Il coraggio della pistola
A due mesi dalla scomparsa di Giuliano Montaldo, il Cinerofum ha tributato una serata al regista genovese quasi sempre "impegnato". Attenzione al sociale ed alle sue derive, nel 1979 sondò gli effetti psicomagnetici delle armi. "Il giocattolo" non è tale, ma può dare alla testa come le prime (e ultime) esperienze.
Lili dutch
Grazie al ciclo "Il lunedì è sempre un dramma" presentato dal canale "Cielo", l'occasione per approfondire la multiforme filmografia di Paul Verhoeven. Successone in patria nel 2006, colla resistenza antinazista olandese ripercorsa in chiave rosa, "Black book" è emblematico della cifra da moitié auteur del regista di Amsterdam. Hollywood lascia solchi indelebili.
Worst Glam
Mai seguire consigli sputati dopo rossesi e ormeaschi. D'altro canto Ridley Scott ha trafitto parecchi cuori inconsapevoli e torna ciclicamente con titoli roboanti, imperiali, nelle sale. Vale la pena ricercare donde nasca tanta fedeltà. Ma non cominciate da "Black rain" (s.i. "Pioggia sporca", 1989), action movie senza passione, ché rischiereste di cestinare senza indugio la cartella del regista inglese. Il peggio del cinema americano di quegli anni grezzi e trastullanti.
Venditrici di cavallette
Con qualche salto lungo il, comunque ricco, percorso del cinema Sud Coreano, grazie a "Foglio" con Elena ci siamo imbattuti in So Yong Kim, autrice indipendente di Busan, classe 1968, recentemente dedita alle più remunerative serie TV. Al secondo lungometraggio, nel 2008, girò un'intensa pellicola sulla sfera infantile. Affettuosa ode all'età delle mute osservazioni, dei primi tentativi. Angoscianti i balzelli, su di una "Montagna senza alberi".
Guerra seria
Inerpicato sulla filmografia di Spike Lee, più sfiancante del previsto, giungo causa TV alla miliare del 2007, quando "Miracolo a Sant'Anna" condusse il regista newyorkese, con tutta la sua troupe e idea di cinema, in terra lucchese. Spettacolare melò bellico, con lo sfondo dell'eccidio nazista di Stazzema (12 agosto 1944), dove gli afroamericani mandati a morire trovarono i modi per raccontarsela.
Standing For
Qualche sera fa, tra i due fratelli Scott abbiamo scelto Ridley. Vuoi perché tra i due inglesi c'è un quid che separa le rispettive, non rispettabilissime, filmografie; vuoi perché la storia che il "maggiore" racconta questa volta, non viene dallo spazio, né dalla guerra, ma in paraggi tutti nostri. Dove la brama di ricchezza e fama travolge senno e dignità. Ridley Scott nel 2021 ha diretto "House of Gucci", speditamente ché lo spettacolo, ridicolo e impietoso, stava già lì.
Fede contro Amore
A conclusione della triplice serata trascorsa con Éric Rohmer, questi ha eluso con eleganza l'ultima mia questione, compiendo un salto nella letteratura (francese seicentesca): "Gli amori di Astrea e Céladon", del 2007. Dopo generazioni di fisime sessuali, più borghesi che platoniche, la poesia del tempo sospeso e incontaminato. Ancor d'amor si può parlar.
Vivere così
Il ciclo dedicato a Sidney Lumet si è concluso con "Sono affari di famiglia". Pellicola del 1989, tra le più note del regista americano, grazie a cast e soggetto dall'appeal garantito, mostra le approssimazioni della foggia (sceneggiatura e non solo) affrettata, di rapido consumo. Commedia disimpegnata, non il luogo dell'autore mosso da ben altri stimoli.
Capri Respiratori
Poi la Elena legge cosa danno in televisione e dice "peplum", o qualcosa di simile, seguito da "Raoul Walsh" e "Mario Bava". Il newyorkese bendato, nel 1960, diresse una pellicola storica ambientata ai tempi di Assuero aspirante sfidante d'un tale della Macedonia. Tra le luci del sapiente direttore ligure, gli intrighi politici e amorosi di ogni corte: "Ester e il re", l'intolleranza della Civiltà ha una storia lunga quanto la sua.
Eroi Musei
Una nuova conoscenza per il Cinerofum. Stringo la mano a John Frankenheimer, newyorkese sulla terra dal 1930 al 2002. "Il treno", del 1964, è un film bellico di produzione franco-americana per rimandare a casa, con eleganza, nazisti ladri e assassini.
Stressa Lotta
Ho ancora dei Sidney Lumet in canna. Il penultimo, sul DVD dedicato al regista più politico e sociale di Hollywood, proponeva "Vivere in fuga" (t.o. "Running on Empty"), del 1988. Quando la lotta non gira a vuoto ha conseguenze su famiglia e affetti: sì può rallentare e dipingere una parete di rosa.
Colpa del senso
Cinque anni dopo la sua ultima apparizione, Nanni Moretti riesce a rinfilarsi nel Cinerofum. Ce la fa causa gratia "Foglio", che adora poggiare sugli intrecci delle Palme dorate. Quella del 2001, "La stanza del figlio", viene considerata la pellicola della maturità del regista-attore di Brunico. Senescenza, piuttosto, quando il cipiglio della sferzante ironia sul presente cede il passo all'elaborazione del tutto. Filmettino su apparenze e buoni sentimenti, cantare assieme come palliativo (artistico?).
Maschere civili
Saltellando sul sentiero del cinema americano indicatoci da "Foglio", con Elena, abbiamo riaccolto nello "Studio Negri" Nicholas Ray. Siamo giunti al 1950, quando "Il diritto di uccidere" (t.o. "In a lonely place") impresse un agghiacciante sguardo nero sulle ipocrisie e devianze della civiltà a regime patriarcale. Uomini contro le donne, ed altri uomini.
Adios Macho
Dopo la "buona la prima" (con riscontri pure dalla Giamaica) e la seconda disfatta (...), la rassegna in piazza della Stampa "Al secondo sguardo - La società, la violenza, le donne" ha chiuso cogli sfavillanti, sporchi e vivi, colori di Pedro Almodóvar. "Che ho fatto per meritare questo?", del 1984. Altro gesto di violenza/giustizia da parte d'una donna oppressa, "stavolta risolutore", consegna il cinema autenticamente popolare, politico, gioiosamente vendicativo del regista madrileno. Irraggiunto nei decenni successivi.
Pelo bruciato
Ma, sì, diamoci dentro con un sanomasochismo cinematografico: guardiamo i film di Ron Howard. Dove lo stereotipo al servizio dell'intrattenimento racconta storie che rimangono abbozzi da non portarsi a casa. Il titolo italiano, "Fuoco assassino" (1991, t.o. "Backdraft"), (am)mette in tavola il piatto encefalogramma del regista e il contorno OGM di Hollywood.
Calori silenziosi
Manca ancora qualche film della scorsa stagione. E mica qualunque. Il primo è "Terra e polvere" (t.o. "Ritorno alla polvere"), scritto e diretto da Li Ruijun, cinese classe 1983. Coefficiente di difficoltà come la sensibilità del regista. Uomini e natura uniti in qualcosa che, ormai, pare fantastico. La pellicola sta su come la casa eretta dai due dolci protagonisti, colle ruspe civilizzatrici già in funzione.
Mejor finir
In ritardo settemestrale vorrei chiudere con le proposte argentine di "Foglio". "Medianeras" (s.i. "Innamorarsi a Buenos Aires", del 2011) è l'unico film che Gustavo Taretto, bonaerense del 1965, ha diretto (e scritto). Colla grinta dei millenials frustrati, la storia di due solitudini che, certamente, non se la passano bene nelle metropoli identiche.
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