Belli bambini!

Il terzo film di Hou Hsiao-hsien, che passa dalla Valéry, è anche il terzo lungometraggio del regista taiwanese. Splendido affresco d'infanzia rurale, "The green, green grass of home" (dal titolo d'una canzone), nel 1982, mostrò già l'attitudine dell'allora trentacinquenne emergente.

Stelle tossiche

Il canale Iris, nella "C'era una volta il Western", forse perché c'è John Wayne, propone un poliziesco del 1974. Sempre elegante, prima cervellotico, poi scontato, "È una sporca faccenda, tenente Parker!" (t.o. "McQ"), diretto da John Sturges, tiene compagnia col paesaggio decadente e col personaggio gagliardo.

Inadattati

Vabbè ma allora togliamocelo, qualche Carlo Verdone. E non è male solleticare tra scarpa e piede per riscoprire il confort d'un tempo. Il contrario dell'uva, arretrando al 2003, con "Ma che colpa abbiamo noi" (gran canzone), si gusta una buona via di mezzo tra comicità e realismo, cioè il buon autore di commedie.

Attacca l'amply

Da un DVD di Mino, all'interno del Cinerofum fa irruzione il documentario underground "69 - Ungdomshuset", di Nikolaj Viborg, danese classe 1971. Rispetto e "solidarietà con la lotta e con chi la pratica", coi compagni volitivi. Dalla via della Casa della Gioventù di Copenhagen, un grido disperato, che oggi possiamo riascoltare con orecchio diverso, per amplificarlo incazzato.

Forzatura che dura

Qualche pomeriggio fa, mi trovai Carlo Verdone davanti. Fase Primi Duemila, 2004 per la precisione, quando ancora sapeva unire comicità e psicologia, commedia insomma, senza ricorrere alle macchie che amiamo, ma facendo ridere con un pizzico di serietà. Come in "L'amore è eterno finché dura", dove l'inadeguatezza dei protagonisti è precisa e spassosa, senza strafare.

Blue Jeunesse

Fantastico, Simone dice "ti mando Tsai Ming-liang, sa il citofono!". Quindi passo la serata col regista malese, ci siamo presentati. Classe 1957, formatosi a Taiwan, già al suo esordio sintetizzò magistralmente i canoni di quel Nuovo Cinema. "I ribelli del dio neon" (t.o. "Nezha adolescente"), del 1992, è un capolavoro di ruvida dolcezza.

Poor in Progress

Ultime scorribande dell'anno, nel Lontano Ovest, m'imbatto ne "I temerari del West", ovvero nel regista, soprattutto televisivo, originario dell'Indiana, Herschel Daugherty (1910-1993). T.o. "The Raiders", vero che risente del taglio rapido, tipico di alcune produzioni TV, riesce comunque nell'intento, trattenerti lì, a vedere come andrà a finire questa sporca lotta tra poveri (e ricchi, quindi eserciti).

Amori & Sopraffari

Per il ciclo "C'era una volta il Western", il canale Iris ha presentato una pellicola del 1955, di Jesse Hibbs (1906-1985). Questo regista sconosciuto dell'Illinois, con "I pionieri dell'Alaska", t.o. "The spoilers" in Technicolor, testo già trasposto una manciata di volte, dimostrò di aver fatto tesoro della lunga assistenza.

Fantumani

Strepitoso, non strano, questo finale di 2021 tra i grandi autori. Ieri sera l'ho passata con Ingmar Bergman. Nel 1968, il regista svedese, già acclamatissimo, pose in celluloide i suoi splendidi fantasmi di artista, in un terrifico e angoscioso affresco: "L'ora del lupo" fa tremare i muri.

Palmo dopo palma

Sergio Martino. Ma soprattutto, sottotutto, dappertutto, Debora Caprioglio. Il regista romano ha percorso tutti i generi, penetrando pure l'erotico, trovando nella lattea abbondanza dell'attrice mestrina la colazione perfetta d'ogni alzata. "Spiando Marina", del 1992, si thrilla solo per Lei.

BruciaLinguaggio

Postnatalizio di recupero, il 'Rofum estrae il nome di Derek Jarman. "Wittgenstein", del 1993, col tratto audace visionario del regista londigiano, mette in scena la formazione del pensiero, similmente dissacrante, del filosofo viennese.

Technaffetti

Ho quasi terminato col Festival del Cinema Coreano di Firenze (2021). Nella Sezione "New Korean Cinema", dedicato alle pellicole del periodo considerato "del dragone", per quanto riguarda il cinema sudcoreano, è stato proposto anche "Il contatto", del 1997. Terzo lungometraggio del regista, classe 1967, Chang Yoo-hyun, è una sonata sugli amori immaginari, spesso più sicuri di quelli ballati.

Nonsense via d'uscita

"Cul-de-sac" è del 1966. Terzo lungometraggio di Roman Polański che un tempo capeggiava tra le VHS dei sessantottini destrutturati. Stupenda provocazione, come avevano ben imparato, e ottimamente insegnato, gli scalpitanti autori d'Oltre Cortina. Orso d'oro a Berlino, quelli erano i giorni...

ahiahiahi

E se prima eravamo in due a guardare Lanthimos...adesso siamo con Mino che ci passa l'esordio, da solista, dell'allora trentaduenne regista ateniese. Nel 2005, Yorgos Lanthimos irruppe col suo dannato e inforcatore cinema che piazza sul proscenio 'sta carne umana andata a male. "Kinetta" non punta il dito, ché non c'è più nulla da additare. Estremo e acerbo.

Enterprise NeLcUlo

Torniamo gli ultimi colpi del "Florence Korean FF", ed. 2021. Nel buon livello generale, anche "Il Corso d'inglese della Samjin Company", del regista attore classe 1980, Lee Jong-pil, non stona. Nessuna vetta, certo, intriso di retorica post-femminista, tutta schiacciata sulla scalata sociale, rischia di spacciare il lavoro come emancipazione; poi ci si mette l'ambiente e allora, il tutto (pantano), risulta più compatto.

2000 RWF

Il duemillesimo sproloquio cinematografico del 'Rofum è dedicato a Rainer Werner Fassbinder. L'autore complesso, contrito, doloroso, l'infaticabile artista graffiante ironico senza compromessi. Il nome che tanta parte ha in questa nostra fascinazione che non scema. "Despair - Un viaggio nella luce", psicodramma del 1978, parla di sdoppiamenti del piccolo uomo assediato, sino a tutti i nostri folli tentativi.

Dipingiti

Nel 1976, Roman Polański si trovò a un nodo scabroso. Ne scaturì un oscuro psycho-thriller, bello quanto intrigante. Ottima estetica della paranoia (o incarnazione che sia), con "L'inquilino del terzo piano" (t.o. "Le locataire") il regista attore parigino, "naturalizzato francese", tra citazioni e invenzioni, descrisse gli orrori di molti.

Stare assieme

Nella Sezione "Independent Korean", dell'ultimo "FF di Firenze", anche un consapevole cinema LGBT. Con due personaggi femminili studiati a fondo, "Portami a casa" (t.o. "Take me home", 2020), della giovane regista, classe 1987, Han Jay, offre un intenso scorcio di dolore condiviso.

Circolo untuoso

Ma torniamo al muto. E ai maestri. Quello del brivido, Alfred Hitchcock, nel 1927 girò una strana pellicola, piuttosto cupa sulla condizione della donna, scarsa fiducia nelle fredde istituzioni (tutte). "Virtù facile" non piacque nemmeno a lui. Non essendo Lui, ringraziamo Marigrade per il DVD.

Satinato

Sezione "Independent Korea", brb 2021, brb, l'esordio della giovanissima regista, classe 1990, Lim Jung-Eun. La neolaureata di Seul, come le sue colleghe, dimostra di aver studiato. Ma "La nostra mezzanotte", dopo tanta profonda delicatezza, rischia di iniziare prima del buio.