A conclusione di un terzo giorno di Trieste FF a ritmo serrato, ancora in piedi in "Sala Rossetti" a vedere "Observing", dello sloveno Janez Burger. Paranormale è l'indifferenza cui il tele video ci ha assopito; sorveglianti di immagini a distanza sulla morte del vicino. Tecnologia è omissione di soccorso.
Condizione della gonna
Nello stesso anno, 1964, mentre nel Lontano Ovest, scanzonatamente, si battibeccava per tre fucili e qualche ammazzato, in Europa, Francia, Jean-Luc Godard inquadrava "Una donna sposata". Grazie ai soliti dell'"Altrove", in pellicola nei caruggi, alcuni lavori del mentore politico della Nouvelle Vague. Tra cui questa, con lo sguardo smackato sulla pelle di moglie, contesa e indecisa. Fortunatamente "Una", anche se splendida e divisa.
Terra di vendetta
En passant, rincontro volentieri Gordon Douglas e i suoi western ben confezionati. Avventure del remoto e pericoloso West che intrattengono con elegante brio. In "Rio Conchos", del 1964, la violenza impazza per odii e vendette ancora ribollenti. Accecati, difficile fidarsi, di amici, commilitoni, persino se stessi.
Proteine essiccate
Mica vado all'"Ariston" col coltello tra i denti. Per il "nostro" quarto Alexander Payne, aspetto il noto "autore brillante e regista di commedie satiriche". Ammiccante nei "commenti sulla vita americana di periferia", attraverso "dialoghi brillanti e ottime interpretazioni", come in "The holdovers" (s.i. "Lezioni di vita"). Commedia degli sfigati alla riscossa, dolceamara come un college vuoto. I buoni sentimenti insegnati sulla pelle delle caricature in scena. Crescita d'un prof, sempre tardiva. Maturità d'un figlio di papà, sempre teatrale. La raffigurazione ecumenica, pacata e irascibile di Payne convince*.
Ritorno ai soprusi
Tra i film del 2023 da "recuperare", c'è anche "Io capitano", fresco di eliminazione dagli "Oscar". Quasi in semifinale, diciamo. Permettendo, comunque, a Matteo Garrone, di raggiungere il buon risultato che merita il suo lavoro di testimonianza. Tappa-buco della rotta degli emigrati subsahariani, a modo suo, senza calcare attorno alla disumanità di una piaga sociale del nostro tempo. Talmente si staglia in rilievo la responsabilità dei cosiddetti governanti.
Scuola di potere
Il terzo film del terzo giorno, trascorso all'ultimo TriesteFF, ha previsto l'esordio della regista rumena (Cluj, 1982), cresciuta in Ungheria, Katalin Moldovai. Da lei scritto e diretto, "Senza aria" è una pellicola sociale sull'insegnamento ai tempi dei sovranisti. Pedagogia declinata coi valori cari al padronato, in una pellicola solida per tematica e realizzazione: che pena per docenti e studenti. E per genitori. E per giornalisti. E per governatori.
Spasimi all'esofago
Giunti al completamento della filmografia di Woody Allen, con un fondo di scoramento ci siamo diretti nello Studio Negri. Rimandando a fine visione tributi e rievocazioni, i toni si sono ben presto risollevati. "Tutti dicono I Love You", del 1996, è una commedia musicale, orchestrata da maestro cui non sfugge una nota delle segrete, e bizzarre, melodie dell'amore.
Lie frags
Forse causa assenza lungometraggi, alle 16 di giovedì 25 gennaio eravamo finiti al Politeama Rossetti. E' stato divertente presenziare del Concorso Cortometraggi dell'ultimo TriesteFF, curiosi spettatori della "Compilation 2". Un'ora e mezza totale, spezzettata in sei lavori diversi per durata e fattura, ma uniti dal materiale, quello dei corti, denso e compatto come pietra da scagliare.
Capital teaching
Ormai Elena trascina me nelle sale. Ieri sera, per l'altra pellicola papabile nei cinema di queste settimane. Diretto dal tedesco di origini turche, classe 1984, İlker Çatak, "La sala professori" è un buon film che, nel raffigurare il marasma d'incapacità del sistema pedagogico, alla campanella finale non chiude la lezione. Denuncia, come cuginetta Guerra, porta solo merda (l. odio (malriposto)). Sull'istigazione alle stesse si regge il nostro sistema autoritario e gerarchico.
Sembrava un cretino
Nei giorni scorsi "RaiPlay" ha messo in chiaro le doti da Oscar di Frank Capra. Il regista di Bisacquino, "tra più importanti dell'epoca d'oro di Hollywood", nel 1936 dispiegava il suo tipico ottimismo, sul limitar dell'ingenuità, attorno ai non ancora "rincretiniti". "È arrivata la felicità" (t.o. "Mr. Deeds Goes to Town") commuove come la defraudata giustizia.
Poca luce
Ma l'ultimo film visto nelle sale, nel 2023, era firmato niente pop di meno da Aki Kaurismäki. Eravamo ben in cinque al "Sivori", in pellegrinaggio verso la 18a pellicola del regista finlandese. "Foglie al vento" mostra un'altra esemplare "marcia bassa", da autore maturo. Non certo stanco, semmai capace di sfrondare ulteriormente il suo minimalismo, per risalire al sentire dei nostri tempi. Rintocchi guerreggianti dispergono particelle di angoscia nell'aria. Piccoli esseri ascoltano, tirano avanti, sfiorandosi in solitario moto browniano.
Billy fa volare
Quando Simone da Abbiategrasso Fermata ti lascia con un titolo, difficile resistere al tormentone. "Kes". "Kes"..."Kes". Giorni e notti, sino a quando uno deve vedere "Kes". Ed è un bene, ché il film d'esordio di Ken Loach, datato 1969, dice da dove partì quella critica sociale che lo ha reso unico. Tutto inizia con l'infanzia, quella delicata fase in cui un ragazzo alza le prime difese, armandosi della polvere che si è.
Ma togli l'uomo
Tra i film lasciati in "Sala" nel 2023 devo ancora ancora due sul titolo che ha permesso, dopo tanto tempo perso, a Luc Besson di fare ingresso nel nostro umile totem cinerofumiano. Il regista parigino che raggiunse le orecchie di qualsiasi cinefilo nel 1990 (ricordo decenne la visione tosta della drogata assoldata dai servizi segreti) è tornato con una pellicola convincente. Lo ha fatto rischiando, ma riuscendo nella scommessa, in voga, di rendere autoriale una dark story. "Dogman" emoziona come un cane complice.
Arca dei padri
Con l'ormai consueto ritardo, ma nuovi pungiglioni milanesi, è giusto mantenere. Promessa e ritmo. Ottenuti alla grande "Povere creature!" (t.o. "Poor things", 2023), l'ultimo lavoro di Yorgos Lanthimos. Fiaba di (ri)formazione della donna alle (ri)prese coi miserrimi capricci d'omuncoli. Sulla scia del percorso cinematografico del regista ateniese. Allegoria è femminile, mentre cazzo non si eleva.
CAMARAZI
Riprendendo l'ultimo TriesteFF, eravamo al terzo lungometraggio del secondo giorno...Al Politeama Rossetti c'è il Concorso Lungometraggi che prevede la proiezione del film rumeno "Libertate". Il regista Tudor Giurgiu (Cluj, 1972) ha ruotato la m.d.p. attorno a un fatto storico che è specchio dello spirito che soggiace ogni formazione militare. Nel momento del crollo, dimostrarsi dalla parte giusta è vitale: le maschere impugnano le armi le une contro le altre. Una piscina diventa, così, prigione-arena dominata da chi possedeva gli arsenali.
Heimat & Focolari
In vista della sua uscita di domani nelle sale cinematografiche, qualche riga sull'evento speciale del film di chiusura dell'ultimo TriesteFF. Come mai nelle giornate precedenti, il Politeama Rossetti è gremito. Vuoi per assistere alle premiazioni, vuoi per l'ultimo scandaloso lavoro del londinese, classe 1965, Jonathan Glazer. "La zona di interesse" (2023) colpisce di fino come un macigno, mettendo scena il male più banale. Rigoroso, luminoso, pulito, persino affettuoso. Tutto perfetto. Coi cadaveri dietro il muro.
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