In vista d'un rassegna, tra amici, conclusiva della filmografia del grande Kim Ki-duk, vien fotta di scrivere delle sue opere, inimitabili, sontuose sonate dal basso. Mesi fa, al Florence Korean FF, è stata la volta di "Indirizzo sconosciuto" (t.o: "Suchwiin bulmyeong"), del 2001: Elena ed io presenti nella Valéry. Inizia a pesare, scrivere di quest'autore. Angoscia a colori ammalianti, violenza che accarezza e poi lividi. D'amore, di rabbia.
Sabàta na cueca coça aqui, coça lá
Abbiamo già incontrato Sabata, quello di Frank Kramer. Lo scaltro pistolero, esperto di balistica ed effetti speciali, si presentò al grande pubblico nel 1969, avvisando tutti: "Ehi amico...c'è Sabàta. Hai chiuso!". Gianfranco Parolini, il suddetto Kramer, e i suoi collaboratori erano in forma smagliante.
Adulti infanti
Il Festival del cinema coreano di Firenze ne ha raccontate tante altre. Tra cui "Più che famiglia" (2020), buon esordio della regista Choi Ha-na, classe 1992 di Taegu. Nella sezione "Independent Korea": recherche e revenche, a maniche rimboccate, d'una ragazza annoiata e determinata, tra parenti buffi e amici di più.
Sei più sei
Di necessità, ragù; motivo per cui mi trovo davanti l'ennesimo spaghetti western. Ma non è l'ennesimo e forse nemmeno pastificato. "I lunghi giorni della vendetta", del 1967, ha un carattere differente. Quello Del regista? Vedremo. Resta il sesto lungometraggio del ferrarese Florestano Vancini (1926-2008), alias Stan Vance, dove i soprusi prepotenti meritano, e ricevono, stessa moneta.
Effetto Speciale
Rincontrare Mario Bava per vie traverse. Anzi, attraverso "Le fatiche di Ercole", di Pietro Francisci (1906-1977). Nel 1958, il regista sanremese fu "direttore delle luci ed effetti speciali", al servizio dei primi peplum e del collega romano, il risultato fu un successo, al botteghino di ieri, come nelle "sale" reinventate di oggi.
La Legge della Proprietà
Il giorno dopo l'a-cerchiamento di "Piazza Lavagna", scrivere di "Non c'è pace tra gli ulivi" (né alle Vigne, aggiungerei), del 1950, scritto e diretto da Giuseppe De Santis, provoca sensazioni tattili gustative specifiche. Una Giustizia da sempre a guardia dei padroni. E chi s'azzarda vedrà la frusta, vedrà la Legge. Ciononostantemente, ora e sempre...
Orticello marcio
Andate a vedere l'ultimo film di Paul Schrader, che dice molto della frammentazione che affligge questo piccolo idiota uomo del XXI° Secolo, perso tra armi e pass, torture fisiche e psicologiche. Il sistema resta lo stesso, nel poker, nelle carceri, nella società. Si scrive progresso, si legge dominio. "Il collezionista di carte".
Legge pistola
I fratelli Joel ed Ethan Coen raccontano come pochi. Con l'andamento del profondo Texas, i crimini si susseguono languidi come tumbleweed senza speranze. Eppure, nella silenziosa polvere, qualcosa rimane. "Non è un paese per vecchi", del 2007, spiana il terreno brullo dei marshall, landa di desolata autorità; la follia quasi un diversivo salvifico. Incetta di Oscar, ineccepibile.
Fregola d'estate
Stupido a se stesso, Il Cinerofum bazzica anche la commedia sexy all'italiana. Quella più futile, con le firme "illustri" a soffiare sui letti. Per "Sabato, domenica e venerdì", del 1979, un giorno-un autore, nemmeno in tre sono riusciti a tenere su...il baldacchino. Sergio Martino, Pasquale Festa Campanile, Castellano e Pipolo, ma che importa?
Impermanenti
Nell'universo dell'Ovest Lontano, hanno girovagato assieme, per qualche miglio, alcune celebri firme della "Settima". Come in altri generi, queste penne si unirono a celebrare l'epoca di cowboys e pellirossa, tanto prolifica in celluloide. "La conquista del West", del 1962, ha raccolto John Ford, Henry Hathaway e George Marshall; quindi, fondi e strumenti necessari per una pellicola che è un altare, in Cinerama, all'epopea del "Western".
Quiete pubblica
Il Firenze Korea Film Festival, oltre a quelli per cui eravamo lì, ha offerto la possibilità di recuperare preziosi inediti. Bong Joon-ho è un nome sulle punte delle matite dei cinefili. Il suo esordio fu "Can che abbaia non morde", del 2000. E' lui. Critica sociale attraverso l'assurdo quotidiano. Visuale completa sulla filmografia dell'autore sudcoreano, classe 1969, realismo magico, che quella penisola esprime così bene, un taglio personale nella messa in scena ora secca, ora capace di exploit visivi magistrali. Da subito.
Non andarci
Dopo tanto Bava, rivedere "Suspiria", sesto lungometraggio targato Dario Argento, del 1977, si coglie presto il debito del regista romano coll'autore sanremese. Amtosfera da incubo aeriforme, le streghe non se ne sono mai andate: bene che qualcuno le veda.
Ridici ubriaco
E fu così che mi innamorai di Moon So-ri. Ormai sapete perché. Quindi sarà facile perdermi negli elogi della unica prova alla regia della grande attrice sudocoreana. "L'attrice in fuga" (t.o. "The running actress"), del 2017, inserita nella retrospettiva che il FKFF le ha dedicato, parla di un'attrice determinata, ossessionata. Ironica.
"Non sei me!"
Sinora, al Cinerofum, abbiamo conosciuto solo il John Woo patriottico. Poi, come noto, fece il Gran Salto, ruzzolo per alcuni, nella Hollywood più spendacciona. Fedele alla sua filmografia, sia chiaro, fabbricante ben contento di sporcarsi tutto d'action movie. Nel terzo cimento, del 1997, riuscì a chiudere una pellicola grazie alla solida e accattivante impalcatura. Temi classici, il doppio, male e bene, lo scambio di ruoli, in salsa bullet orientale: "Face/Off" offre un crescendo notevole.
L'avvelenata
Appena chiacchierato con Fellini, classe 1920, urge scrivere due righe sul film più celebre di un grande regista nato qualche mese prima. Appartenente alla generazione d'oro, quindi, il sudcoreano Ki-Young Kim (1919-1998), sprigionò la sua arte sopraffina e graffiante. "La domestica" (t.i. "The housemaid", t.o. "Hanyo"), del 1960, è un capolavoro di stile e analisi: patriarcato e sfruttamento conservano la loro radioattività nell'aria, irrespirabile, d'ogni società.
Intrallastrisce
Cerco di non perdere colpi. Anche se ne volano tanti, di mano e di pistola, ne "Il prezzo del potere" di Tonino Valerii (1934-2016). Con questa pellicola, nel 1969, il regista e sceneggiatore montoriese si scatenò nel suo ballo preferito, lo spaghetti western. Il danzatore è Giuliano Gemma, quindi botte e morti, ma a fin di Bene.
Scommesse colorate
Filmone. Dai maestri dell'arte, dell'epoca d'oro francese, torna a trovarci René Clair. Con "Une commedie drammatique..." raffinata e amara. La giostra è una tombola a colori, crudele perché oggetto, finita perché falsa. "Grandi manovre", del 1955, è fiera dell'ipocrisia, zuccherino da gustare, con retrogusto d'autunno.
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