Quadri fermi

Ottima abitudine intercalare hollywoodianate con qualcosa di più. Che, ad esempio, alla voce "Slovakia", può venirci suggerito da "Foglio". Fratello minore, poiché successivo, del lavoro postumo di A. Munk, eccolo un vero fotoromanzo dall'oltremondo, album fotografico di uno ieri irriconoscibile: "Immagini del vecchio mondo", del 1972, di Hanák Dušan, regista classe 1938, di Bratislava.

Ricchi di love

Causa problema audio, così caro al rombante Ridley Scott, con Elena in sala Negri siamo saltati all'anno 2006 della sua filmografia. "Un'ottima annata" (t.o. "A good year") è una commedia sentimentale con il miliardario Russel Crowe che riscopre la calma in una vecchia magione di famiglia e ritrova l'amore nella micia ferita Marion Cotillard. Bisogna aggiungere altro?

L'orrido cosciente

Risalendo la filmografia polacca suggerita da "Foglio", si fa tappa al 1963. In quell'anno, Andrzej Munk (1921-1961), due anni prima scomparso in un incidente di ritorno da riprese ad Auschwitz, ivi ambientò il suo ultimo atto d'accusa su sopraffazione e indifferenza. Incompiuto, terminato da collaboratori, tra cui ufficialmente Witold Lesiewicz (1922-2012), "La passeggera" ne ha guadagnato in fascino, permettendo di riconoscervi un capolavoro del cinema.

Il lavoro uccide

Un inatteso DVD della rediviva "Anonima Santa Brigida" permette di darci una botta con Ridley Scott. La prima è fragorosa. Col "Il gladiatore", del 2000, il regista londinese tornò alla sontuosa spettacolarizzazione. Da un soggetto convincente, un peplum kolossale che fa brillare gli occhi, tremare i timpani. Tra i più riusciti di Scott Sr.

La fine del grano

Giugno senza western, luglio galoppa ai ripari. Ieri pomeriggio ho fatto la conoscenza di Arnold Laven (1922-2009), regista statunitense che, oltre ad una piccola casa di produzione, non lasciato grossi segni su pellicola. Ma "Geronimo!", del 1962, un po' tardivo nei temi, è ancora in grado di intrattenere con la classica letteratura dei vincenti del Lontano West.

Oh mio zio...!

Chiudiamo giugno col provocatorio eroico "Hardcore" di Paul Schrader, del 1979. Dopo aver sondato i sindacati, il regista delle alienanti perversioni (...) mise i panni di padre devotissimo con figlia a pecora. Il risultato è una robusta azione diretta, senza contare su altre "forze".

Mentirsi

La scorsa settimana, il giugno delle sale si è concluso con una firma agognata. Nuri Bilge Ceylan, regista di Istanbul che ha già lasciato il segno sul Cinerofum, col suo ultimo lavoro, "Racconto di due stagioni", del 2023, si allontana dal paesaggio per concentrarsi sulle minime bugie, i minuscoli tradimenti verso se stessi. Verso gli altri.

Amore terrorista

Famelici sulle orme di Leos Carax e, soprattutto, Denis Lavant. Quindi in sala "Negri" il pulviscolo luminoso colora il telo bianco di "Rosso sangue" (t.o. "Mauvais sang"). Interessante film di genere e di rottura, del 1986, noir sper e sent-imentale, rivisto con la lente post Nouvelle Vague del regista parigino.

Ricordo i battiti

Girovangando il cinema mondiale assieme a "Foglio", con Elena siamo transitati dalla Jugoslavia, oggi Croazia. Indietro al 1967, alla toccante elegia per una giovane "Betulla", cresciuta e falciata, diretta dal regista Ante Babaja (1907-2010). Sul telo bianco della "Negri", uno splendido classico.

Soffocati

Questo mese, col compare SimoMi, ci siamo attaccati alla giacca della nostra ultima fiamma registica, Michael Haneke. Nel 2001, nel romanzo della connazionale, classe 1946, Elfriede Jelinek, il regista austriaco trovò il terreno fertile, melmoso, in cui piantare l'appuntita m.d.p.. Proiettato in sala "Negri", "La pianista",  Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2001, ribadisce un regista magistralmente terrificante.

Sviolinata di classe

Raminghi sopra via Acquarone abbiamo recuperato, assieme alla mitica Carlotta e al nostro guest Matte (grazie a entrambi!), una commedia che, nel 1999, fece furore: "Notting Hill". Regia di Roger Michell, britannico nato in Sudafrica nel 1056 e scomparso nel 2011, in una commedia romantica dal successo assicurato dal soggetto distensivo, dalle star Julia Roberts e Hugh Grant e dalla soundtrack "I love 90s". Botteghini frantumati dal pubblico in cerca di favolette svaganti. "Ricchi e poveri", da Fratelli d'Italia al gay pride: yes You can!

Il ballo in voga

Tutto ebbe inizio con un "C'è solo un sudamericano, un cileno credo, al massimo spagnolo...". Appuntamento, quindi, davanti all'"Ariston". Biglietto fatto, la durata su internet?...Regia di Enrico Maria Artale, ok, con Margarita Rosa de Francisco e Maria Del Rosario Barreto Escobar, ok, ed Edoardo Pesce...vabbè. Produzione...gelo sulla tempia: è un film italiano. Attimo di panico, vòlto in ottimismo: "non è detto, vediamo". Ripagato, ché "El paraíso" del regista romanissimo, classe 1984, qui al secondo lungometraggio, si inserisce nei rari film nostrani correttamente sporchi e attenti. L'alienazione figlia dipendenze farmacologiche.

...l'uomo che il mercato comprò!

Questo mese nelle sale l'ultimo film di Yorgos Lanthimos. Per "Kind of kindness", all'"America", ci siamo fiondati in quattro. La parossistica iperbole esistenziale che ci travolge, nell'altrettanto insistita grottescheria del regista greco.

Nano climbing

Sempre dalla distributrice anonima di Santa Brigida, un DVD che ci permette di andare alla radice registica di Paul Schrader. Dopo quattro sceneggiature, nel 1978 lo statunitense si sedette dietro la m.d.p. in un film sociale, politico. "Tuta blu" (t.o. "Blue collar") mette in scena la lotta operaia che, con l'arbitrato vigile del sindacato, si fa guerra tra poveri.

Agenzia Infamie Corruzioni

Giorni fa, proiettando in solitaria un DVD dell'"Anonima Santa Brigida" difficile da somministrare a Elena, ho rincontrato Sam Peckinpah. Non nel suo abito migliore, checché si provi a. Semmai, "Killer elite", del 1975, segna il precoce crepuscolo del crepuscolo, il buio dell'autore al maschile per andronomasia. In evidente difficoltà nel passaggio dagli speroni ai semafori.

Fratelli Morenti

Se c'è una cosa che ci è dolce, è naufragare in questo cinema. Per Denis Lavant! Per Leos Carax! (cantavano quei due verso l'"America"!). Per rivedere il primo, per conoscere il secondo. Grazie ai ragazzx del "Cortocircuito", all'interno della rassegna "InCorpoRea", abbiamo potuto coprirci del surrealismo materico, folle di dolore, di "Holy motors". Scritto e diretto nel 2012 dal regista parigino Carax (1960).

BEI PADRI

Infine scoprimmo anche noi in Michael Haneke un narratore critico formidabile. La sua quarta pellicola passante per il 'Rofum rivela una gustosa varietà di ambientazioni e impostazioni. I capisaldi tematici, certi: senso di colpa, colpevolezza. Responsabilità. Tra le gerarchie del patriarcato scientifico, le comunità non sono più capaci. 

Via danzanti

Il film "I misteri del bar Etoile", nelle sale in questi giorni, ha fatto accomodare al Cinerofum una buffa coppia d'autori. Fiona Gordon e Dominique Abel, per i cinefili "Abe & Gordon". Australiana (e/o canadese?!) classe 1957 la prima, belga classe 1962 il secondo, compagni di vita e sul set. Scopriamo questi visionari e sensibili artisti, che hanno trovato il loro angolino riparato: tra la poetica e coreografica comicità di Tati e gli accorati pastelli sociali di Kaurismaki.

Domino Dominio

Sere fa, sono infine riuscito a sbloccare quegli "Michael Haneke" frenati a più riprese da Elena. Peccato, ché i film del regista austriaco hanno il dono dell'incisività, questioni fondanti poste tramite l'uso elegante del mezzo cinematografico. "Niente da nascondere", del 2000. Il razzismo è una nano-particella invisibile ad uomo nudo.

Lune e fucili

Torna il cinema bhutanese. Due anni dopo l'esordio che ci convinse, il regista Pawo Choyning Dorji si è cimentato in un'altra commedia delicata, ironica, non priva di spine che possano ferire l'orgoglio del democratico civilizzato. "C'era una volta in Bhutan" (t.o. "The monk and the gun", 2023) ancora la speranza di scamparsela.