Lingue coi Muscoletti

Quell'improvvisa voglia di Woody Allen, in quel grigio fine settimana, fece sì che non lasciassimo uscire il regista e attore newyorkese neppure dallo Studio Negri. Rimanendo nell'età più dorata di Allen, avanziamo sino al 1986, anno in cui "Hannah e le sue sorelle" raccontò mirabolanti svolte sentimentali, tra nevrosi bloccanti e guizzi gioiosi. Proseguendo sui maestri, nulla è impossibile quando quel "muscoletto molto elastico" si mette a vibrare.

Educazione Capitale

Con un balzo da riavvolgere passo al terzo giorno di Trieste FF, quando alle 14:00, con Elena eravamo sempre lì, avanti a sinistra, pronti per...manco so il titolo. Ma "La lezione di Blaga", invece, è un film bulgaro che uno, poi, si porta dentro. Grazie al volto ed al carattere delle protagonista. Ed allo stile maturo, graffiante e delicato, messo in scena dal regista di Sofia, classe 1966, Stephan Komandarev. La truffa capitale si ritorce contro tutti.

Inéducation

Ho rivisto quindi l'attrice regista Agnès Jaoui in privato. Niente di scabroso, ma l'ironica delicatezza già conosciuta nel suo precedente lungometraggio d'esordio. Commedia sofisticata, ode lirica agli opportunismi borghesi e all'amore che, per essere tale, deve negarli.  "Così fan tutti" (t.o. "Comme une image", 2004) smaschera raffinati e rozzi maschilismi d'haute classe.

Occhi spuntati

Elena dice "Antonio Pietrangeli" e ci avventiamo sulla filmografia del regista che più di un'emozione ci ha regalato. Ricordi tinti di rosa, quelli del regista ufficiale (quindi per nulla) delle donne. Come quelle protagoniste di "Souvenir d'Italie", del 1959. Delicato tributo alle gioie femminili, tra gli scurrili e goffi agguati maschili.

Sorridi sei tu...

Per la seconda giornata di TriesteFF 2024, con Elena siamo ritornati al Cinema Ambasciatori per un documentario in concorso. "Home sweet home" (2023) nel titolo racchiude il contrasto, per nulla ironico, tra un focolare crepitante calore e affetti, e un incubo familiare di dominio e sopraffazione. Quello della regista Annika Mayer è stato un ottimo e coraggioso focus su quel patriarcato che, ai giorni nostri, non viene ancora intra-visto.

Showfrenia

Infrapellicola
, però, devo anche scrivere di un raptus alleniano di tre film in due giorni. Completare la filmografia del regista newyorkese non costa nulla. Una stagione così uggiosa chiede di riaddentrarsi nella calda atmosfera delle sue commedie anni '980.  Con "Broadway Danny Rose", del 1984, sulla fugacità dello showbusiness appresso a quella degli individui (USA), Woody Allen offrì un'altra prova della sua acuta leggerezza, naturale, immediata, e germinale.

Ai tempi del Cazzo

Ma partiamo col Concorso Lungometraggi dell'ultimo TriesteFF. Con "Hotel Pula" (2023) di Andrej Korovljev. Regista croato, classe 1970, originario proprio di Pola, già bazzicante il TFF  coi suoi doc. Al Politeama Rossetti, alle 16, c'era anche lui a presentare il suo primo film di fiction. Relazioni segnate dalla guerra. Quant'è tragica la storia di sradicamento e oblio degli Stati.

Pietosamente

Tra "I 17 DVD" vi era anche la consueta proposta radical-chic dell'"Internazionale". Del 2004, "Le passeggiate al Campo di Marte", di Robert Guédiguian, racconta un momento dell'autore marsigliese che non conoscevo. Sorprendentemente avviluppato sulla figura dell'Ex-Presidente Mitterand, tanto da commuovere persino una "ex-militante" nell'Extra, punta tutto sull'ottimo protagonista. A meno cheee...?

De Sprofundis

La mattina seguente, per Elena: "Siamo degli psicopatici". Solo perché dopo un sabato di stadio, united con Simone, guinness e cena e cori individuali, abbiamo deciso di iniziare a proiettare, "e vedere fino alla fine!", "uno dei film più riusciti e accessibili" di John Cassavetes. Non il più criptico, "La sera della prima" (1977), ma nemmeno da iniziare, come Carlo di Cremona tra l'altro, a mezzanotte. Ma qualcosa rimane: due ore e mezza di disperata disperazione, di artista e di donna, in un dramma esistenziale sofisticato, più che riuscito.

Spie 3.0

All'insegna di Christopher Nolan, rivedendo anche le pellicole già viste, ma ancora da chiarire. Quattordici anni dopo, l'ho capito. "Inception", intendo. E l'ambiziosa opera del regista londinese, dove intrattenimento va a braccetto con riflessione, in cui la rocambolesca azione sullo schermo rimandi agli sconquassi psicologici dei personaggi. Di genere, divertente, riuscito.

Piccoli politici

Con la consueta furia cinefila, con Elena nello studio Negri a dissotterrare le pellicole di Agnieszka Holland, che all'ultimo TriesteFF ha colpito il pubblico dritto in. Nel 1979, la regista collaboratrice di Wajda si cimentò dietro la m.d.p., già pronta: "Attori di provincia" è rigoroso, e sconsolato, affresco d'artisti. Donne e uomini orgogliosi e stanchi delle proprie rappresentazioni.

Ballottati

La nostra seconda giornata di Trieste Film Festival ci ha portato al Cinema Ambasciatori, sempre Viale XX Settembre, ma un po' più giù, sede prediletta del concorso Documentari. Tra uomini cactus uscenti dagli sche(r)mi e "tre donne ribelli e anarchiche che sognano di vivere una vita moderna in libertà" (effettivamente, se avessi letto meglio la sinossi..), scegliamo le ultime. Trovandoci anche noi, muti e spaesati, con la danese, classe 1990, Sybilla Tuxen: "Il sole silenzioso della Russia" (2023).

Disfare

Dopo mesi, riprendo "Obaltan", che permise di conoscere Hyun-Mok Yu, recentemente rincontrato. L'occasione è stata la prima storica proiettata nello Studio Negri. La terza proposta coreana di "Foglio" indicava proprio questo film drammatico del 1961. "Pallottola vagante" è la nostra esistenza, colpevolmente ancora nel palmo della manu militari.

Pacification

Riprendiamo il cinema nel 2024, partendo da una firma di lusso. Wim Wenders torna nelle sale, dopo non so quanto, riscoprendo il cinema degli ultimi 20 anni, cinema sociale poetico e pacifcato, col nostro sognatore, ottimista, sensibile alle foglie e all'analogico. Malinconico che s'accontenta, anche lui, dell'innegabile sostegno della musica dei padroni. "Perfect days" è "drammatico" negli occhi di chi guarda.

Nessun risultato

Ma veniamo alle cose serie. Il secondo appuntamento della prima giornata del 35TFF, è stato con l'Evento speciale della proiezione di "Green border" ("Zielona granica"), della regista di Varsavia, classe 1948, Agnieszka Holland. L'impressionante e silenziata epopea dei profughi attraverso il confine di stato polacco-bielorusso. Sua Santità Europa non può ripulirsi la faccia: morti, abusi, e umiliazioni non sono macchie, ma morbi che l'hanno condotta in terapia intensiva. "Perdita e tradimento", cari all'"importante autrice del nuovo cinema polacco", ai giorni nostri; in maniera splendida e brutale.

Richiamo libero

Direttamente dalla 35a edizione del Trieste Film Festival. Sì, a Trieste. Con Elena. Cose dell'altromondo, ma partiamo con "Wild" di Nicolette Krebitz. Già, la prima che abbiamo visto è conclusiva, invero, della sezione "Wild roses", dedicata alle autrici europee. In questa edizione, tedesche. E allora Krebitz, attrice, sceneggiatrice e regista berlinese, classe 1972, qui al quarto lungometraggio, per la sua determinata visione cinematografica meriterà un occhio di riguardo.

Nubi di promesse

Un passo indietro, al 1958, ma più lontano. Rincorrendo l'amato cinema coreano, ci siamo fermati a raccogliere la proposta di "Foglio": "Per sempre con te" è il quarto lungometraggio del nordocoreano Hyun-mok Yu (1925-2009). Delicato racconto di rimpianti. Andati, imprigionati, gettati. Sulle strade diverse e inattese. Vivere può far più male della morte.

Ultime biglie

Registrare un film per poi rivederlo, magari accelerando in pubblicità. Costumi che ritornano che permettono il ritorno. Di Douglas Sirk, ad esempio. Il regista dei "melodrammi ironici", per il suo ultimo decise di non sorridere. "Lo specchio della vita" (t.o. "Imitation of life", 1959) è, sì, un melò aggrappato ad una provocazione, ma grazie alla regia e alle interpretazioni femminili, nell'ambiente casalingo di donne sole, caro al regista tedesco, si conferma perfetto nell'allestire frammentazione e dis-integrazione relazionale.

Coeur Cafòn

Ma c'è il 2024 che spinge. E di cinema, in sala  Negri, ce n'è già stato eccome (eccomi!). Come quello francese, fresco e ironico, ma attento e sensibile, scritto e diretto dall'allora esordiente, classe 1964, Agnès Jaoui. "Il gusto degli altri", ottima commedia del 2000, sostenuta da analoghe interpretazioni, è un altro prezioso suggerimento dell'"Anonima Santa Brigida".

Corsa contro il vento

Auguri di buon anno Bubu! All'unico accolito del 'Rofum il primo doveroso pensiero. Ora, tempi di recupero, che, in realtà, il Cinema del 2023 non è ancora finito. Partiamo dall'ultima "lezione" proposta dal "DIRASS", nel "corso" intitolato "Post Modern: il cinema americano degli anni 80". Nel 1987, i fratelli Joel ed Ethan Coen ruppero gli schemi, scagliandoli uno contro l'altro. Il risultato è quel centone di stili che sorprese molti, irritandone altrettanti: "Arizona Junior".