardo: “Super happy forever” del regista Koehu Igarashi, al suo quarto lungometraggio. O meglio, quelli davvero felici sono i momenti diventati ricordi, o restati desideri. Se non originale, fattura apprezzabile (con buona pace di Elena!), per un dolore inesprimibile.
Ironia nella Sorte
Partiamo dall’ultimo visto nelle sale, che è anche l’ultimo, nonché il 10°, di Yorgos Lanthimos. Regista per il quale abbiamo preso una cotta mica male. Gone to Hollywood e stabilitovi, abbandonato il bisturi ghiacciato, torna al lato svagato pure-troppo della rappresentazione. "Bugonia": come dire, “anche due orologi rotti uguale possono indicare l’ora corretta”. Così sconsolato da abbandonare ogni analisi e, anzi, ribaltandole in preoccupanti, quanto noiose, fantascienze dell’assurdo? Il dente di cane di molossi chiamati Godard & Bunuel giace per terra.
Via, lontano
Sale cinematografiche affollate da pellicole straniere che,
come sapete, prediligiamo. Quindi, figurarsi, se Mino & Elena propongono di
vedersi alle 16 di sabato al “Sivori”, per una pellicola mediorientale…con la
Schygulla! Siamo già lì. “Yunan”, scritto, diretto e montato dall’esordiente
ucraino di origini libanesi Ameer Fakher Eldin (1991), è un raffinato quanto
addolorato film d’esilio e sradicamento.
Piazzole mute
Da una chiacchiera al “Grim” con un passante partenopeo, che ringraziamo per la proposta, con Elena eccoci nuovamente dinanzi al cinema italiano d’oggi (pure pagato, 4,99€!). L’esordiente Edgardo
Pistone, classe 1990, con “Ciao bambino” per un cinema che ricominci dalle
fondamenta. Piccolo e intenso, onestamente dalla parte degli ultimi.
Complicanze dovute
Al cinema per Darren Aronofsky, nonostante i pregiudizi per gli scorci intravisti di questa ultima uscita. “Una scomoda
circostanza” (t.o. “Caught Stealing”) quando ci si trova in una
sorta di commedia gangster sul destino quasi beffardo: non ridere
troppo, per non perdere la pelle. Temevo peggio, divertente e ben fatta.
Leonardo & Affini su Hanood
Nella grande Sala 1 del “City”, in una quindicina per il
recente “Leone d’Argento”, scritto diretto e montato dalla regista tunisina,
classe 1977, Kawthar ibn Haniyya. “La voce di Hind Rajab” grida uno dei
tanti episodi di inumana violenza perpetrati dalle Forze di Difesa Israeliane
(IDF). Una vocina, braccata e spezzata dagli eserciti degli Dei Guerreggianti, e da coloro che li armano, che
resterà per sempre.
Curva d'infanzia
E anche quest’anno Roger Donaldson è riuscito a intrufolarsi. Il regista australiano farebbe di tutto per giungere sul Grande Schermo, anche scrivere, dirigere e produrre un film come "Indian" (s.it. "La grande sfida”), del 2005. Biografico affettuoso sulle patetiche imprese, record di velocità, del motociclista neozelandese Burt Munro (1899-1978).
Occupa e deporta
Alla gaudente, promettente e mai più vista, prof. del "Cassini" incontrata alla raccolta beni per la Sumud Flottiglia, in imbarazzo per una maglietta “From the
river to the sea, Palestine will be free”, ha risposto la regista
statunitense Cherien Dabis, classe 1976 di origine giordano palestinese. In effetti, “Come se il 1948 non fosse esistito” è
proprio il sogno di ogni cuore solidale e coerente. “Tutto quello che resta
di te”.
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