Lady Mosquicide

Un giretto per raiplei, pagata, vale la pena farlo. Vi si possono trovare classici degli anni '40 del XX° secolo, che hanno raffigurato la storia, quella di sostanza, del cinema. In questo caso del noir, con un'indicibile atmosfera, perdizione già segnata. Il destino un risucchio da cui si scappa solo con uno scoppio. "Le catene della colpa" (t.o. "Out of the past", 1947) è un'altra rigorosa pellicola del franco-poi-statunitense Jacques Tourneur.

Incredibile

Ciao ‘Rofum! Scrivo una recensione dopo tanto tempo per proporvi e consigliare l’ultimo film di Gabriele Salvatores, un regista da me molto apprezzato, da sempre, e che anche in questa nuova sua ispirazione non mi ha deluso. "Comedians" (2021) è un’interessante indagine sul mondo del cabaret e le emozioni, le difficoltà e i compromessi che gli aspiranti comici devono vivere e affrontare per raggiungere l’agoniato successo.

E magar c'è il dolce...

Mancava ancora un piatto di Sergio Leone, al Cinerofum. "Per qualche dollaro in più", del 1965, è un'altra chicca pericolosa, a rilascio lento. Dal lontano West pervaso d'un senso di morte e ironia, follia e gioco attorno al denaro. Risata pazza per un irrisolto che ci portiamo ancora appresso.

Rancho Tenax


Il quarto film di Joaquín Luis Romero Marchent capitato al 'Rofum è stato "I tre spietati" (t.o. "El sabor de la venganza"), del 1964. Niente da dire, queste rodate produzioni italospagnole non fanno rimpiangere le sale vietate.

Minimo dilabiale

"Egg". Di Semih Kaplanoğlu (passato alle bave). Alla voce (di che?) "Turkey", anno 2007, è presente questo regista "emergente", classe 1963, di Smirne. "Uovo" ("Yumurta"), primo capitolo della Trilogia di Yusuf, prodotto-scritto-e-diretto, gira attorno al lutto materno, per toccare tempo, distacco, frammentazione. Ritorno.

Tenere la calma

Oehh! Abbiamo dovuto attendere "L'alba del gran giorno" del 1956 per veder Jacques Tourneur al Cinerofum (gravisssimo!). Approccio di sbieco, quindi, alla variegata filmografia del prestigioso autore parigino (ben presto hollywoodiano). Mezzo inizio, con un western senza vette. 

Lil' John Cheerooz

Don Siegel ha fatto di tutto. Toccava un genere, ne plasmava un classico ("regista modello"). Nel 1976, il regista baffuto di Chicago ebbe l'onore di dirigere l'ultimo John Wayne. Ne "Il pistolero", l'attore icona del "Western" poté chiudere con tutta la complessità della propria figura, per sempre intatta.

Starne Far

Per la seconda volta, Primo Zeglio si porta appresso, nella "Valéry", un western avvincente e brutale, che nulla invidia ai. "I due violenti", del 1964, finisce in baraonda e non poteva essere altrimenti.

Schiuma alla bocca

Homer e family vengono sbalestrati dal rettangolo di gioco, telematico, ché su "RaiMovie" c'è un "FILM WESTERN" di Richard Brooks, (quindi) molto sui generis. Il regista di Filadelfia, al nostro secondo incontro, ribadisce la capacità di allestitore d'avventure. "Stringi i denti e vai" (t.o. "Bite the bullet"), del 1975, ha il passo del maratoneta e lo sprint del mustang.

Cumpa d'autori

Passare da Yang a Hou Hsiao-hsien, regista cinese classe 1947, anch'esso fuggito presto sull'isola di Taipei (e anch'esso presente nella "Bibbia"...), è stato semplice. Un po' come innamorarsi de "I ragazzi di Feng Kuei", del 1983, in piena "Nouvelle Vague" taiwanese. Magici scorci di una Fonnguei sospesa nella gioiosa inedia. Dalle isole Penghu, una dolce amara storia di formazione e distacco. Ma da che?

Esercito rancore

Mesi fa m'imbattei in un western classico difficilmente criticabile. "Assalto finale" (t.o. "A time for killing"), del 1967, diretto a due mani dagli statunitensi Phil Karlson e nonaccreditato Roger Corman, è un robusto palco di rabbia e dolore. Quando, e dove, la violenza pare l'unico momento.

Drutta Storia

Riprendiamo il discorso, iniziato un semestre fa, riguardante Artavazd Pelešjan, il regista armeno classe 1938, teorico del montaggio a distanza, che i due Santi Simone e Pietro ci presentarono. Due opere mute, "corto" e "documentario", a distanza di dodici anni, indicano la precipitosa corsa (fuga!) con cui gli "Abitanti" ("Obitateli", 1970) del nostro delicato e spaventato pianeta hanno caratterizzato "Il nostro secolo" ("Mer dare", 1982) Ventesimo.

Vagar m'è amaro

Non chiedetemi come Edward Yang (1947-2007) sia finito nella "Valéry". Elena ed io vagavamo nella Sala, quando trovammo questo raffinato esponente del cosiddetto "New Taiwan Cinema Movement" (1982-1986). Buona sorte, ché "Taipei story" (1985, t.o. "Qing mei zhu ma"), pure nelle sue pesanti movenze antonioniane (gné gné), ha dalla sua una firma con cui non scherzare.

MC-Types

Tutto
parte da un DVD del propositivo Danielino. Un suo parere negativo, una classificazione preoccupante ("film TV"), la consapevolezza che la promettente firma newyorkese non sia immune da scivoloni pregni di retorica mal interpretata, mi pongono in allerta. Eppure, il 19° lavoro di Spike Lee si smarca dai malriusciti. "Sucker Free City", del 2004, "è stato pensato e girato cinematograficamente" e poggia su un soggetto, scritto dall'allora ventottenne Alex Tse, imperniato su conflitti interetnici e gentrificazione, realistico quanto avvilente.

Con le palle

La sorpresa di oggi è stata George Sherman (1908-1991). Questo newyorkese fu davvero un "grande e prolifico artigiano del western", almeno per quanto visto in "Una storia del West" (t.o. "The Last of the Fast Guns"), del 1958. Un'investigazione da bollino verde, ma avvincente e ben girata.

Non toccare

Tra i "Documentari" di quel lontano Trieste Film Festival 2021 (!), stava anche "Chiodi nel mio cervello" (2020), sonata triste in malinconia maggiore del già incontrato Hilal Baydarov. Il regista azero, classe 1987, riflette su se stesso, attraverso le gocce dei ricordi. Stillicidio dell'anima.

Joe te le ta

La terza volta con Sydney Pollack fu in occasione di "Joe Bass l'implacabile" (1968, t.o. "The Scalphunters"). Il cipiglio del versatile autore statunitense al servizio del western impegnato, ma non troppo.

Riderà

Uhhh! Tornato Walter Hill. Quanto tempo. Nel 1982, il regista di Long Beach (1942) diresse uno dei buddy movie più celebri: "48 ore", con Nick Nolte e l'esordiente Eddie Murphy, due nomi, una lunga risata.

Gioiello tempo

Se i cinema, che hai foraggiato indefesso, ti chiudono in faccia dimostrando quanto siano pregni di cultura (la loro), puoi farti una risata e volgerti al Cinema. Come se nelle sale vi fosse di meglio d'un Vittorio De Sica: "Ieri, oggi, domani" (1963), varie sfumature di donna, di Donna Sophia, sempre mozzafiato, sovente strappacuore, in Techniscope.

Classici vecchi

Benvenuto a John Sturges (1910-1992). Il Cinerofum incontra il regista statunitense con appresso la sua bobina più celebre, "I magnifici sette", del 1960. Il western ben piantato negli schemi classici, e logori. A rivederlo oggi, questo rifacimento USA dei Samurai in egual numero, per il genere più in voga pare l'ultimo passo indietro.